Dimmi che facoltà scegli e ti dirò cosa non sarai.

“L’estate sta finendo” cantava qualcuno che sinceramente non ricordo e non ho voglia di andare a colmare la mia lacuna musicale del momento e, volendo essere banali, effettivamente si: le università italiane riprenderanno le attività e le lezioni pur con le pezze al culo. Con esse, miriadi di giovani e presuntuosi talentuosi studenti si immatricoleranno pieni di speranze e illusioni.

Ed io, dopo un mese condito di spiagge, mare, spiagge, birra, spiagge, posti abitati da discutibili abitanti e spiagge non potevo non perdere l’occasione di dispensare la mia perla del mese in questo momento cosi delicato e importante per l’istruzione personale: la scelta di cosa si vuole fare “da grande”.

Detto ciò, ecco una semplice guida universitaria sulla fauna che incontrerete.

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  • Farmacia e CTF

Ci sono due validi motivi per cui scegliere di immatricolarsi:

  1. Il vostro paparino è la gallina dalle pillole d’oro e siete seduti sui cuscini di una grande e grossa farmacia provinciale,
  2. Vi piacciono le droghe.

Nel primo caso: spero possiate bruciare all’inferno, stronzi. Auguri!

Nel secondo caso: qualunque cosa voi facciate e pensiate mentre siete intenti a coltivare la vostra personalità cinematografica e a guardare tutti con aria di “tantotunonpuoicapire” state lontano dalle preparazioni in polvere nei laboratori e non inzuppate l’indice in qualunque preparazione farmacologica stiate analizzando: la lingua del mio migliore amico sembrava un cappello di Lady Gaga. Per chi se lo stesse chiedendo si, lui fa parte della seconda categoria.

Non sarete Dr. Jeckill: non inventerete la “medicina dell’anno” e non vi servirà sballarvi in giro per sentirvi socialmente utili.

 

  • Medicina e Chirurgia

Ok, avete superato il fatidico test d’ammissione: macchebravi! Ora che avete fatto piangere di commozione mamma e papà avete analizzato almeno per una buona oretta quello che (davvero) vi attende?

Prima di sentirvi Lana del Rey intervistata da Fazio forse dovreste vedere i vosti futuri colleghi intenti a maledire il presente, temere il futuro e rimpiangere il passato: il tirocinio in ospedale può essere una gran brutta cosa senza una buona scorta di metadone.

Non sarete il Dr.House: smettetela di inventarvi nuove diagnosi per nuove (sfavillanti) malattie: solitamente le patologie sono sempre le stesse, i pazienti sono anziani che confonderanno presto “anale” con “orale” e ragazzine che berrano lavande vaginali come se fossero tisane alla menta.

In bocca al lupo!

 

  • Chimica

Oddio, ricordo la mia prima visita al dipartimento di Chimica: si respira frustrazione e ansia da prestazione. Chi sceglie questa via masochista e sadomaso ha tutta la mia comprensione (credo) e stima. E’ già abbastanza complicato studiare gli acidi invece di farseli e ideare battute sempre diverse pensando all’ossido nitrico, figuriamoci sentire ogni giorno la frase “ma dovrai andare all’estero, eh!”.

Da nevrosi.

Magari non sarete in corsa per il Nobel e la prima domanda che vi faranno dopo la laurea sarà su com’è il “menu’ baby completo+bibita a scelta” ma di sicuro avete buone probabilità di diventare cabarettisti professionisti.

 

  • Scienze Naturali

In assoluto i miei studenti preferiti. Vestono sempre come se all’improvviso dovessero partire per un’escursione nei boschi, i loro colori preferiti sono tutti quelli che possono aiutarli a mimetizzarsi in qualunque habitat scelgano di vivere e ti riempiono casa di piante che poi lasciano seccare ogni volta che vanno via in qualche posto isolato “a contatto con madre natura”.

Sono totalmente immersi nel loro ideale accademico: amano gli animali, l’ambiente, leggono “national Geographic” e ti guardano come se stessi ballando con uno scolapasta in testa al tuo “No, non amo stare sotto il solleone delle tre a passeggiare in montagna osservando la fauna locale in via d’estizione, grazie.”

Non sarete Bear Grylls, per l’amor del cielo smettetela di infilarvi in posti assurdi lontano dalla civiltà e dal buon senso e di mangiare piatti etnici e cibi inconsueti: non credo che la madre del vostro/a ragazzo/a apprezzerà gli scarabei caramellati al pranzo di nozze.

 

  • Ingegneria

Uno dei miei incubi ricorrenti subito dopo l’esame di maturità era quello di essere iscritta ad ingegneria: matematica, matematica e ancora matematica.

Esiste qualcosa di piu’ brutto? Forse. Sembra essere ancora una facoltà d’estrazione prettamente maschile, quindi aggiungeteci orde di maschietti convinti di salvare il mondo costruendo Mazinga e Transformers vestiti in giacca e cravatta dal primo giorno di lezione o, in alternativa, nerd fissatissimi con i fumetti della Marvel (yuppi!)

Non sarete mai e poi mai Tony Stark: non progetterete il robot del millennio, non salverete il pianeta terra e non avrete una segretaria sexy che si bagna al vostro sontuoso passaggio. Vi chiederanno di lavorare gratis e, stanchi della magra situazione italiana, emigrerete all’estero (molto probabilmente in Germania).

Prima lo accetterete e meglio sarà.

