cinepresa

Il mio “pre week end” è stato piu’ artistico del vostro.

[ndr. Si. Per me il giovedì è il “pre week end”. Io non giudico le vostre strategie di sopravvivenza fino al sabato e voi non giudicate le mie.]

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Dopo aver provato tutti gli eccitanti possibili e le motivazioni piu’ improbabili per riuscire a non soccombere in quel terribile abisso chiamato  premestruo (che, ben inteso, precipita la mia voglia di vivere insieme agli ormoni in esubero solo qualche giorno prima) ho deciso di schiodarmi da casa aggrappandomi all’unica vaga proposta totalmente non in sintonia con quello che faccio di solito:

Andare a vedere un musical. Senza alcolici con me medesima.

E siccome mi sento proprio “brave heart” ultimamente ho deciso di accettare l’offerta su due piedi. Mi sono infilata in doccia e dopo una decina di minuti ero cotta e mangiata, violentando di fatto la mia natura.

Il musical creato dal centro internazionale di danza a Parma ha riportato in scena la celeberrima storia de “la Bella e la bestia“: chi non lo ha visto deve aver avuto un’infanzia davvero difficile (ndr. infatti l’ho scoperto circa cinque anni fa. Cinque).

Premetto che non ho la benchè minima cultura di teatro, musical o canto essendoci stata pochissime volte nella mia miserabile vita (quanto sarà deplorevole questo per una fiera conterranea di Carmelo Bene?) e diciamolo: al massimo potrei ballare e/o cantare nel video dei Kings of convenience, malgrado tutto una volta poggiato il deretano su quelle che dovevano essere le lucide gradinate in legno della sala di danza ho dimenticato tutto il resto: ho dimenticato di avere 25 anni, ho dimenticato di essere lontana da casa, ho dimenticato di non essere alla prima della Scala, di fronte attori e ballerini amatoriali con scenografie e installazioni costruite sul momento e arrangiate per l’occasione.

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Non ho dovuto nemmeno stare particolarmente attenta alle tempistiche applauso/silenzio: l’interpretazione emozionante senza scadere nello stucchevole di una incantevole Belle con il padre, i personaggi del villaggio e gli incredibili umani/oggetto del castello (Lumière è letteralmente uscito dal lungometraggio per presentarsi sul palco della palestra completo di perfetto accento francese. Avrei potuto morire) è andata avanti senza intoppi: tale era il coinvolgimento stimolato dalla bravura dei ballerini e dalle splendide voci che l’applauso sgorgava da se, senza pretese.

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In realtà lo spettacolo doveva andare in scena al Cinema Teatro Michelangelo di Modena ma per una serie di “sfortunati eventi” qualche collaborazione è andata storta e così, come da tradizione Disneyana, il piccolo capolavoro si è espresso liberamente laddove è stato creato.

Lo spettacolo ha messo in risalto non solo la bravura degli allievi e degli insegnanti (Federica Capra -preside del corso di Musical- e Carlo Gavazzoli -direttore artistico del Centro- nonchè grandioso Gaston nel musical) ma anche la complicità degli interpreti e dei tecnici improvvisati nello scandire con rapidità una scena dall’altra e nel cambio di scenografie.

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Io non credo di essere tagliata per il teatro e la recitazione, voglio dire: la mia imbranataggine galoppa senza i minimi freni e piuttosto che esibirmi preferirei viaggiare nella stessa cabina di Borghezio, ma sono abbastanza sicura di aver provato a fare una giravolta ieri sera, dopo lo spettacolo, scontrandomi senza ritegno contro il portoncino di casa.

Me lo ricordo per due motivi:

  1. non ho bevuto nulla che fosse alcolico (cfr incipit)
  2. erano decenni che non canticchiavo come un’imbecille.
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8 thoughts on “Il mio “pre week end” è stato piu’ artistico del vostro.

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