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Dimmi che facoltà scegli e ti dirò cosa non sarai.

“L’estate sta finendo” cantava qualcuno che sinceramente non ricordo e non ho voglia di andare a colmare la mia lacuna musicale del momento e, volendo essere banali, effettivamente si: le università italiane riprenderanno le attività e le lezioni pur con le pezze al culo. Con esse, miriadi di giovani e presuntuosi talentuosi studenti si immatricoleranno pieni di speranze e illusioni.

Ed io, dopo un mese condito di spiagge, mare, spiagge, birra, spiagge, posti abitati da discutibili abitanti e spiagge non potevo non perdere l’occasione di dispensare la mia perla del mese in questo momento cosi delicato e importante per l’istruzione personale: la scelta di cosa si vuole fare “da grande”.

Detto ciò, ecco una semplice guida universitaria sulla fauna che incontrerete.

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  • Farmacia e CTF

Ci sono due validi motivi per cui scegliere di immatricolarsi:

  1. Il vostro paparino è la gallina dalle pillole d’oro e siete seduti sui cuscini di una grande e grossa farmacia provinciale,
  2. Vi piacciono le droghe.

Nel primo caso: spero possiate bruciare all’inferno, stronzi. Auguri!

Nel secondo caso: qualunque cosa voi facciate e pensiate mentre siete intenti a coltivare la vostra personalità cinematografica e a guardare tutti con aria di “tantotunonpuoicapire” state lontano dalle preparazioni in polvere nei laboratori e non inzuppate l’indice in qualunque preparazione farmacologica stiate analizzando: la lingua del mio migliore amico sembrava un cappello di Lady Gaga. Per chi se lo stesse chiedendo si, lui fa parte della seconda categoria.

Non sarete Dr. Jeckill: non inventerete la “medicina dell’anno” e non vi servirà sballarvi in giro per sentirvi socialmente utili.

 

  • Medicina e Chirurgia

Ok, avete superato il fatidico test d’ammissione: macchebravi! Ora che avete fatto piangere di commozione mamma e papà avete analizzato almeno per una buona oretta quello che (davvero) vi attende?

Prima di sentirvi Lana del Rey intervistata da Fazio forse dovreste vedere i vosti futuri colleghi intenti a maledire il presente, temere il futuro e rimpiangere il passato: il tirocinio in ospedale può essere una gran brutta cosa senza una buona scorta di metadone.

Non sarete il Dr.House: smettetela di inventarvi nuove diagnosi per nuove (sfavillanti) malattie: solitamente le patologie sono sempre le stesse, i pazienti sono anziani che confonderanno presto “anale” con “orale” e ragazzine che berrano lavande vaginali come se fossero tisane alla menta.

In bocca al lupo!

 

  • Chimica

Oddio, ricordo la mia prima visita al dipartimento di Chimica: si respira frustrazione e ansia da prestazione. Chi sceglie questa via masochista e sadomaso ha tutta la mia comprensione (credo) e stima. E’ già abbastanza complicato studiare gli acidi invece di farseli e ideare battute sempre diverse pensando all’ossido nitrico, figuriamoci sentire ogni giorno la frase “ma dovrai andare all’estero, eh!”.

Da nevrosi.

Magari non sarete in corsa per il Nobel e la prima domanda che vi faranno dopo la laurea sarà su com’è il “menu’ baby completo+bibita a scelta” ma di sicuro avete buone probabilità di diventare cabarettisti professionisti.

 

  • Scienze Naturali

In assoluto i miei studenti preferiti. Vestono sempre come se all’improvviso dovessero partire per un’escursione nei boschi, i loro colori preferiti sono tutti quelli che possono aiutarli a mimetizzarsi in qualunque habitat scelgano di vivere e ti riempiono casa di piante che poi lasciano seccare ogni volta che vanno via in qualche posto isolato “a contatto con madre natura”.

Sono totalmente immersi nel loro ideale accademico: amano gli animali, l’ambiente, leggono “national Geographic” e ti guardano come se stessi ballando con uno scolapasta in testa al tuo “No, non amo stare sotto il solleone delle tre a passeggiare in montagna osservando la fauna locale in via d’estizione, grazie.”

Non sarete Bear Grylls, per l’amor del cielo smettetela di infilarvi in posti assurdi lontano dalla civiltà e dal buon senso e di mangiare piatti etnici e cibi inconsueti: non credo che la madre del vostro/a ragazzo/a apprezzerà gli scarabei caramellati al pranzo di nozze.

 

  • Ingegneria

Uno dei miei incubi ricorrenti subito dopo l’esame di maturità era quello di essere iscritta ad ingegneria: matematica, matematica e ancora matematica.

Esiste qualcosa di piu’ brutto? Forse. Sembra essere ancora una facoltà d’estrazione prettamente maschile, quindi aggiungeteci orde di maschietti convinti di salvare il mondo costruendo Mazinga e Transformers vestiti in giacca e cravatta dal primo giorno di lezione o, in alternativa, nerd fissatissimi con i fumetti della Marvel (yuppi!)

Non sarete mai e poi mai Tony Stark: non progetterete il robot del millennio, non salverete il pianeta terra e non avrete una segretaria sexy che si bagna al vostro sontuoso passaggio. Vi chiederanno di lavorare gratis e, stanchi della magra situazione italiana, emigrerete all’estero (molto probabilmente in Germania).

Prima lo accetterete e meglio sarà.

 

  • Architettura

Ecco a voi gli artisti della scienza, i disneyani del sapere, gli stilisti degli edifici demodè. Con loro l’arte diventa costruzione e concettualità, praticità e anticonformismo. Ok, ho finito di impersonare Carla Gozzi, comunque: arricciano il naso come se sentissero puzza di uova marce quando si parla di ingegneri perchè, a quanto voci maligne dicono, gli architetti non dovrebbero esistere essendoci già ing. civili ed edili ma, dico io, perchè tarpare le ali all’arte?

Via libera a ponti di dubbio gusto e pilastri fantasiosi, dunque!

Non sarete Renzo Piano: c’è nè solo uno e mi pare abbia già fatto abbastanza. Grazie.