 

  • Architettura

Ecco a voi gli artisti della scienza, i disneyani del sapere, gli stilisti degli edifici demodè. Con loro l’arte diventa costruzione e concettualità, praticità e anticonformismo. Ok, ho finito di impersonare Carla Gozzi, comunque: arricciano il naso come se sentissero puzza di uova marce quando si parla di ingegneri perchè, a quanto voci maligne dicono, gli architetti non dovrebbero esistere essendoci già ing. civili ed edili ma, dico io, perchè tarpare le ali all’arte?

Via libera a ponti di dubbio gusto e pilastri fantasiosi, dunque!

Non sarete Renzo Piano: c’è nè solo uno e mi pare abbia già fatto abbastanza. Grazie.

  • Design

Se la biologia e le cose strane e molto piccole non mi fossero piaciute avrei scelto questa facoltà. Non so come vivano gli studenti in maniera dettagliata ma so che si strafalciano i maroni tra lezioni di progettazione e programmi di disegno. Devono essere molto creativi (una sedia fatta di contenitori di uova biologiche non si costruirà da sola, miei cari) e cercano sempre di unire la praticità e l’inventiva all’impatto zero sull’ambiente. Costruttivo, no? Avete mai provato ad usare una loro lampada in fase di ultimazione? Personalmente avrei sempre paura di una esplosione improvvisa. Sono sicura che le forze militari reclutino designer per camuffare nuove armi di distruzione individuale. Lavoro, disegno, lavoro e tanto karma, infondo “Roma non è stata costruita in un giorno” e nemmeno l’Ikea.
Sarà difficile entrare a far parte delle menti creative (e un po’ inquietanti) del colosso mobiliare sopra citato: dopo tutta la sbobba fatta rovistando tra le discariche non vorrette mettervi anche a imparare lo svedese, no?

 

  • Biotecnologie

Misantropi diffidenti e aciduli, passano il tempo a fantasticare su creature geneticamente modificate e applicazioni biotecnologiche innovative, tipo vestiti che trasmettono la vitamina C solo indossandoli e che si ricarichino al sole. Usano i cromosomi per fare battute da NERD che in pochi capiscono e cercano sempre di manipolare e/o modificare tutto ciò che li circonda, cane incluso. Si riempiono d’orgoglio quando devono spiegare alla nonna e agli zii cosa studiano (salvo poi maledire i loro professori altrettanto sadici e minacciare il consiglio accademico di passare a Biologia).

Ho incontrato, qualche mese fa, una futura matricola universitaria completamente affascinata dal DNA e dalle modificazioni genetiche. Gli occhi le brillavano parlando di pipette e reazioni a catena della polimerasi e sognava di entrare nei RIS di Parma.

Poverina.

Non sarete Peter Parker, non vi morderà un ragno OGM e non vi trasmetterà dei fantastici super poteri. Al massimo romperete il gel per l’elettroforesi, esperienza che nella vita vi servirà immensamente (all’estero).

 

  • Giurisprudenza

La facoltà che conta, in assoluto, il numero piu’ alto di iscritti: ambizioni sociali e umanitarie o ambizioni economiche?

Ovviamente sta a voi come viverla e il perchè della vostra scelta. Sappiate, comunque, che la strada è lunga, la specializzazione è lunga e l’unica cosa che potrà salvarvi dall’annegare tra scartoffie burocratiche sarà l’adesione totale ad una incrollabile fede politica: ho conosciuto dei veri imbecilli che si sono fatti strada solo perchè hanno capito la parte giusta da seguire in toto.

Non farete parte dei grandi team protagonisti della tv: che sia la vecchia scuola di Ally Mc Beal o altro che fortunatamente ho la forza di NON seguire. Sarete in un mare di studenti con un mare di nozioni da imparare a memoria e non ci sarà nessun tailleur alla moda a salvarvi da questo brodo primordiale.

“cosi è, se vi pare”. 

  • Beni culturali e Lettere

Relax. Spegnete i cellulari, palmari, tablet e/o pc. Qui tutto è tranquillo, rilassante, bello da vedere e sentire.

E’ tutto molto accomodante: dalle ambietazioni ai prof. ed è raro trovare studenti con frequenti crolli nervosi (a meno che non siano invischiati in borse di studio e quant’altro: in tal caso i suicidi non sono cosi rari).

Chiunque abbia a che fare con l’arte è sereno, dedito alla contemplazione, in pace con se stesso. Ed io li invidio da morire soprattutto per il self-control nel non strozzare tutti quelli che li guardano come se fossero un branco di ritardati.

Non sarete Julia Roberts in “Monnalisa smile”: insegnare è un lusso che non si potranno permettere nemmeno i vostri nipoti. Scordatevi allievi sorridenti e cattedre pulite: addio relax, benvenuto zoloft.

 

  • Fisica

Non ho mai capito perchè gli studenti di Fisica finiscano sempre per somigliare a dei cantanti metal: capelli lunghi, barba incolta, vestiti trasandati. Inutile dire che sia le ragazze che i ragazzi vivono in mondi totalmente astratti dalla realtà: avere a che fare con personalità cosi psicolabili interessanti può essere un’esperienza grandiosa e al tempo stesso terribile.

Poi un bel giorno decidono di evolversi: tagliano i capelli e diventano persone serie mettendo su famiglia (in Inghilterra).

Non sarete Majorana: non scomparirete nel nulla lasciando nel mondo la vostra indelebile fama, anzi. Dovrete spiegare a vostro figlio perchè avete scelto di studiare fisica quando potevate fare la rock star. Auguri!

