cinepresa

Il mio week end è stato piu’ orrido del vostro.

o anche: l’orrido frutto della “festa del cinema”.

Finalmente in Italia si sono decisi a prendere d’esempio le nazioni europee, copiando senza vergogna programmi e progetti che (già da anni lontano da qui) vanno alla grande.

Purtroppo non mi riferisco a tasse, riforme pensioni e lavoro flessibile e duraturo, bensì alla Festa del cinema: progetto che da anni sbanca in Francia e che da quest’anno è approdato anche in Italia riportando gli italiani a vedere film con prezzi davvero stracciati (e non è uno slogan menzognero di H&M, credetemi).

Inutile dire che la scelta di film da guardare entusiasti non era molto rifornita: va bene fare la carità ma con moderazione. L’unico film che secondo me e la mia avventurosa comitiva (che in questa sede chiameremo “cuor di leone”) meritava di essere visto date le stelline della critica e la trama, era “La casa”: l’ultimo horror del 2013.

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Convincere chi non è amante del genere horror a vederne uno che promette anche scene splatter senza ritegno e contegno è come spiegare a un grande fan degli Oasis che i fratelli Gallagher sono dei rincoglioniti. Difficile.

Alla fine ce l’abbiamo fatta, ci siamo arresi difronte la novità e abbiamo deciso di sudare, tremare e gridare di fronte un maxi schermo senza l’assunzione di droghe.

Ormai l’hanno capito tutti: se si vuole avere un minimo di credibilità e quindi di successo nel mondo horror bisogna prendere film horror famosi e scopiazzarli senza pietà: dalla trama alle inquadrature, dalla fotografia alle interpretazioni.

La casa (Evil Dead) è un film horror del 2013 diretto da Fede Alvarez.

Il film è il remake del celebre La casa del 1981, che lanciò Sam Raimi. Oltre che essere prodotto dai noti RaimiCampbell eTapert (rispettivamente, il regista e sceneggiatore, il protagonista, e il produttore della trilogia originale), il film è il primo lungometraggio diretto dall’emergente uruguaiano Alvarez, tra gli sceneggiatori della pellicola.

Inutile dire che la trama è sempre la stessa: 5 ragazzi che decidono di passare un week end in una stamberga marciscente ai limiti del bosco, stavolta con una tossica in crisi d’astinenza che, come premio per l’impegno, verrà ripagata con uno stupro ad opera di ancora non l’ho ben capito  un “demone” nella foresta per poi essere posseduta e dare il via a una sequela interminabile di gesti efferati, amputazioni, violenza, urla, scene orride e misticismi.

In sostanza il film non è male, ne ho visti davvero di peggiori.

Certo la trama non è la carta vincente per attrarre l’attenzione e tenere incollato lo spettatore; la tensione per tutta la durata della pellicola è assicurata dalle scene forti e dalle riprese cupe.

Se non siete amanti del genere desistete: c’è un uso così smodato di sangue e affini che credo sia stato pubblicizzato ufficialmente dall’ AVIS.

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17 thoughts on “Il mio week end è stato piu’ orrido del vostro.

      • tuttavia bisogna ammettere che in qualunque film horror di ultima generazione con elementi splatter ci sia un lieve margine dedito allo “zomberismo”.
        Nonostante l’horror sia morto e non risorto.

      • Mabboh, ma ormai pensano di cavarsela coi remake, quando l’unica cosa che mi sentirei di consigliare è: guardatevi gli originali! Dannazione.

      • esattamente. Il problema è questo: se si conoscessero gli originali e si avesse una consapevolezza e anche coscienza cinematografica di fondo non si sarebbe piu’ disposti a vivere di remake su remake.
        Ci si dovrebbe arrovellare e inventare qualcosa di innovativo. Troppa fatica.

      • Anche perché di solito non fan paura, sono rifatti male e poi non puoi fare a meno di chiederti “Perché?” alla fine.

      • “perchè non c’avevano n’cazzo da fa” poi ti rispondi.
        Son fatti male e tendono a ibridare tecniche di altri filoni: tipo l’horror giappocinese con quello americano.
        Bleah.

      • Che poi, volendo tralasciare quello, c’è così tanto nell’Horror che non è stato sfruttato (ci sarebbe tutto Lovecraft, per esempio). Puntare su quello che potremmo definire “usato sicuro”, funziona al botteghino per il normale ricambio generazionale, però per un fan (come me), è sempre più difficile godersi un buon film dell’orrore.
        E pensare a “L’Alba dei Morti Viventi” di Romero, mi fa quassi piangere.

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