  • Design

Se la biologia e le cose strane e molto piccole non mi fossero piaciute avrei scelto questa facoltà. Non so come vivano gli studenti in maniera dettagliata ma so che si strafalciano i maroni tra lezioni di progettazione e programmi di disegno. Devono essere molto creativi (una sedia fatta di contenitori di uova biologiche non si costruirà da sola, miei cari) e cercano sempre di unire la praticità e l’inventiva all’impatto zero sull’ambiente. Costruttivo, no? Avete mai provato ad usare una loro lampada in fase di ultimazione? Personalmente avrei sempre paura di una esplosione improvvisa. Sono sicura che le forze militari reclutino designer per camuffare nuove armi di distruzione individuale. Lavoro, disegno, lavoro e tanto karma, infondo “Roma non è stata costruita in un giorno” e nemmeno l’Ikea.
Sarà difficile entrare a far parte delle menti creative (e un po’ inquietanti) del colosso mobiliare sopra citato: dopo tutta la sbobba fatta rovistando tra le discariche non vorrette mettervi anche a imparare lo svedese, no?

 

  • Biotecnologie

Misantropi diffidenti e aciduli, passano il tempo a fantasticare su creature geneticamente modificate e applicazioni biotecnologiche innovative, tipo vestiti che trasmettono la vitamina C solo indossandoli e che si ricarichino al sole. Usano i cromosomi per fare battute da NERD che in pochi capiscono e cercano sempre di manipolare e/o modificare tutto ciò che li circonda, cane incluso. Si riempiono d’orgoglio quando devono spiegare alla nonna e agli zii cosa studiano (salvo poi maledire i loro professori altrettanto sadici e minacciare il consiglio accademico di passare a Biologia).

Ho incontrato, qualche mese fa, una futura matricola universitaria completamente affascinata dal DNA e dalle modificazioni genetiche. Gli occhi le brillavano parlando di pipette e reazioni a catena della polimerasi e sognava di entrare nei RIS di Parma.

Poverina.

Non sarete Peter Parker, non vi morderà un ragno OGM e non vi trasmetterà dei fantastici super poteri. Al massimo romperete il gel per l’elettroforesi, esperienza che nella vita vi servirà immensamente (all’estero).

 

  • Giurisprudenza

La facoltà che conta, in assoluto, il numero piu’ alto di iscritti: ambizioni sociali e umanitarie o ambizioni economiche?

Ovviamente sta a voi come viverla e il perchè della vostra scelta. Sappiate, comunque, che la strada è lunga, la specializzazione è lunga e l’unica cosa che potrà salvarvi dall’annegare tra scartoffie burocratiche sarà l’adesione totale ad una incrollabile fede politica: ho conosciuto dei veri imbecilli che si sono fatti strada solo perchè hanno capito la parte giusta da seguire in toto.

Non farete parte dei grandi team protagonisti della tv: che sia la vecchia scuola di Ally Mc Beal o altro che fortunatamente ho la forza di NON seguire. Sarete in un mare di studenti con un mare di nozioni da imparare a memoria e non ci sarà nessun tailleur alla moda a salvarvi da questo brodo primordiale.

“cosi è, se vi pare”. 

  • Beni culturali e Lettere

Relax. Spegnete i cellulari, palmari, tablet e/o pc. Qui tutto è tranquillo, rilassante, bello da vedere e sentire.

E’ tutto molto accomodante: dalle ambietazioni ai prof. ed è raro trovare studenti con frequenti crolli nervosi (a meno che non siano invischiati in borse di studio e quant’altro: in tal caso i suicidi non sono cosi rari).

Chiunque abbia a che fare con l’arte è sereno, dedito alla contemplazione, in pace con se stesso. Ed io li invidio da morire soprattutto per il self-control nel non strozzare tutti quelli che li guardano come se fossero un branco di ritardati.

Non sarete Julia Roberts in “Monnalisa smile”: insegnare è un lusso che non si potranno permettere nemmeno i vostri nipoti. Scordatevi allievi sorridenti e cattedre pulite: addio relax, benvenuto zoloft.

 

  • Fisica

Non ho mai capito perchè gli studenti di Fisica finiscano sempre per somigliare a dei cantanti metal: capelli lunghi, barba incolta, vestiti trasandati. Inutile dire che sia le ragazze che i ragazzi vivono in mondi totalmente astratti dalla realtà: avere a che fare con personalità cosi psicolabili interessanti può essere un’esperienza grandiosa e al tempo stesso terribile.

Poi un bel giorno decidono di evolversi: tagliano i capelli e diventano persone serie mettendo su famiglia (in Inghilterra).

Non sarete Majorana: non scomparirete nel nulla lasciando nel mondo la vostra indelebile fama, anzi. Dovrete spiegare a vostro figlio perchè avete scelto di studiare fisica quando potevate fare la rock star. Auguri!

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  • Economia e commercio

Il prossimo sguattero incazzato con il mondo che proferirà la temibile frase “ah! il mondo è degli economisti” avrà in premio un armadio foppapedretti completamente montato con ante fissate e chiodi di ricambio. Sulla testa. E’ già insopportabile vedere questo ammasso di gente tiratissima tra i banchi che si atteggia a grande manager del prossimo futuro, dobbiamo anche sopportare i vaneggiamenti del complottista medio? Scusate la citazione di Scalfaro ma no, “io non ci sto”.
Non sarete Briatore: non sposerete una calabrese in cerca di popolarità (nel frattempo saranno tutte già emigrate a Londra) e non chiamerete vostro figlio con il nome di un animale protetto dalla forestale. Avrete il tempo solo di chiamare improbabili clienti dalla vostra postazione nel call center a Milano. Rassegnatevi e smettetela di sventolarci sotto il naso quelle orribili vuitton: vi serviranno come caparra quando dovrete lasciare il superattico per vivere in un gabbiotto in tangenziale.