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  • Economia e commercio

Il prossimo sguattero incazzato con il mondo che proferirà la temibile frase “ah! il mondo è degli economisti” avrà in premio un armadio foppapedretti completamente montato con ante fissate e chiodi di ricambio. Sulla testa. E’ già insopportabile vedere questo ammasso di gente tiratissima tra i banchi che si atteggia a grande manager del prossimo futuro, dobbiamo anche sopportare i vaneggiamenti del complottista medio? Scusate la citazione di Scalfaro ma no, “io non ci sto”.
Non sarete Briatore: non sposerete una calabrese in cerca di popolarità (nel frattempo saranno tutte già emigrate a Londra) e non chiamerete vostro figlio con il nome di un animale protetto dalla forestale. Avrete il tempo solo di chiamare improbabili clienti dalla vostra postazione nel call center a Milano. Rassegnatevi e smettetela di sventolarci sotto il naso quelle orribili vuitton: vi serviranno come caparra quando dovrete lasciare il superattico per vivere in un gabbiotto in tangenziale.

  • Psicologia

Una volta avevo un amico (ho detto “una volta”) che mi fece notare quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, chi scelga di studiare psicologia abbia dei problemi personali da risolvere. Io non la penso cosi. Semplicemente adorano sentirsi utili alla collettività dispensando consigli a pagamento e disprezzando gli psichiatri. E’ difficile trovare una specializzazione che abbia un senso in questa facoltà: sono tantissime le casistiche in cui uno psicologo professionale e ben formato può essere d’aiuto ma, diciamolo, alcune anche no.
I peggiori sono sicuramente quelli che attuano il “salto della quaglia” da una facoltà di base ad un’altra per inseguire il sogno di una figura professionale che in Italia non esiste, tipo il “criminologo”. L’unica volta che ho letto questa parola era in televisione, scritta sotto il faccione truccato e infardato di una milfona con le ciglia finte. Non era un porno.
Smettetela di vedere “the mentalist” o robe del genere: in Italia scarseggiano i magistrati, figuriamoci se abbiamo il tempo di inventarci nuove figure professionali. In alternativa il telefono azzurro cerca dipendenti. In bocca al lupo.

  • Scienze politiche

Chi disse, tempo fa, che si dovrebbe togliere il valore legale alla laurea sicuramente stava pensando a questa facoltà. Avete presente Bossi e figlio? il duo biologico che da solo basta a mettere in discussione le leggi di Darwin sulla presunta evoluzione umana con alla base le scimmie? Ebbene, davvero pensate che serva una laurea “specialistica” per entrare in politica? Se nel corso gli esami principali sono “antologia della presa per il culo” e “tautologie del nuovo millenio” allora si. Banale dire che si dividono in due categorie: quelli di destra e quelli di sinistra, ovvero: quelli che si specializzeranno nel raccattare elettorato ricco in qualche lounge bar di prestigio e quelli che faranno comizi nei centri sociali. In ogni caso: tra convincere e vincere c’è di mezzo un “con”. Attenti a scegliere le vostre alleanze.
Non sarete mai un importante politico italiano: mi spiace dirlo ma sono ancora i medici e gli avvocati i vincenti ed i rappresentanti in questo paese. Sarebbe bello se uno studente con la passione politica e degli obiettivi reali e concreti si facesse strada in questo lerciume, ma la realtà è questa e la cannabis è illegale.

  • lingue

ah, le lingue! Quanta speranza e ambizione spruzzate ad occhio su questo percorso di studi sfaccettato e intrigante! C’è chi lo dipinge come “la panacea di tutti i mali” e chi lo indica come il porto sicuro di chi davvero non sa che cazzo fare della sua vita. Personalmente credo che sia un po’ inutile studiare tremila lingue quando non si conosce bene nemmeno la prima lingua che il mondo usa per comunicare. No, non mi riferisco ai messaggi sul sesso esplicito ma all’inglese. Qual’è il senso di studiare il russo quando in un qualunque congresso estero si parla in inglese e le decisioni vengono prese in inglese? Per abbordare l’ucraina tettona alla stazione del bus, direte voi. E io non posso che darvi ragione.
Non sarete traduttori di fama mondiale in giro per il mondo. O meglio: è improbabile che lo diventiate. Ci vogliono impegno, soldi per le scuole di interpretariato che costano come donare un rene ogni due settimane, impegno, soldi, soldi, soldi e sostanzialmente soldi. Se ce li avete buon per voi! (scrivetemi in privato, ore pasti. Grazie)

  • Medicina veterinaria

Quando ero una fanciullina curiosa del mondo circostante e con un ancora bassissimo livello di rancore dentro il mio giovane cuoricino anche io, ahimè, sognai per un breve periodo di tempo di diventare una veterinaria. Si. Una di quelle con il camice e le siringhette colorate che esamina le orecchie pelucheose di conigli e gattini. Evidentemente a mia mamma non piaceva l’idea, cosi decise di smorzare il mio entusiasmo dicendomi che un veterinario non si limita certo a curare gattini e pucciosi animali d’affezione, bensì dona sollievo a tutto il regno animale ed in particolare alle mucche e tori che possono soffrire di una improvvisa e dolorosa stitichezza e che, perciò, necessitano di una approfondita ispezione rettale fatta con energica passione infilando le braccia fino al gomito ed oltre ed espellendo, cosi, la tonnellata di cacca che un animale di quella mole può essere in grado di accumulare nelle settimane. Ricordo di aver abbandonato immediatamente il sogno di curare gli animali per prediligere quello di curare le persone. Poi mi resi conto che sempre di letame si tratta e forse, col senno di poi, meglio quello autentico che camuffato quotidianamente.
Non sarete mai “Barbie veterinaria” e “ken assistente veterinario”: puzzerete tutto il giorno, infilerete le dita in posti che mi rifiuto di scrivere su questo blog e credetemi, sarà ardua mantenere la messa in piega e il rossetto mat della Maybelline fresco e idratante fino a sera. In compenso vedrete placente di cavalla e vomito di cane intossicato dal bastardo di turno. Yeeeeah!

