Perchè gli psicolabili sono dei miti in TV

Aver trovato un sacco maleodorante pieno di “vita vissuta precedentemente” nell’ armadio che uso come succursale del primocondiviso amorevolmente” appartenente ad una persona estranea (ndr. leggere estranea con un tono di disprezzo) mi ha spinto a reagire in un modo che, sul serio, non mi sarei aspettata.

Avevo voglia di piangere fino a svenire sul fantastico nuovo letto a due piazze con doghe in legno pensando, dolorosamente, a come possano cambiare le cose all’improvviso e alimentando la mia paura di morire da sola mangiata dai miei gatti. Invece, contro ogni previsione, ho passato le due ore seguenti cercando di capire come esprimere in inglese la parola “schifo” per trovare su tumblr la gif che meglio poteva rappresentare il mio stato d’animo.

Perchè il mondo sapesse come mi sentivo in quel preciso momento (ovvero in quelle due precise e terribili ore).

Dopo aver soddisfatto la mia voglia di malsana celebrità e condivisione sogghignando come una psicolabile difronte gli sguardi accusatori dei miei coinquilini (rispettivamente il mio cane e il mio ragazzo ed uno dei due credo stesse giudicando il mio modo di non occuparmi seriamente di lui) che rimproveravano il mio modo altrettanto psicolabile di reagire mi sono chiesta due cose:

  1. Perchè non sono la protagonista di un telefilm
  2. Perchè gli psicolabili sono sempre protagonisti di telefilm.

Ammettiamolo: gli spostati sono di gran lunga sopravvalutati in TV.

Vengono mitizzati, situazioni psicologicamente devastanti vengono presentate come “il meglio che possa capitarti nella vita” sorvolando sulla tremenda voglia di suicidarsi che serpeggerebbe nella mente di un individuo perennemente a disagio.

Ignoro chi sia stato il primo sceneggiatore a creare una sit-com dove lo psicolabile di turno godesse di simpatia e ampia stima da parte del grande pubblico nè conosco il talentuoso regista che, entusiasta, ha appoggiato totalmente questa grande e sperimentale idea di filmare psicolabili a contatto con il mondo reale (salutate Stanlio e Ollio). Di sicuro ho trovato un po’ di esempi a riguardo, esempi che, lo ammetto con brividi, io stessa seguivo appassionatamente prima che gli zombi entrassero prepotentemente nella mia vita con i loro urletti soffocati e quella dolce espressione di crudezza.

  • Una mamma per amica                                                                                                                                     

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Se io avessi davvero avuto una mamma come Lorelay Gilmore sarei in fila per il prozac al piu’ vicino sportello farmaceutico h24  (non fate quella faccia: presto esisteranno sotto qualunque semaforo di qualunque città).

Una volta, alla maturissima età di 25 anni, chiesi a mia madre se fosse il caso di iniziare o no una storia e/o frequentazione con il ragazzo che mi piaceva tanto e con cui dividevo la casa. Presa dal rimorso se qualcosa fosse mai andato storto (non è mai una geniale idea mischiare birra e sesso sotto lo stesso tetto) chiesi un parare alla mia saggia generatrice, ed il suo sommo verdetto fu: “dovresti farci del sesso. Se ti piace non fartelo scappare, se non ti piace amici come prima“.

Non ho dormito per una settimana.

Certo, ho seguito il consiglio ed è il mio attuale ragazzo ma nessun orgasmo potrà mai cancellare le due settimane di sertralina che ho ingurgitato sperando di cadere in un sonno senza sogni (credo).

  • Dexter

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Va bene, alzi la mano chi non ha mai sognato di uccidere a sangue freddo chicchessia sfogandosi per tutto il cinismo accumulato in un mese ed allo stesso tempo godendo come un maiale. Immagino che le mani alzate siano tante e che, detto ciò, molti di voi sarebbero corsi dal primo psichiatra in lacrime per aver strozzato il gatto della vicina.

Essere dei serial killer non è mai cosi figo, figuriamoci divertente.

  • Scrubs

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Ammettendo che JD merita a tutti gli effetti una medaglia al valore per la quantità ammirevole di figure di merda fatte anche solo in una settimana lavorativa (la sua) e in una settimana di cazzeggio guardandolo (il mio), non credo che saltare ripetutamente dall’avere una relazione con la tua migliore amica ad una crisi di nervi perchè il tuo capo continua a chiamarti “Susan” sia il massimo della vita.

La frustrazione ed il mobbing professionale sono tra le principali cause di stress fisico ed emotivo causando l’esplosione del cuore.

  • Diario di una nerd superstar

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Fino ad ora l’unica serie in cui la protagonista abbia davvero tentato il suicidio. La vita può essere molto difficile se le cheerleaders ti disprezzano ed il tuo ragazzo ti monta in silenzio nello sgabuzzino del bidello facendo finta di non conoscerti alla luce del sole. Peccato che sia difficile in tutti gli altri casi quando si ha 16 anni e il seno concavo.

Un consiglio spassionato? Non rifugiatevi nei blog, nella scrittura creativa, nell’immaginazione: come posso dimostrare (e come chi ha visto questa serie può osservare) non serve assolutamente a niente.

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Dimmi che facoltà scegli e ti dirò cosa non sarai.

“L’estate sta finendo” cantava qualcuno che sinceramente non ricordo e non ho voglia di andare a colmare la mia lacuna musicale del momento e, volendo essere banali, effettivamente si: le università italiane riprenderanno le attività e le lezioni pur con le pezze al culo. Con esse, miriadi di giovani e presuntuosi talentuosi studenti si immatricoleranno pieni di speranze e illusioni.