  • Psicologia

Una volta avevo un amico (ho detto “una volta”) che mi fece notare quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, chi scelga di studiare psicologia abbia dei problemi personali da risolvere. Io non la penso cosi. Semplicemente adorano sentirsi utili alla collettività dispensando consigli a pagamento e disprezzando gli psichiatri. E’ difficile trovare una specializzazione che abbia un senso in questa facoltà: sono tantissime le casistiche in cui uno psicologo professionale e ben formato può essere d’aiuto ma, diciamolo, alcune anche no.
I peggiori sono sicuramente quelli che attuano il “salto della quaglia” da una facoltà di base ad un’altra per inseguire il sogno di una figura professionale che in Italia non esiste, tipo il “criminologo”. L’unica volta che ho letto questa parola era in televisione, scritta sotto il faccione truccato e infardato di una milfona con le ciglia finte. Non era un porno.
Smettetela di vedere “the mentalist” o robe del genere: in Italia scarseggiano i magistrati, figuriamoci se abbiamo il tempo di inventarci nuove figure professionali. In alternativa il telefono azzurro cerca dipendenti. In bocca al lupo.

  • Scienze politiche

Chi disse, tempo fa, che si dovrebbe togliere il valore legale alla laurea sicuramente stava pensando a questa facoltà. Avete presente Bossi e figlio? il duo biologico che da solo basta a mettere in discussione le leggi di Darwin sulla presunta evoluzione umana con alla base le scimmie? Ebbene, davvero pensate che serva una laurea “specialistica” per entrare in politica? Se nel corso gli esami principali sono “antologia della presa per il culo” e “tautologie del nuovo millenio” allora si. Banale dire che si dividono in due categorie: quelli di destra e quelli di sinistra, ovvero: quelli che si specializzeranno nel raccattare elettorato ricco in qualche lounge bar di prestigio e quelli che faranno comizi nei centri sociali. In ogni caso: tra convincere e vincere c’è di mezzo un “con”. Attenti a scegliere le vostre alleanze.
Non sarete mai un importante politico italiano: mi spiace dirlo ma sono ancora i medici e gli avvocati i vincenti ed i rappresentanti in questo paese. Sarebbe bello se uno studente con la passione politica e degli obiettivi reali e concreti si facesse strada in questo lerciume, ma la realtà è questa e la cannabis è illegale.

  • lingue

ah, le lingue! Quanta speranza e ambizione spruzzate ad occhio su questo percorso di studi sfaccettato e intrigante! C’è chi lo dipinge come “la panacea di tutti i mali” e chi lo indica come il porto sicuro di chi davvero non sa che cazzo fare della sua vita. Personalmente credo che sia un po’ inutile studiare tremila lingue quando non si conosce bene nemmeno la prima lingua che il mondo usa per comunicare. No, non mi riferisco ai messaggi sul sesso esplicito ma all’inglese. Qual’è il senso di studiare il russo quando in un qualunque congresso estero si parla in inglese e le decisioni vengono prese in inglese? Per abbordare l’ucraina tettona alla stazione del bus, direte voi. E io non posso che darvi ragione.
Non sarete traduttori di fama mondiale in giro per il mondo. O meglio: è improbabile che lo diventiate. Ci vogliono impegno, soldi per le scuole di interpretariato che costano come donare un rene ogni due settimane, impegno, soldi, soldi, soldi e sostanzialmente soldi. Se ce li avete buon per voi! (scrivetemi in privato, ore pasti. Grazie)

  • Medicina veterinaria

Quando ero una fanciullina curiosa del mondo circostante e con un ancora bassissimo livello di rancore dentro il mio giovane cuoricino anche io, ahimè, sognai per un breve periodo di tempo di diventare una veterinaria. Si. Una di quelle con il camice e le siringhette colorate che esamina le orecchie pelucheose di conigli e gattini. Evidentemente a mia mamma non piaceva l’idea, cosi decise di smorzare il mio entusiasmo dicendomi che un veterinario non si limita certo a curare gattini e pucciosi animali d’affezione, bensì dona sollievo a tutto il regno animale ed in particolare alle mucche e tori che possono soffrire di una improvvisa e dolorosa stitichezza e che, perciò, necessitano di una approfondita ispezione rettale fatta con energica passione infilando le braccia fino al gomito ed oltre ed espellendo, cosi, la tonnellata di cacca che un animale di quella mole può essere in grado di accumulare nelle settimane. Ricordo di aver abbandonato immediatamente il sogno di curare gli animali per prediligere quello di curare le persone. Poi mi resi conto che sempre di letame si tratta e forse, col senno di poi, meglio quello autentico che camuffato quotidianamente.
Non sarete mai “Barbie veterinaria” e “ken assistente veterinario”: puzzerete tutto il giorno, infilerete le dita in posti che mi rifiuto di scrivere su questo blog e credetemi, sarà ardua mantenere la messa in piega e il rossetto mat della Maybelline fresco e idratante fino a sera. In compenso vedrete placente di cavalla e vomito di cane intossicato dal bastardo di turno. Yeeeeah!

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La mia vita è un horror giappocinese

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Avete presente quei periodi in cui tutto inizia a cambiare e prima di potervene accorgere vi ritrovate in situazioni nuove con il cavalcante pericolo di rimanere con il culo per terra? Ecco. Benvenuti nel club. Tanto per cominciare, felicità a parte, dopo mesi di neve e freddo è arrivata la primavera. Si. Quella stagione che tanto piace agli antistaminici e alle ragazzine aventi come modello di vita Heidi. Sia chiaro: non voglio passare per l’anziana che si lamenta prima del gelo aspettando il sole per poi bestemmiare senza ritegno i “trenta gradi all’ombra” (nonostante la pensione e  reumatismi che ti costringono a letto rappresentino per me una alternativa alquanto allettante) ma un Aprile cosi mi fa pensare ad un prossimo suicidio estivo. A proposito di suicidi e morte in generale, chiunque abbia visto un qualunque horror giappocinese non potrà non ammettere quanto siano terribili, con trame assurde, contraddizioni e ulteriori personaggi che subentrano come Bruno Vespa dopo un efferato delitto. Senza parlare della fotografia e della sete di vendetta incontrollabile che il fantasma di turno mostra di avere verso il genere umano in toto (che megalomani questi asiatici). Mi sono resa conto di:

1) provare una rabbia furiosa verso chi mi fracassa i coglioni e resta impunito.  Credetemi, adesso il mestruo non centra nulla. Alle volte ho davvero il desiderio di strisciare  come una serpe (in seno) sotto il letto del/lla malcapitato/a appostandomi a dovere per poi sbucare fuori a tempo debito ricoperta di salsa Conad e con una forchetta in mano. Immagine

2) istigare le forze maligne affinchè ciò che solitamente va bene mi vada di merda. E’, effettivamente, un talento che ho sempre avuto: non faccio altro che tirarmela da sola. Piu’ mi sforzo di essere accettabilmente una non disadattata sociale piu’ la scarpa del destino che mi coglierà in fronte sarà pesante, puzzolente e causa di disagio. Immenso disagio.