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La mia vita è un horror giappocinese

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Avete presente quei periodi in cui tutto inizia a cambiare e prima di potervene accorgere vi ritrovate in situazioni nuove con il cavalcante pericolo di rimanere con il culo per terra? Ecco. Benvenuti nel club. Tanto per cominciare, felicità a parte, dopo mesi di neve e freddo è arrivata la primavera. Si. Quella stagione che tanto piace agli antistaminici e alle ragazzine aventi come modello di vita Heidi. Sia chiaro: non voglio passare per l’anziana che si lamenta prima del gelo aspettando il sole per poi bestemmiare senza ritegno i “trenta gradi all’ombra” (nonostante la pensione e  reumatismi che ti costringono a letto rappresentino per me una alternativa alquanto allettante) ma un Aprile cosi mi fa pensare ad un prossimo suicidio estivo. A proposito di suicidi e morte in generale, chiunque abbia visto un qualunque horror giappocinese non potrà non ammettere quanto siano terribili, con trame assurde, contraddizioni e ulteriori personaggi che subentrano come Bruno Vespa dopo un efferato delitto. Senza parlare della fotografia e della sete di vendetta incontrollabile che il fantasma di turno mostra di avere verso il genere umano in toto (che megalomani questi asiatici). Mi sono resa conto di:

1) provare una rabbia furiosa verso chi mi fracassa i coglioni e resta impunito.  Credetemi, adesso il mestruo non centra nulla. Alle volte ho davvero il desiderio di strisciare  come una serpe (in seno) sotto il letto del/lla malcapitato/a appostandomi a dovere per poi sbucare fuori a tempo debito ricoperta di salsa Conad e con una forchetta in mano. Immagine

2) istigare le forze maligne affinchè ciò che solitamente va bene mi vada di merda. E’, effettivamente, un talento che ho sempre avuto: non faccio altro che tirarmela da sola. Piu’ mi sforzo di essere accettabilmente una non disadattata sociale piu’ la scarpa del destino che mi coglierà in fronte sarà pesante, puzzolente e causa di disagio. Immenso disagio.

3) guardare foto vecchie e improponibili di amici restando allibita. va bene, questa è una dipendenza. Una malsana, fuori controllo e inconcepibile dipendenza. Appena posso, durante un periodo malinconico e ozioso (cioè quasi sempre) mi fiondo sul profilo della vittima e vado a ritroso negli album fotografici fino ad arrivare a immagini e/o video sconcertanti che mi shockano togliendomi il respiro in cerca, nel mio subconscio, di chissà quale malcelata verità. Magari semplicemente per dirmi “ah! vedi? da quando ci sono io nella sua vita ha un profilo piu’ interessante”. Non ho ancora capito bene perchè io perda il mio tempo in questa cosa da psicolabile, ma infondo cazzeggio cosi tanto che una cagata vale l’altra e poi la sensazione che mi da spilucchiare in cerca di foto orrende è uguale a quella di una bella grattata in risposta ad un violento prurito. Aggressiva e dolorosa grattata. Immagine

4) essere incoerente ai limiti dell’umano. I colpi di scena mi sono sempre piaciuti, ma cinema e sceneggiature ora non centrano un cazzo. Un buon regista non può fare assolutamente nulla contro una paranoica visionaria. Ho passato mesi a crogiolarmi nelle mie indecisioni dovendo fare scelte importanti o meno, il dissidio tra la parte ottimista e tollerante e quella stronza e opportunista è una costante della mia vita. Nonostante mi sforzi di essere una persona migliore ogni giorno, magari vegana e con una ammirazione sviscerata per Terzani, il mio lato oscuro vince sempre. Cosi finisco per trangugiare spinacine, abbondare di maionese e bere superalcolici affogando nel’incoerenza. Immagine

Velleità

Mi è capitato di vedere, accesa la tv e aspettando la pizza a domicilio, la prima puntata di “sex and city”.

Si, ovviamente il celeberrimo telefilm sul sesso e le donne e New york e il sesso.

Telefilm che io, ovviamente, ho visto.

Ma la prima puntata cosi senza preavviso mentre chatto con Malpela del ragazzo che la tampina senza il minimo ritegno ha avuto un significato particolare. Come una cagata di piccione la mattina che indossi per la prima volta il vestito nuovo per il matrimonio di tuo cugino, tipo. Il momento in cui ti fai una domanda esistenziale e la risposta è una cagata.

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E in tutto ciò sono rimasta colpita non solo dall’estremo quanto strano gusto discutibile del vestire di Carrie Bradshaw agli inizi degli orridi anni ’90 ma anche dalla scena che proprio in quel momento ho beccato. La cagata di piccione.

