Fashion Sadness, Ormonauta, politically uncorrect

Ma quanto ci piace il “gattomortismo”

o anche: dell’ipervittimismo ovarico.

Ve la ricordate?

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Marina La Rosa spopolò al Grande Fratello per essenzialmente tre caratteristiche:

  • essere stata la prima a non averla smollata in diretta facendo la preziosa per poi darla “in tutti i luoghi e in tutti i laghi” una volta fuori,
  • deambulare seminuda con assoluta non chalance,
  • il make-up discutibile.

Tre punti che, nella maggioranza dei casi, designano la particolare e troppo sottovalutata figura della “gattamorta”: esemplare in continua evoluzione.

Se nel mondo odierno la “donna con le palle” che strizza l’occhio al guardaroba prettamente maschile, bestemmia e beve birra avanza sicura come new entry apprezzata e valorizzata, quella della gattamorta rimane l’interpretazione piu’ classica e femminea di tutti i tempi. Un po’ come il vintage e la lacca per capelli: ci sarà sempre qualcuno che ne abuserà in modo tedioso.

Il personaggio della gattamorta, come le classicheggianti maschere del teatro greco, nasce sulla scia delle reali inclinazioni umane, ovvero l’arraffare un uomo con tecniche subdole e anche troppo costruite, lasciandosi poi totalmente andare e reggendosi per il resto della vita su una protesi umana inconsapevole del parassitismo subito. Spesso la meow girl in questione non dimostra una particolare propensione nell’arricchire la propria personalità (ammesso che ne abbia una), si mostra incapace di qualsivoglia lavoro sia di impegno mentale che fisico, estremamente sensibile nei confronti degli animali (preferibilmente quadrupedi di piccola taglia, difficilmente sono in grado di dare amore ad esseri superiori al mezzo metro e con troppo pelo) e si sforzano (invano) di sembrare le “ragazze bisognose della porta accanto” ignorando le regole base del make up e vestendosi come Heidi a Francoforte con l’unica differenza che Heidi alla fine tra le capre ci torna. Loro, purtroppo, no.

E’ facile vederle aspettare sul balcone di casa intente a sbattere le ciglia con l’animale da compagnia al seguito un fiero cavaliere che le accoglierà sotto la propria ala protettiva, ovvero un pappone non violento che si priverà presto dello scroto e di qualunque slancio mascolino e/o  minimamente di natura dominante.

Il litigio recentissimo nonchè seguitissimo (e vorrei ben dire) tra Asia Argento e Selvaggia Lucarelli su twitter fornisce l’estremo esempio di guerra tra due Titani: la gattamorta consapevole e quella inconsapevole.

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La gattamorta che non si vergogna di esserlo, che si finge intellettuale con la pubblicazione di un libro di merda chiedendo esplicitamente di essere mantenuta (che ti fa l’emancipazione sessuale, eh?) e la gattamorta inconsapevole, che si crede una tigre o comunque un grande felino, di quelle che si incazzano e ruggiscono subito avvalorando la tesi “dietro ad un pc tutti leoni”.

Caratteristica imprescindibile della gattemorte: litigare per un uomo spesso assente e già descrotizzato a dovere.

Morgan, che da anni ormai ha deposto gentilmente i suoi neuroni corticali in favore di scelte discutibili ingravidando una pseudo minorenne è l’oggetto della contesa. Da anni ormai non viene considerato minimamente nè dalla ex compagna storica che vive dall’altra parte del globo con figlia (sotto psicofarmaci, credo) nè dall’arrivista dedita al bieco giornalettismo la quale si fece inchiappettare dalla suddetta vittima allegramente così, tanto per aggiungere una tacca al reggiseno (e una malattia venerea in piu’ da dichiarare al ginecologo).

Ma diciamolo: è sempre bello dare fiato alle trombe e fuoco alle polveri.

Le due eroine arrivano allo scontro insultandosi da brave opinioniste degne del peggiore salotto di canale 5 senza nemmeno in sottofondo la voce roca “scusate ma devo mandare la pubblicità”.

A mandarle in pausa (e non solo li) ci hanno pensato i followers, che seguendo il ridicolo scontro basato sul nulla hanno passato il tempo a deridere le furiose contendenti e ad inneggiare uno scontro fatto alla Grindhouse, con tanto di fango.

Dopo tutto questo arruffamento di pelo si spera solo che Morgan si riprenda senza troppa arroganza per l’attenzione in esubero ricevuta, riponendo i farmaci (psico e non) nell’astuccio della dentiera.

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12 thoughts on “Ma quanto ci piace il “gattomortismo”

  1. Oddio,conosco gattemorte che riescono ad apparire “acqua e sapone” pur avendo talmente tanto stucco da poter ristrutturare il Colosseo! Anche se,ormai,credo che oltre alle gattemorte “consapevoli” e “non consapevoli” ci siano tante altre varianti! Perchè molte di quelle che conosco non son poi così vuote come vogliono far credere…anzi! Son più furbe del previsto! Diciamo che il gattimortimorfismo (qualcuno mi ucciderà per tale termine) è esteso e pieno di sottoinsiemi;abbiamo la gattamorta alla Paris Hilton e quella alla Santarelli…quella alla Asia Argento (gattamorta pseudo dark con le palle borchiate) alla gattamorta stile Selvaggia Lucarelli (ed il nome è tutto un programma)…c’è pure la gattamorta alla Melissa P. con quelle sue sfumature ben superiori al numero 50 e a qualsiasi tonalità di colore….
    Ed infine,c’è un piccolo premio da blogger per te 🙂 Lo trovi nel post “Non c’è due senza tre?” nel mio blog 🙂
    http://doppiogefferconghiaccio.blogspot.it/

    spero possa interessarti (il premio…ma anche il blog,dai!)

    • Indubbiamente la categoria inerente al “gattomortismo” si è molto diramata nel tempo ed ha acquisito (non contenta) delle sottoclassi alquanti interessanti.

      Grazie mille per il premio! Bel blog, complimenti 🙂

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