3) guardare foto vecchie e improponibili di amici restando allibita. va bene, questa è una dipendenza. Una malsana, fuori controllo e inconcepibile dipendenza. Appena posso, durante un periodo malinconico e ozioso (cioè quasi sempre) mi fiondo sul profilo della vittima e vado a ritroso negli album fotografici fino ad arrivare a immagini e/o video sconcertanti che mi shockano togliendomi il respiro in cerca, nel mio subconscio, di chissà quale malcelata verità. Magari semplicemente per dirmi “ah! vedi? da quando ci sono io nella sua vita ha un profilo piu’ interessante”. Non ho ancora capito bene perchè io perda il mio tempo in questa cosa da psicolabile, ma infondo cazzeggio cosi tanto che una cagata vale l’altra e poi la sensazione che mi da spilucchiare in cerca di foto orrende è uguale a quella di una bella grattata in risposta ad un violento prurito. Aggressiva e dolorosa grattata. Immagine

4) essere incoerente ai limiti dell’umano. I colpi di scena mi sono sempre piaciuti, ma cinema e sceneggiature ora non centrano un cazzo. Un buon regista non può fare assolutamente nulla contro una paranoica visionaria. Ho passato mesi a crogiolarmi nelle mie indecisioni dovendo fare scelte importanti o meno, il dissidio tra la parte ottimista e tollerante e quella stronza e opportunista è una costante della mia vita. Nonostante mi sforzi di essere una persona migliore ogni giorno, magari vegana e con una ammirazione sviscerata per Terzani, il mio lato oscuro vince sempre. Cosi finisco per trangugiare spinacine, abbondare di maionese e bere superalcolici affogando nel’incoerenza. Immagine

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Velleità

Mi è capitato di vedere, accesa la tv e aspettando la pizza a domicilio, la prima puntata di “sex and city”.

Si, ovviamente il celeberrimo telefilm sul sesso e le donne e New york e il sesso.

Telefilm che io, ovviamente, ho visto.

Ma la prima puntata cosi senza preavviso mentre chatto con Malpela del ragazzo che la tampina senza il minimo ritegno ha avuto un significato particolare. Come una cagata di piccione la mattina che indossi per la prima volta il vestito nuovo per il matrimonio di tuo cugino, tipo. Il momento in cui ti fai una domanda esistenziale e la risposta è una cagata.

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E in tutto ciò sono rimasta colpita non solo dall’estremo quanto strano gusto discutibile del vestire di Carrie Bradshaw agli inizi degli orridi anni ’90 ma anche dalla scena che proprio in quel momento ho beccato. La cagata di piccione.

Samantha che dice a Carrie di non preoccuparsi perchè, cazzo, “lascialo perdere! credimi, tra qualche anno le fiancate dei pullman avranno TE e tutti vorranno parlare con te” che poi è lo stesso concetto che io, per l’appunto, cercavo di trasmettere a Malpela in quel preciso momento.

Che non importa quanto ci pensi, quando ci pensi e perchè lo pensi. Prima o poi passerà. Prima o poi scivolerà infondo allo stomaco quella sensazione di cotta adolescenziale perenne.

Nel frattempo, come diceva Woody Allen, “la vita è piena di difficili domande ed il sesso può dare ottime risposte” per questo, quando succede di trovare il tipo che io chiamo cozza, perchè come una cozza ti tampina e ti riempie di attenzioni come uno stalker, forse è il caso di farsi delle domande e di chiedersi se il gioco vale la candela. O se la candela vale il gioco.

Quelchecazzoè.

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Ho sentito dire (e magari si, lo avrò detto anche io) che “non esistono piu’ gli uomini di una volta“. Questa frase io, che sotto sotto ancora non ho ben capito a cosa minchia alluda, l’ho sempre interpretata come un “non ci sono più gli uomini sicuri e senza mestruo di una volta”. Che non è che uno deve necessariamente puzzare, avere un chilo di barba o bicipiti sporchi di benzina, un sorriso strappamutande e la schiettezza vanno già benissimo.

E mi sono chiesta “perchè ci si deve ridurre cosi? perchè smaronare con chiamate e chattate e attacchi di ansia ossessivo compulisivi come una donna gravida e ormonosa? Eppoi perchè dargliela?” forse, la risposta a queste domande non esiste.

Non esiste ancora l’antidoto contro la solitudine, la tristezza e la paura.

Non esiste ancora qualcosa che ci protegga dalle velleità che, personalissime, ci attanagliano ogni giorno. Le velleità che vorremmo che velleità non fossero: essere una donna matura, essere davvero indipendente, essere un uomo sicuro, saper non legarsi e mentire bene a se stessi.

E tra le velleità mi ci metto anche io, che solo perchè ho avuto il gran culo di trovare la persona giusta in casa mia, che è entrata prima in casa sotto il mio stesso tetto e poi si è installata dentro come una periferica USB che inizia a funzionare da sola, senza bisogno dei driver nè di istruzioni, a volte faccio la stronza.

La realizzata che sa di poter dare il consiglio giusto al momento giusto alla persona giusta.

Mi viene da ridere solo a scriverlo.