Samantha che dice a Carrie di non preoccuparsi perchè, cazzo, “lascialo perdere! credimi, tra qualche anno le fiancate dei pullman avranno TE e tutti vorranno parlare con te” che poi è lo stesso concetto che io, per l’appunto, cercavo di trasmettere a Malpela in quel preciso momento.

Che non importa quanto ci pensi, quando ci pensi e perchè lo pensi. Prima o poi passerà. Prima o poi scivolerà infondo allo stomaco quella sensazione di cotta adolescenziale perenne.

Nel frattempo, come diceva Woody Allen, “la vita è piena di difficili domande ed il sesso può dare ottime risposte” per questo, quando succede di trovare il tipo che io chiamo cozza, perchè come una cozza ti tampina e ti riempie di attenzioni come uno stalker, forse è il caso di farsi delle domande e di chiedersi se il gioco vale la candela. O se la candela vale il gioco.

Quelchecazzoè.

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Ho sentito dire (e magari si, lo avrò detto anche io) che “non esistono piu’ gli uomini di una volta“. Questa frase io, che sotto sotto ancora non ho ben capito a cosa minchia alluda, l’ho sempre interpretata come un “non ci sono più gli uomini sicuri e senza mestruo di una volta”. Che non è che uno deve necessariamente puzzare, avere un chilo di barba o bicipiti sporchi di benzina, un sorriso strappamutande e la schiettezza vanno già benissimo.

E mi sono chiesta “perchè ci si deve ridurre cosi? perchè smaronare con chiamate e chattate e attacchi di ansia ossessivo compulisivi come una donna gravida e ormonosa? Eppoi perchè dargliela?” forse, la risposta a queste domande non esiste.

Non esiste ancora l’antidoto contro la solitudine, la tristezza e la paura.

Non esiste ancora qualcosa che ci protegga dalle velleità che, personalissime, ci attanagliano ogni giorno. Le velleità che vorremmo che velleità non fossero: essere una donna matura, essere davvero indipendente, essere un uomo sicuro, saper non legarsi e mentire bene a se stessi.

E tra le velleità mi ci metto anche io, che solo perchè ho avuto il gran culo di trovare la persona giusta in casa mia, che è entrata prima in casa sotto il mio stesso tetto e poi si è installata dentro come una periferica USB che inizia a funzionare da sola, senza bisogno dei driver nè di istruzioni, a volte faccio la stronza.

La realizzata che sa di poter dare il consiglio giusto al momento giusto alla persona giusta.

Mi viene da ridere solo a scriverlo.

E sono cattiva, e dico “puoi avere di meglio! ma scusa, ma non ti fa pena uno cosi?” che non capisco cosa voglia dire fare pena nè tantomeno darsela la pena aspettando qualcuno che smetta di farti pensare a qualcun altro che tutti hanno capito che era sbagliato ma che poi alla fine sbagliato che vuol dire? sbagliato per chi? sbagliato perchè?

Alla fine le velleità “aiutano a scopare” ma non ti danno da mangiare. Non saziano, ti lasciano un vuoto dentro e io che l’amore l’ho trovato e mi abbuffo di sguardi, di sorrisi, di gesti, di mani strette sotto il piumone finisco per vomitare i miei giudizi sulle angosce degli altri.

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Sono emotivamente bulimica.

10 motivi per cui meritiamo l’estinzione

E finalmente dicembre arrivò.

Non è l’incipit di un nuovo romanzo stracciazebedei best seller di quel gran genio di Fabio Volo, ma solo la banale quanto vera constatazione che il tempo passa e che tra un inutile e demagogico comizio e le zucche intagliate, ci siamo: sta per verificarsi la fine del mondo.

Ed ecco perchè (evitatemi la frase quantomai demenziale e ovvia “secondo me”) i Maya hanno avuto le loro buone ragioni per prevedere e sotto sotto sperare la fine di noi tutti insieme appassionatamente. 

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1) Il Populismo

Quando nacque era in assoluto il movimento politico più positivo, giusto e idealista in assoluto. Il popolo va tutelato. Ha i suoi sacrosanti diritti, merita di essere sovrano e di formare al meglio tutte le personalità creative e meritevoli che raggiungerano con l’uso della meritocrazia le cariche più alte del blablabla.

Certo. Peccato che, con l’andar del tempo, si sia rivelato fautore delle più inutili e banali critiche al mondo amministrativo e/o governativo basate sul nulla. Mi fanno ridere (con amarezza) i sostenitori del “uff, che palle, non lo so e non mi interessa“. I creatori della più bieca autoreferenzialità che hanno il coraggio barbaro di fare del populismo lamentandosi della situazione nazionale con luoghi comuni pur non facendo (nè esprimendo) un emerito cazzo. Situazione che si ritrova nell’ambito accademico scientifico “uffaaaa se volevo fare questa cosa in particolare non avrei scelto questo corso. Che palle però, eh!” lamentandosi poi di non trovare un’occupazione.
Si può essere più coglioni di cosi?

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2) L’improvviso comportamento bipolare delle/gli ex.

L’ex del mio coinquilino decise di sputtanare sei anni di rapporto scegliendo di fare la groupie per un gruppo locale di merda.

