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Ma quanto è cool avere la depressione

C’è solo una cosa più democratica del presidente della camera e della cellulite: la depressione.

 

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Diciannove anni fa moriva, suicidandosi, un grande mito della musica rock. Il fautore di una corrente che influenzerà generazioni di adolescenti in cerca di una identità che fosse alternativa allo status quo predominante.

Se state pensando agli effetti del grunge e ai suoi frutti è chiaro che non è stato colto il parallelismo tra estrema figaggine e profondo senso del self distruttivo che solo la depressione è in grado di fare.

Stile musicale e tendenze a parte, problemi psicologici e disagi vari sono stati e saranno i veri trampolini per autentiche star affette dal terribile quanto versatile “male di vivere”.

Se avessi avuto un euro per tutte le volte in cui ho sentito dire ad un adolescente “sono depresso” non avrei problemi a concludere il mio corso di studi e stringerei tra le mani un bel pezzo di carta comprato con tanto di referenze promettenti.

Se invece avessi avuto un euro per tutte le volte che ho sentito dire ad un adulto la stessa frase avrei comprato il campus universitario intero, senza sconti. 

Il problema è che per anni una patologia insolita e poco conosciuta è stata poi strumentalizzata e usata attraverso la fine arte del “paraculismo“. Frotte numerose di gente incapace di decidere della propria vita preferiscono sdraiarsi su allori inesistenti implorando comprensione ed empatia per la loro cavalcante depressione.

O per problemi psicologici.

O traumi infantili.

Difficili da biasimare dopo l’esempio della cara Brooke vittima della depressione post-partum. Venire criticata aspramente da un megalomane seguace di Scientology paga sempre.

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Hollywood la depressione è un vero e proprio rito di passaggio. Essere belli, ricchi e famosi non basta a vivere felici e contenti come i testimonial dei cerotti nasali.

Jim Carrey, Kirsten Dunst, Leonardo DiCaprio sono solo alcuni dei personaggi famosi che sono passati attraverso periodi di crisi. E tanti di loro hanno addirittura sfiorato i peggiori eccessi – vestiti di seconda mano, appuntamenti per la manicure annullati senza preavviso e sopracciglia non in tinta con le extension fatte il mese scorso–  perché uscire dal tunnel della depressione è sempre difficile, anche quando si ha lo spazzolino di Gucci autografato.

L’esempio piu’ distruttivo e a cui sentirsi umanamente piu’ vicini è senza ombra di dubbio quello di Lindsay Lohan: la ragazza della porta accanto. Lindsay ha fatto parlare di sé più per le sue serata dissolute che per il suo talento come attrice. A 23 anni, la star ha già fatto 3 cure disintossicanti e non ha nemmeno disdegnato di “passare dalla casella” prigione. Nel 2007, il suo caro paparino, ex carcerato e tossicodipendente, riappare nella sua vita, confessando ai media dei dettagli del passato della giovane crocerossina. La star, depressa e disperata, tanto per cambiare cade nel tunnel della droga e dell’alcool. 

Dopo essermi sentita male per aver ingerito una dose eccessiva di farmaci, mi resi conto che dovevo fare qualcosa per uscirne. Mi sono bastati due mesi in una clinica e una buona cura disintossicante, per rinascere. 

 Il riassunto della vita di una qualunque celebrità impegnata sul fronte dell’empatia universale, perfettamente in linea con il programma per la protezione civile e l’ammortizzazione della povertà. 

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Convinti di avere una spiccata vena artistica nonchè sensibilità sovrumana, numerosi adolescenti facilmente impressionabili inneggiano alla depressione come se fosse la panacea di tutti i mali: basta accusarne un po’ per ricevere le attenzioni di chi, non capendo davvero come poter aiutare, è disposto a dare visibilità e importanza a chi egoisticamente ne pretende a gogò.

Cosa dire a queste povere vittime?

Augurare, quanto meno, di concludere il tutto come Kurt seppe fare al limite della sua, fulminante,depressione.

 

 

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