E sono cattiva, e dico “puoi avere di meglio! ma scusa, ma non ti fa pena uno cosi?” che non capisco cosa voglia dire fare pena nè tantomeno darsela la pena aspettando qualcuno che smetta di farti pensare a qualcun altro che tutti hanno capito che era sbagliato ma che poi alla fine sbagliato che vuol dire? sbagliato per chi? sbagliato perchè?

Alla fine le velleità “aiutano a scopare” ma non ti danno da mangiare. Non saziano, ti lasciano un vuoto dentro e io che l’amore l’ho trovato e mi abbuffo di sguardi, di sorrisi, di gesti, di mani strette sotto il piumone finisco per vomitare i miei giudizi sulle angosce degli altri.

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Sono emotivamente bulimica.

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Psycho addiction: guarirne si può.

…o anche “50 sfumature di margiale”.

Io, Malpela e Malavoglia siamo amici da sempre.

Dalla “notte dei tempi” che, per ragioni di logica, ormoni e tempistiche, coincide esattamente con la pubertà ben avviata e l’abbandono ormai in un passato remoto della verginità (nave per me salpata al mio 15esimo compleanno e in maniera del tutto indolore. Una nave fantasma, suppongo), da quando le sneakers fluo non erano piu’ di moda e se volevi essere veramente ma veramente phygo, vintage o chennesò dovevi metterti le gazzelle sempre. Per lo sport, la spesa e il tempo libero.

E Malpela lo fa tutt’ora con orgoglio e invidiabile presa di coscienza.

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Il fatto è che, quando passi tanto tempo insieme ad una etero convinta e un bisex in disequilibrio, il campionario di esperienze che la vita ti offre è vasto. Talmente vasto che non basterebbe un rotolone di carta igienica con annesso Labrador narcotizzato a raccontarle tutte. A scriverle, riorganizzarle e analizzarle.

E alla fine riuscire a riderci sopra.

Quindi, tanto vale cominciare dalla risata. Raccontarle ironizzando, che quando a un certo punto dello sviluppo ovarico ti rendi conto di essere stata affetta da “psycho addiction” altro non puoi fare.

Ci sono cose che, nonostante l’impegno e la fatica, le lacrime e il sangue, non cambiano.

Cose che costantemente si ripetono senza un vero “perchè”, come mia nonna che ogni domenica sera si ostina a volermi raccontare un nuovo episodio di “tempesta d’amore“, o le molestie forzatamente da macho del postino inconfondibilmente gay.

Una di queste è infilarsi in situazioni particolarmente contorte e disastrose con psicolabili totali, talmente affetti dalla loro egopsicolabilità che nemmeno Bruce Willis in “Il sesto senso” saprebbe approcciare. Non dico curare, ma nemmeno approcciare.

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Dato che abbiamo superato e sconfitto la fine del mondo urge un bilancio sentimental-popolare della mia situazione esperienziale con Malpela e Malavoglia e mi pareva giusto rivedere e confrontare le “psicolabilità” dei campioni testati da noi medesimi legati, nostro malgrado, da un particolare feeling oltre che dal voler spesso cambiare capigliatura e/o taglio e/o colore in maniere discutibili e tremebonde.

Il mio preferito, senza dubbio, è stato l’ “intellettuale“. Un essere di ominide talmente pieno di se e idiota da poter essere insultato senza riserve e sensi di colpa. Malpela ne era completamente persa e, ça va sans dire, si concesse anche una seconda ricaduta passata l’adolescenza.  Come previsto le sue frasi ad effetto, i suoi soprannomi adattati al colore dei capelli (“redhead”, “Ginger” e altri per niente scontati), il suo corteggiamento radical chic e le sue polipate spinte cessarono immediatamente appena lei tornò alla sua città (universitaria). Nemmeno il tempo di disfare la valigia che lui si fidanzò (non dico trombò, proprio fidanzò) con un altra, lasciando ad intendere il suddetto fattaccio intasando il profilo della sua (nuova) damigella con canzoni di dubbio gusto dove amore fa rima con cuore. Poi lo incontri per la strada durante le feste e ti sorride contento. La piattola.

Immaginate, dopo anni di convivenza con un’ormonauta piena di complessi Edipici e una vita alla Franco Califano di avere per le mani un ragazzo che vi ispira fiducia. Bello. Sincero. Spontaneo. Che vi implora di fidarvi di lui. E  Malavoglia decise, dopo mesi di chiamate al mio nokia ossessivo-compulsive e notti insonni, di fidarsi. Si buttò. Lo fece. Scese a patti con il demonio, lasciandosi alle spalle il dolore e le incomprensioni, decidendo di accettare la sua sessualità senza etichette e miasmi da cinema.

Scusami, ho capito che il mio ex mi ha fatto troppo male.

So di non avertene mai parlato, ma non riesco a guarirne.

Devo andare in analisi per poterlo superare.

Non riesco ad iniziare una nuova storia. Mi dispiace.

No. Non è la strofa di una delle tante orride canzoni dei Gemelli Diversi.

Si. Abbiamo smadonnato insieme per 40 giorni e 40 notti. La Quaresima.

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Un evergreen di ogni rispettabile ormonauta  fighettina o underground che sia è il reggaettone di turno: un complesso ibrido tra una scimmia e Gesù imbottito di ashish.  Se ne sbatte delle mode del momento, della politica, della cultura, del cinema, del sapone e del deodorante.  Di solito intercala dei metafisici “vagliò” ogni tre parole in discorsi assolutamente fuori dalla realtà. Non è d’obbligo il dread ma l’aspetto intriso di Jamaica e l’odore da clochard post moderno si.

Quando Malpela si invaghì (mio malgrado) di questo elemento fortemente disturbato cercai di dissuaderla in tutti i modi possibili: dalla ironia più tagliente al sarcasmo spietato. Era un continuo fraintendimento. Prima si avvicina, poi si allontana, ti abbraccia e poi si tira indietro, ti bacia e poi ti dice “sei un’amica importante per me”. Il tutto condito da comportamenti primordiali e di difficile interpretazione. Una autentica rarità.