Resasi conto relativamente presto di ciò che aveva perso, provò a far ritorno con la coda tra le gambe all’ovile sulla scia della pietà basata sulla sua incapacità cronica “Medioman aiutami tu” ed affidandosi al concettuale movimento del “gattomortismo“.  Dopo aver capito che non era possibile ripristinare la situazione lasciata per ovvi motivi decise, saggiamente, di  propagandare ad amici in comune e alla nazione in generale quanto fosse brutta la mia persona e quanto fosse importante starmi lontano. Era cosi concentrata nel suo intento di parlarmi alle spalle che per un attimo ho temuto di essere anche io chiamata per poi sentirla spettegolare al telefono su me medesima.

Quando l’oggetto del desiderio le vietò assolutamente di continuare questa pagliacciata infantile, il tono improvvisamente cambiò: scrisse addirittura sul suo profilo quanto fosse contenta, felice e soddisfatta della situazione in cui si trovava e di convivere insieme al suo nuovo partner (ovviamente allo scuro di tutta la manfrina) e quell’orrendo cane protagonista inquietante di ogni fotogramma che riguardi la sua noiosa vita.

Mi piacerebbe incontrarla in un bar, magari in centro, per poterle dire senza mezze misure: “ahahahaha camina margiala!”

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3) Il Veganesimo.

Sono irrazionali, pedanti, irragionevoli e perseguono con fervore i loro ideali.

Non esiste eccezione, obiezione o ipotesi che possa dar torto al loro personalissimo e sacro fine. Se state pensando all’estremismo dei mujaheddin dopo aver letto queste due righe, allora ho reso davvero l’idea. Non si può cadere nel crimine o sbattersene altamente della salute altrui proponendo uno stile di vita estremo (e innaturale) a qualunque bipede onnivoro e pensante. Una specie intelligente e degna della sopravvivenza ghettizzerebbe immediatamente determinati assertori di baggianate pseudo-fantascientifiche. Ecco.

Noi no.

Se non altro anche loro professano l’estinzione umana. Un barlume alla fine di un lungo e buio tunnel.

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4) Dawson’s creek

Il telefilm più squallido di sempre.

Ancora mi chiedo chi aveva il compito di creare e immettere nella sceneggiatura i dialoghi anxiety girl” della serafica Joey Potter. La odiavo. Tutto questo miasma adolescenziale in eccesso per poi finire con i soliti quattro stronzi della paranoica comitiva che se la fanno tra di loro. Evidentemente il resto del pianeta non li ha soddisfatti.

Va da se che una specie realmente evoluta con del giudizio critico giammai proporrebbe un telefilm del genere e degenere alla propria prole.

Nemmeno su La5 il primo pomeriggio.

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5) L’equo e solidale.

Ma chi cazzo ha detto che serve?

Chi pensa che possa sostenere e addirittura rianimare la situazione economica del pianeta evidentemente non ha capito qual’è il senso profondo di questa crisi.

Invece di cagare il cazzo con lo stato su un presunto Natale equo e solidale come se spendere 300 euro per una qualunque banalità “hand made” potesse risollevare le sorti dell’economia italiana, questo Sacrosanto Natale fate regali vuoti con all’interno un bel bigliettino: “scusami, pensavo che i Maya avessero ragione”.

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6) Le UGG

Orrende.

Sono orrende. Degli scarponcini deliberatamente rubati a Goku che non svolgono sostanzialmente nessuna funzione (eccezion fatta per la smorfia di incredulità che suscita nei passanti accortisi  del prezzo esorbitante esposto in vetrina).

Si, perchè oltre ad essere brutti, mollicci quando piove (contro ogni previsione di inverni caldi e floridi) e con un design improponibile, costano anche un culo di soldi.

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7) I programmi di cucina.

Non bastava evidentemente la Clerici a darci l’idea di una incompetente che finge simpatia e trasuda allusioni sessuali da tutti i pori.

Dovevamo anche avere quel pezzo di manzo di Gordon Ramsey a sbraitare contro tutto e tutti, come se cucinare con l’ansia nel culo fosse l’obiettivo dell’umanità intera. Grazie a Dio la Findus, con i suoi surrogati di “famigliola felice” in tetrapack corre in nostro soccorso insieme alla Mulino Bianco. Ipocrisia a gogò ma sempre meglio della nevrosi costante servita con contorno di frustrazione.

“Io non ci sto!” avrebbe detto Scalfaro.

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8) Il Brasile.

Cosa abbiamo fatto di male per meritarci il Brasile?

Produce in costante aumento fighe e fighe e calciatori e fighe e samba. E anche fighe. Chiunque abbia passato l’ultimo mese dell’estate su una qualunque spiaggia avrà subito lo sculettamento intenso a ritmo di balli odiosi e privi di senso con musiche forzatamente caraibiche. Un coma. Peggio se a fomentare tale trauma psicologico e fisico ci si trova la brasiliana infoiata in tanga: preparatevi a vedere orde di maschioni con mutande rigorosamente bianche in bella mostra.

Tipico esempio della fauna brasiliana la bella Juliana Moreira: in Italia da tempo immemore e ancora incapace di salutare in modo comprensibile. Esempio dell’emancipazione femminile. Mi esulo dal commentare i calciatori carioca della nuova generazione: si commentano da soli. La sola vera risorsa che hanno degna di nota continuano a spiattellarla in faccia al resto del mondo come unica e reale panacea di tutti i mali,inserendo in qualunque elenco di ingredienti di qualunque prodotto cosmetico una qualche ceppa di pianta/fiore/ramo/erba/sticazzi proveniente dalla loro foresta amazzonica. Alcune case erboristiche ci prendono talmente gusto ad ingolfare l’Inci di assurdità improponibili che mentre leggi pensi “elamadonna“.