L’esasperazione raggiunse il picco durante l’estate: caldo, creme suadenti e vigore fisico? no. Lo vidi in costume. La trippa di birra arrivava, floscia come i suoi approcci amorosi, a coprire il suo costume (dei boxer rigorosamente verdi). Obbligai Malpela a chiuderla li, senza se e senza ma.

Chi formulò la frase “il fascino della divisa” adottandolo come concetto intriso di assoluta verità, evidentemente non ha mai conosciuto davvero un militare. O non è a conoscenza del significato di “fascino”.

Purtroppo, ad esser caduta nel profondo baratro della banalità, stavolta, toccò a me: il Volontario Forma Breve. Un esemplare che popola di tanto in tanto in modo massivo la fauna nostrana. Di lui ricordo solo l’eccessiva timidezza (pari solo alla sua demenza), il pregiudizio facile, la stempiatura da recluta e quel vomitevole atteggiarsi a figo pur non conoscendo nemmeno metà delle opere di Calvino. Parliamone.

Finì per la mia bocciatura al Liceo: non sopportava l’idea di stare con una “pecora nera”. L’anno dopo mise incinta una commessa della profumeria e ora vivono nel garage arredato dei suoi.  C’est la vie.

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“Un ragazzo bravo, buono e gentile vince sulla carta ma nella realtà viene sempre battuto dal bel tenebroso un po’ stronzo”. Ecco, questo pensiero riassume in poche parole quanto noi ormonaute meritiamo l’estinzione. In tronco.

Se uno è stronzo, rimane stronzo. Se uno si fa li cazzi sua, se li farà sempre. Chiaro.

Il punto in questa partita a tre, in questo caso, è ancora mio: lasciai il mio ragazzo politicamente corretto per un perfetto margiale. Abituata ad essere trattata dal povero ex come un fiorellino di primavera, soffrii immensamente dei suoi comportamenti egoistici e mediocri da principio.

Cult la frase: “perchè non hai fatto come ti ho detto io? Ouff ecco, mi hai rovinato il morale. Ora scusami ma non mi va di sentirti e/o vederti”

accompagnata dalla più classica “solo perchè non ti rispondo da due giorni non vuol dire che non ti amo e che non voglio stare con te. Sei paranoica!”

Lo lasciai con gioia qualche anno dopo (si, sono stata cosi idiota da subire per tanto le sue ego-stronzate fino a farmi del male anche fisico). La sua vanità e la superficialità con cui trattava (e tratta) gli organismi che gli gravitano attorno è leggenda.

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Alla fine di tante peripezie (e al culmine di profonde e lungimiranti risate) noi tre moschettieri giungemmo a una grande verità che conclude saggiamente questo nostro ciclo organico denso di rifiuti (o, come direbbe Ivana Spagna, il “cerchio della vita” sentimentale): tra i beoti assoluti noi, ai mediocri preferiamo, di gran lunga, gli stronzi.

Pianificano le cattiverie che seminano, pensano prima di agire, si ingegnano almeno. La mediocrità invece è una melma senza fuoriuscita, una cascata di banalità buttate li senza capo né coda che travolge tutto senza riserve. Il funerale dell’intelletto.

Eppoi, da uno stronzo ci si può difendere, da un Blob informe assolutamente no

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10 motivi per cui meritiamo l’estinzione

E finalmente dicembre arrivò.

Non è l’incipit di un nuovo romanzo stracciazebedei best seller di quel gran genio di Fabio Volo, ma solo la banale quanto vera constatazione che il tempo passa e che tra un inutile e demagogico comizio e le zucche intagliate, ci siamo: sta per verificarsi la fine del mondo.

Ed ecco perchè (evitatemi la frase quantomai demenziale e ovvia “secondo me”) i Maya hanno avuto le loro buone ragioni per prevedere e sotto sotto sperare la fine di noi tutti insieme appassionatamente. 

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1) Il Populismo

Quando nacque era in assoluto il movimento politico più positivo, giusto e idealista in assoluto. Il popolo va tutelato. Ha i suoi sacrosanti diritti, merita di essere sovrano e di formare al meglio tutte le personalità creative e meritevoli che raggiungerano con l’uso della meritocrazia le cariche più alte del blablabla.

Certo. Peccato che, con l’andar del tempo, si sia rivelato fautore delle più inutili e banali critiche al mondo amministrativo e/o governativo basate sul nulla. Mi fanno ridere (con amarezza) i sostenitori del “uff, che palle, non lo so e non mi interessa“. I creatori della più bieca autoreferenzialità che hanno il coraggio barbaro di fare del populismo lamentandosi della situazione nazionale con luoghi comuni pur non facendo (nè esprimendo) un emerito cazzo. Situazione che si ritrova nell’ambito accademico scientifico “uffaaaa se volevo fare questa cosa in particolare non avrei scelto questo corso. Che palle però, eh!” lamentandosi poi di non trovare un’occupazione.
Si può essere più coglioni di cosi?

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2) L’improvviso comportamento bipolare delle/gli ex.

L’ex del mio coinquilino decise di sputtanare sei anni di rapporto scegliendo di fare la groupie per un gruppo locale di merda.

Resasi conto relativamente presto di ciò che aveva perso, provò a far ritorno con la coda tra le gambe all’ovile sulla scia della pietà basata sulla sua incapacità cronica “Medioman aiutami tu” ed affidandosi al concettuale movimento del “gattomortismo“.  Dopo aver capito che non era possibile ripristinare la situazione lasciata per ovvi motivi decise, saggiamente, di  propagandare ad amici in comune e alla nazione in generale quanto fosse brutta la mia persona e quanto fosse importante starmi lontano. Era cosi concentrata nel suo intento di parlarmi alle spalle che per un attimo ho temuto di essere anche io chiamata per poi sentirla spettegolare al telefono su me medesima.

Quando l’oggetto del desiderio le vietò assolutamente di continuare questa pagliacciata infantile, il tono improvvisamente cambiò: scrisse addirittura sul suo profilo quanto fosse contenta, felice e soddisfatta della situazione in cui si trovava e di convivere insieme al suo nuovo partner (ovviamente allo scuro di tutta la manfrina) e quell’orrendo cane protagonista inquietante di ogni fotogramma che riguardi la sua noiosa vita.

Mi piacerebbe incontrarla in un bar, magari in centro, per poterle dire senza mezze misure: “ahahahaha camina margiala!”

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3) Il Veganesimo.

Sono irrazionali, pedanti, irragionevoli e perseguono con fervore i loro ideali.

Non esiste eccezione, obiezione o ipotesi che possa dar torto al loro personalissimo e sacro fine. Se state pensando all’estremismo dei mujaheddin dopo aver letto queste due righe, allora ho reso davvero l’idea. Non si può cadere nel crimine o sbattersene altamente della salute altrui proponendo uno stile di vita estremo (e innaturale) a qualunque bipede onnivoro e pensante. Una specie intelligente e degna della sopravvivenza ghettizzerebbe immediatamente determinati assertori di baggianate pseudo-fantascientifiche. Ecco.

Noi no.

Se non altro anche loro professano l’estinzione umana. Un barlume alla fine di un lungo e buio tunnel.

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4) Dawson’s creek

Il telefilm più squallido di sempre.

Ancora mi chiedo chi aveva il compito di creare e immettere nella sceneggiatura i dialoghi anxiety girl” della serafica Joey Potter. La odiavo. Tutto questo miasma adolescenziale in eccesso per poi finire con i soliti quattro stronzi della paranoica comitiva che se la fanno tra di loro. Evidentemente il resto del pianeta non li ha soddisfatti.

Va da se che una specie realmente evoluta con del giudizio critico giammai proporrebbe un telefilm del genere e degenere alla propria prole.

Nemmeno su La5 il primo pomeriggio.

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5) L’equo e solidale.

Ma chi cazzo ha detto che serve?

Chi pensa che possa sostenere e addirittura rianimare la situazione economica del pianeta evidentemente non ha capito qual’è il senso profondo di questa crisi.

Invece di cagare il cazzo con lo stato su un presunto Natale equo e solidale come se spendere 300 euro per una qualunque banalità “hand made” potesse risollevare le sorti dell’economia italiana, questo Sacrosanto Natale fate regali vuoti con all’interno un bel bigliettino: “scusami, pensavo che i Maya avessero ragione”.

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6) Le UGG

Orrende.

Sono orrende. Degli scarponcini deliberatamente rubati a Goku che non svolgono sostanzialmente nessuna funzione (eccezion fatta per la smorfia di incredulità che suscita nei passanti accortisi  del prezzo esorbitante esposto in vetrina).

Si, perchè oltre ad essere brutti, mollicci quando piove (contro ogni previsione di inverni caldi e floridi) e con un design improponibile, costano anche un culo di soldi.

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7) I programmi di cucina.

Non bastava evidentemente la Clerici a darci l’idea di una incompetente che finge simpatia e trasuda allusioni sessuali da tutti i pori.

Dovevamo anche avere quel pezzo di manzo di Gordon Ramsey a sbraitare contro tutto e tutti, come se cucinare con l’ansia nel culo fosse l’obiettivo dell’umanità intera. Grazie a Dio la Findus, con i suoi surrogati di “famigliola felice” in tetrapack corre in nostro soccorso insieme alla Mulino Bianco. Ipocrisia a gogò ma sempre meglio della nevrosi costante servita con contorno di frustrazione.

“Io non ci sto!” avrebbe detto Scalfaro.

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8) Il Brasile.

Cosa abbiamo fatto di male per meritarci il Brasile?

Produce in costante aumento fighe e fighe e calciatori e fighe e samba. E anche fighe. Chiunque abbia passato l’ultimo mese dell’estate su una qualunque spiaggia avrà subito lo sculettamento intenso a ritmo di balli odiosi e privi di senso con musiche forzatamente caraibiche. Un coma. Peggio se a fomentare tale trauma psicologico e fisico ci si trova la brasiliana infoiata in tanga: preparatevi a vedere orde di maschioni con mutande rigorosamente bianche in bella mostra.

Tipico esempio della fauna brasiliana la bella Juliana Moreira: in Italia da tempo immemore e ancora incapace di salutare in modo comprensibile. Esempio dell’emancipazione femminile. Mi esulo dal commentare i calciatori carioca della nuova generazione: si commentano da soli. La sola vera risorsa che hanno degna di nota continuano a spiattellarla in faccia al resto del mondo come unica e reale panacea di tutti i mali,inserendo in qualunque elenco di ingredienti di qualunque prodotto cosmetico una qualche ceppa di pianta/fiore/ramo/erba/sticazzi proveniente dalla loro foresta amazzonica. Alcune case erboristiche ci prendono talmente gusto ad ingolfare l’Inci di assurdità improponibili che mentre leggi pensi “elamadonna“.

Si pensa che il mostro di Lochness non si trovi più nel celeberrimo lago ma lì. Tant’è.

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9) Il bijoux esagerato

Chiunque dimori in una città di provincia e di consueto passeggi tra le vetrine del centro avrà notato l’impellente quanto inquietante crescita fisica dei bijoux.

Un chiaro esempio ce lo fornisce la stilosa (si fa per dire) Anna Dello Russo, direttrice di Vogue Japan, anche lei è stata affascinata dal potere del low cost del marchio svedese di H&M ed ha voluto lasciare la sua impronta  con la sua nuova collezione di bijoux per H&M: un’impronta che ha scrafagnato nettamente il concetto di classe.

Simbolica la presenza degli alligatori ai lati della montatura: prefazione dello stile sobrio che tanto piaceva a Chanel letteralmente divorato dal cattivo gusto.

Immensi e dai colori sgargianti questi accessori sicuramente originali sono stati progettati per favorire la morte di chi li indossa.

Provate ad indossarne almeno una decina durante una giornata assolata in pieno traffico e riparliamone.

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10) Il giornalismo televisivo

La televisione spazzatura è come l’universo: infinitamente vasta.

Non c’è canale, rete o spot che non celebrino costantemente la caduta vertiginosa del giornalismo in tv. Manichini ben incipriati che si sforzano di manipolare il consenso del pubblico assecondandone la voglia di particolari scabrosi al fine della sensibilizzazione della massa.