Si pensa che il mostro di Lochness non si trovi più nel celeberrimo lago ma lì. Tant’è.

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9) Il bijoux esagerato

Chiunque dimori in una città di provincia e di consueto passeggi tra le vetrine del centro avrà notato l’impellente quanto inquietante crescita fisica dei bijoux.

Un chiaro esempio ce lo fornisce la stilosa (si fa per dire) Anna Dello Russo, direttrice di Vogue Japan, anche lei è stata affascinata dal potere del low cost del marchio svedese di H&M ed ha voluto lasciare la sua impronta  con la sua nuova collezione di bijoux per H&M: un’impronta che ha scrafagnato nettamente il concetto di classe.

Simbolica la presenza degli alligatori ai lati della montatura: prefazione dello stile sobrio che tanto piaceva a Chanel letteralmente divorato dal cattivo gusto.

Immensi e dai colori sgargianti questi accessori sicuramente originali sono stati progettati per favorire la morte di chi li indossa.

Provate ad indossarne almeno una decina durante una giornata assolata in pieno traffico e riparliamone.

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10) Il giornalismo televisivo

La televisione spazzatura è come l’universo: infinitamente vasta.

Non c’è canale, rete o spot che non celebrino costantemente la caduta vertiginosa del giornalismo in tv. Manichini ben incipriati che si sforzano di manipolare il consenso del pubblico assecondandone la voglia di particolari scabrosi al fine della sensibilizzazione della massa.

Una spirale dell’informazione che non porta assolutamente da nessuna parte, se non quella buia e senza ritorno del “barbarino di turno”: figlio della D’urso è un esemplare sempre più spesso presente nei social network, armato di tastiera e mouse pronto a commentare con fervore qualunque notizia di cronaca il mondo digitale gli presenti. Commenti sempre degni di un sano ed equilibrato populismo. Origine di tutti i Mali.

Cult la frase: ” VERGOGNA! io l’avrei ammazzato squartandolo vivo e dandolo in pasto ai piranha quel verme!”

Mi piace ricordarli cosi. Costruttivi e sobri.

Apologia del carboidrato

Succede.

Succede a tempi alterni, sempre quelle due/tre volte l’anno, quando magari si avvicinano le feste e dovrai rivedere il serpentino parentado o peggio, l’estate e i costumi indecenti di Calzedonia (con altrettante modelle indecenti e inumane) incombono e tu, studente fuorisede colpevole dell’ingrasso dopo una rapido “mea culpa” prendi la dolorosa decisione: ti metti a dieta.

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Una volta fatta l’irrevocabile scelta non resta che intraprenderla fino in fondo e, come diceva mio nonno “l’importante nel fare le cose è l’atteggiamento con cui si affrontano”.   Sostanzialmente ci sono quattro tipi fondamentali di eroi con il physique du rôle degli irriducibili del dimagrimento a tutti i costi, ovvero:

I Tibetani: affrontano la dieta con la pace interiore che li contraddistingue.

Inutile tentarli: puoi anche portarti a casa tutto il rotolone unto e bisunto di kebab con kebabbaro sorridente incluso, nulla li distoglierà dall’obiettivo prefissato. Riescono a includere nella loro dieta i principi naturali del benessere, i cereali e lo yogurt al 100% bio che rispetta il pianeta, biodinamico, amico delle piante, con latte munto direttamente dal nonno di Heidi. L’istinto omicida non li sopraffarrà.

Ben inteso che difronte cotanto equilibrio mentale io mi inchino.

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I rancorosi: Si, va bene, lo fanno. La dieta la iniziano, ci si impegnano pure ma guai a provocarli o a scartare un pacchetto di M&M’s sotto il loro raffinatissimo naso: la vita potrebbe diventare molto difficile e dura.

Per tutti gli inquilini. La loro dieta è fondamentalmente a base di rabbia, lacrime e sangue. Ogni tanto ci scappa anche l’ormone e in quel caso il servizio di cronaca nera dell’ultim’ora sul Tg5 è davvero dietro l’angolo.

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I fashionist: Per loro la dieta non è semplicemente un mezzo per calare di peso, è un modo di essere.

Costantemente controllati ed estremamente soddisfatti della scelta fatta, si tuffano felici in un mare di proposte dietetiche: dalla Dukan alla Planck, da quella a base di carciofi a quella completa di stella marina e zoccoli di bue muschiato. Sono informatissimi e passano da una proposta all’altra con incredibile euforia.

Ovviamente sono i principali fautori dello strepitoso successo dell’ultima trovata del marketing Kellogg’s: ogni mattina anche loro cambiano colore in pendant con i cereali e la frutta che versano serafici nella tazza.

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I cheerleader: Loro non solo la fanno, la propongono, la studiano e ci fanno anche un progetto di propaganda politica sopra: sono gli ufficiali PR delle diete. 

Si autogasano, sono ultra convinti della scelta che hanno fatto e già si vedono magri e baciati dal sole su spiagge caraibiche con in mano un cocktail (rigorosamente gluco-free) a godersi la meritatissima vacanza anti-carboidrato.

Il loro slancio è ammirevole: sono in grado di programmare diete rigorose e di rispettarle con onore (salvo arrivare al giorno fatale in cui, sopraffatti dal dolore, abbandonano le trincee della resistenza per tuffarsi nel peccato che manco Nanni Moretti in Bianca.)

Tendono purtroppo a perdere l’entusiasmo per la strada fiaccati dalla stanchezza degli intensi primi giorni.

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Per quanto mi riguarda io, che dedicherei “io che non vivo senza te” alle lasagne al forno e sostengo con ardore che Chaplin nella sua celebre citazione non intendesse il sorriso ma la pasta,trovo le diete una rappresentazione della quintessenza del male puro. Un chiaro esempio dell’esistenza di Belzebù e del tormento demoniaco.

La situazione peggiora ulteriormente se alla dieta viene unito il “fare un pò di movimento”: altra espressione fallace perchè ad un’attenta analisi spostandomi dal letto al divano con il telecomando in mano faccio già un “pò di movimento” e non è certo lo stesso “movimento” che mi fa spruzzare acido lattico da tutti i pori sudata e in preda a convulsioni dopo 50 Km di tapis roulant con la lingua penzoloni manco fossi un San Bernardo a Cervinia.

Ai barbiturici preferisco decisamente i carboidrati.

Emilia paranoica

Posto che la frase “ah, ma sei scampata all’Aquila? Beh allora figurati se ti ricapita. Camperai cent’anni!” porti una sfiga atomica, mi ritrovo nolente (volente per ben altre ragioni) a riviverlo.

SI. Perchè l’Aquila, evidentemente, non mi era bastata. Perchè “il primo amore non si scorda mai” e tanto per essere fortunati e inconsapevolmente masochisti a volte le brutte esperienze ritornano, per essere ricordate e per ricordare quanto ci si lascia alle spalle e quanto si decida di portarsi dietro.

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Da studente fuorisede, trasferito, paranoico e ossessivo-compulsivo ti aspetti solo tranquillità.

Mi correggo: la pretendi. Ma non come Raf, che lo cantava sui palchi pretendendo la fama sulla scia banale del sentimentalismo pseudo-erotico, la pretendi totalmente, con tutto te stesso, senza compromessi di genere e di sorta.

Ed è quando viene tradita l’aspettativa che ti scontri con la realtà: le percentuali, la statistica, la “fortuna” o il destino fanno parte solo di Topolinia (o di un testo della Amoroso). Non di questo pianeta. Non qui, dove se sopravvivi a un terremoto che, ben inteso, ha lasciato vittime più per negligenza umana che per tragedia naturale, non è detto che non si possa rivivere, ripresentare o farsi sentire.

La cosa più bella, caratteristica di certi momenti, quando a Parma arriva di sottofondo, quasi strisciando, una scossa crescente, sono le espressioni con cui mi guarda subito dopo chi mi è accanto in quel momento. Chi sa “da dove vengo” e “cosa ho passato”. Mi guarda come se da un momento all’altro possa prendere il cane e lanciarlo dal balcone improvvisandomi Joe Di Maggio, cosi, come se fossi colta da un raptus di follia improvvisa. Non capiscono, i novellini, che al ripresentarsi di un evento emotivo del genere, che ti ha lasciato spiazzata già una volta, con cui hai dovuto lottare e lasciare il campo di battaglia per rifarti di illusioni altrove, l’unica cosa che l’adrenalina è in grado di stimolarti è l’ansia. Ma non un ansia da

“pre-esame”, quella nervosa, invadente, che ti fa mangiare le unghie e urlare con il vicino di casa in mutande. Quella subdola, sottile, che si insinua piano dentro e ti spegne. Che non ti fa dormire dandoti comunque un’apparenza tranquilla, posata, consapevole, quando alla fine non è che hai raggiunto l’illuminazione, il “nirvana” beneamato. La verità è che non te ne frega una cippa lippa di quello che ti succede intorno. Apatia totale. Perchè pensi che tanto, comunque vadano le cose, è tutto inutile. È tutto superfluo. Pensi che sia inutile inventarsi delle rassicurazioni, dei progetti, dei modi di reagire. Il vademecum di “cosa fare durante il terremoto”. Gran cazzata. Perchè non  lo fanno di “cosa fare dopo un terremoto”? Quando nessuno può darti la certezza che non lo rivivrai? Quando i sismologi e i geologi (tutta brava gente, per carità) fanno gli splendidi dopo, e tu vorresti solo dirgli:”ma farvi un account su twitter? Che quando avete dei dubbi magari ce lo postate cosi, all’amicizia, e con un hashtag si salvi chi può?”

Per non parlare poi della solita masnada di pietà mista a banalità melanconica, densa di esibizionismo gratuito da far sfiatare sul momento usando tg locali che si improvvisano talk-show con sprovveduti cittadini spaventati che confondo la vita privata con la cronaca reale dettagliando tutto. Incluso il loro dormire con seguito di stupore al risveglio per non aver “percepito nulla, com’è possibile?”.

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Nella mia patologica indifferenza l’unico pensiero che valga la pena di non essere considerato cinico e disfattista va alle vittime (nuove) di questo sisma.

Cosa avranno pensato? Cosa stavano facendo? Gli daranno delle direttive minime su come ricostruire una vita spesa al risparmio? Avranno il coraggio di rimettersi in piedi e di guardare con voglia di ricominciare le macerie rimaste? Sposteranno le loro vite “altrove”?

Intanto io, anche se ancora ventenne, tesa tra una nazione incapace di costruire ma che illude di saper ricostruire e i tagli alla ricerca e al lavoro perdo progressivamente la capacità di guardare al domani.

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