Una spirale dell’informazione che non porta assolutamente da nessuna parte, se non quella buia e senza ritorno del “barbarino di turno”: figlio della D’urso è un esemplare sempre più spesso presente nei social network, armato di tastiera e mouse pronto a commentare con fervore qualunque notizia di cronaca il mondo digitale gli presenti. Commenti sempre degni di un sano ed equilibrato populismo. Origine di tutti i Mali.

Cult la frase: ” VERGOGNA! io l’avrei ammazzato squartandolo vivo e dandolo in pasto ai piranha quel verme!”

Mi piace ricordarli cosi. Costruttivi e sobri.

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Imbecille di sera, bel tempo si spera.

L’Italia è un paese che sta affondando.

E’ chiaro al 90% della devota popolazione.E non è per la politica demmerda, le canzonette trite e ritrite o l’alluvione nazional popolare che si ripresenta scontata come i Saldi a Natale. Affonda per la totale mancanza di professionalità. Non c’è la qualità dei servizi nè la professionalità in qualunque attività svolta.

Per questo io, quando devo farmi i cazzi della coppietta in evidente crisi che sbraita sotto il mio balcone voglio farlo con la massima professionalità. E infatti con molta nonchalance sono scivolata all’angolo della ringhiera a passo di leopardo sfilando l’immancabile nonchè insostituibile sigaretta scenica e mi sono goduta l’intensa conversazione, dal primo grido all’ultima bestemmia. Smadonnamento incluso.

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E mentre la sigaretta si accorciava e la mia cenere finiva nei vasi di terra che una volta erano rigogliosi di vivido verde (si, la botanica per me è un’utopia), riflettevo su quanta imbecillità ci sia nella vita di ogni donna dotata di ovaie e ormoni annessi.

Nella vita di ogni piccola, dolce, tenera pargoletta in fiore ci sarà un imbecille patentato. Come il vaccino. Ci siamo passate tutte. E’ il ciclo della vita.

Ci sarà un coglione che ci farà aspettare 50 minuti  perchè ci sta provando difronte la tua comitiva intera con l’ Adriana Lima de noiartri nonostante lei non gliela voglia dare nè in questo nè in un mondo parallelo, ci sarà un demente che dopo non averci visto per una settimana ci chiederà se abbiamo intenzione di andare in palestra, e si, ci sarà un deficiente che ci rinfaccerà anche solo il minimo nascosto ed implicito gesto di affetto nei nostri confronti con frasi come

Scusa,  so che hai il ciclo e la febbre e si vede che stai molto male, però dato che ho cucinato tutto io

potresti lavarli tu i piatti? non voglio che i tuoi coinquilini pensino a me come un tuo servo.

Forse, la semplice verità in tutto questo miasma post-infantile di emozioni inconcepibile è che c’è una fase in cui, a noi donne moderne ed emancipate esticazzi, l’imbecille piace.

Lo vogliamo. E lo cerchiamo. E nonostante tutti gli avvisi, gli “out” che la nostra psiche e i nostri amorevoli amici ci mettono sotto il naso noi, convinte come una presentatrice Avon e decise come Vanna Marchi  lo scegliamo tra tutta quella che ci sembra una schifosa normalità equilibrata e tranquilla e lo prendiamo con noi. Lo facciamo nostro proprio.

Lo facciamo nostro con frasi che scioriniamo agli amici dicendo (a noi stesse, in primis) quanto sia in realtà dolce, romantico, intelligente e sensibile con noi. Descrivendo bellamente uno sconosciuto. La cosa più inquietante, dopo le idiozie e le cattiverie gratuite che siamo in grado di assorbire come tappetini di spugna messi sotto il lavello del bagno, è che molto semplicemente c’è un momento, nella vita di ogni ormonauta che per accettarci, per sentirci convinte di noi stesse e sicure, ci autopuniamo con relazioni masochistiche che hanno come protagonista un imbecille che non ci vuole ma che, nella più ottimistica e assurda delle ipotesi, ci risolverà i traumi regressi con Papà se ci sentiremo stimata e desiderata dal Lenny Kravitz di turno: un cafone menefreghista ed ego dipendente. L’imbecille, appunto.

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Che poi, parliamoci chiaro, vivaddio questa magica intesa univoca svanisce se si è particolarmente fortunate nel giro di qualche mese. Per semplice sfinimento emotivo della vittima e per rottura di coglioni del machoman. Se si è particolarmente fortunate.

Io che sono “diversamente sfigata” ho sopportato tre anni di autoerotismo: la relazione, alla fine dei conti, l’avevo con me stessa.

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Un mese fa l’abbruttimento avuto difronte la tv e la costanza con cui, meticolosamente, guardavo una rete becera come Mtv mi ha fatto scoprire un’interessante telefilm che parla di ragazze un po’ trash un po’ chic con vena sarcastica pronta all’uso intente a vivere la vita in una New York imprevedibile. L’imbecille di turno non poteva mancare.

Anche in questo caso, davanti la tv depressa, sola e mestruata, non ho fatto a meno di analizzare la situazione in cui la protagonista grassocciamaconstile intrattiene questo mènage con un beota simil palestrato mantenuto dalla nonna. Perchè stare con uno che “gratta il mio cuore come fosse cibo per cani”?

Per nevrosi, stanchezza, voglia di pensare ad altro mentre arranchi in te stessa per distrarti e non volerti conoscere meglio senza dover pensare a quanto ti sta sul culo non riuscire a trovare lavoro. Tutte motivazioni in cui abbiamo sbattuto il naso.

In attesa della fine, della partita che ci sfiancherà e ci lascerà boccheggianti e agonizzanti al suolo, dovendo ammettere di aver toppato alla grande, di aver costruito qualcosa che non c’era e che non c’è mai stato. Inseguendo l’ossessione di poter essere madre, infermiera, segretaria e psicologa. Sperando di riuscire a svincolarsi da questa colla umana che ci tiene legati con il senso di colpa.

Raccogliendo improbabili ombrelli per la strada.

Aspettando comunque il bel tempo.

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