Ed io, dopo un mese condito di spiagge, mare, spiagge, birra, spiagge, posti abitati da discutibili abitanti e spiagge non potevo non perdere l’occasione di dispensare la mia perla del mese in questo momento cosi delicato e importante per l’istruzione personale: la scelta di cosa si vuole fare “da grande”.

Detto ciò, ecco una semplice guida universitaria sulla fauna che incontrerete.

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  • Farmacia e CTF

Ci sono due validi motivi per cui scegliere di immatricolarsi:

  1. Il vostro paparino è la gallina dalle pillole d’oro e siete seduti sui cuscini di una grande e grossa farmacia provinciale,
  2. Vi piacciono le droghe.

Nel primo caso: spero possiate bruciare all’inferno, stronzi. Auguri!

Nel secondo caso: qualunque cosa voi facciate e pensiate mentre siete intenti a coltivare la vostra personalità cinematografica e a guardare tutti con aria di “tantotunonpuoicapire” state lontano dalle preparazioni in polvere nei laboratori e non inzuppate l’indice in qualunque preparazione farmacologica stiate analizzando: la lingua del mio migliore amico sembrava un cappello di Lady Gaga. Per chi se lo stesse chiedendo si, lui fa parte della seconda categoria.

Non sarete Dr. Jeckill: non inventerete la “medicina dell’anno” e non vi servirà sballarvi in giro per sentirvi socialmente utili.

 

  • Medicina e Chirurgia

Ok, avete superato il fatidico test d’ammissione: macchebravi! Ora che avete fatto piangere di commozione mamma e papà avete analizzato almeno per una buona oretta quello che (davvero) vi attende?

Prima di sentirvi Lana del Rey intervistata da Fazio forse dovreste vedere i vosti futuri colleghi intenti a maledire il presente, temere il futuro e rimpiangere il passato: il tirocinio in ospedale può essere una gran brutta cosa senza una buona scorta di metadone.

Non sarete il Dr.House: smettetela di inventarvi nuove diagnosi per nuove (sfavillanti) malattie: solitamente le patologie sono sempre le stesse, i pazienti sono anziani che confonderanno presto “anale” con “orale” e ragazzine che berrano lavande vaginali come se fossero tisane alla menta.

In bocca al lupo!

 

  • Chimica

Oddio, ricordo la mia prima visita al dipartimento di Chimica: si respira frustrazione e ansia da prestazione. Chi sceglie questa via masochista e sadomaso ha tutta la mia comprensione (credo) e stima. E’ già abbastanza complicato studiare gli acidi invece di farseli e ideare battute sempre diverse pensando all’ossido nitrico, figuriamoci sentire ogni giorno la frase “ma dovrai andare all’estero, eh!”.

Da nevrosi.

Magari non sarete in corsa per il Nobel e la prima domanda che vi faranno dopo la laurea sarà su com’è il “menu’ baby completo+bibita a scelta” ma di sicuro avete buone probabilità di diventare cabarettisti professionisti.

 

  • Scienze Naturali

In assoluto i miei studenti preferiti. Vestono sempre come se all’improvviso dovessero partire per un’escursione nei boschi, i loro colori preferiti sono tutti quelli che possono aiutarli a mimetizzarsi in qualunque habitat scelgano di vivere e ti riempiono casa di piante che poi lasciano seccare ogni volta che vanno via in qualche posto isolato “a contatto con madre natura”.

Sono totalmente immersi nel loro ideale accademico: amano gli animali, l’ambiente, leggono “national Geographic” e ti guardano come se stessi ballando con uno scolapasta in testa al tuo “No, non amo stare sotto il solleone delle tre a passeggiare in montagna osservando la fauna locale in via d’estizione, grazie.”

Non sarete Bear Grylls, per l’amor del cielo smettetela di infilarvi in posti assurdi lontano dalla civiltà e dal buon senso e di mangiare piatti etnici e cibi inconsueti: non credo che la madre del vostro/a ragazzo/a apprezzerà gli scarabei caramellati al pranzo di nozze.

 

  • Ingegneria

Uno dei miei incubi ricorrenti subito dopo l’esame di maturità era quello di essere iscritta ad ingegneria: matematica, matematica e ancora matematica.

Esiste qualcosa di piu’ brutto? Forse. Sembra essere ancora una facoltà d’estrazione prettamente maschile, quindi aggiungeteci orde di maschietti convinti di salvare il mondo costruendo Mazinga e Transformers vestiti in giacca e cravatta dal primo giorno di lezione o, in alternativa, nerd fissatissimi con i fumetti della Marvel (yuppi!)

Non sarete mai e poi mai Tony Stark: non progetterete il robot del millennio, non salverete il pianeta terra e non avrete una segretaria sexy che si bagna al vostro sontuoso passaggio. Vi chiederanno di lavorare gratis e, stanchi della magra situazione italiana, emigrerete all’estero (molto probabilmente in Germania).

Prima lo accetterete e meglio sarà.

 

  • Architettura

Ecco a voi gli artisti della scienza, i disneyani del sapere, gli stilisti degli edifici demodè. Con loro l’arte diventa costruzione e concettualità, praticità e anticonformismo. Ok, ho finito di impersonare Carla Gozzi, comunque: arricciano il naso come se sentissero puzza di uova marce quando si parla di ingegneri perchè, a quanto voci maligne dicono, gli architetti non dovrebbero esistere essendoci già ing. civili ed edili ma, dico io, perchè tarpare le ali all’arte?

Via libera a ponti di dubbio gusto e pilastri fantasiosi, dunque!

Non sarete Renzo Piano: c’è nè solo uno e mi pare abbia già fatto abbastanza. Grazie.

  • Design

Se la biologia e le cose strane e molto piccole non mi fossero piaciute avrei scelto questa facoltà. Non so come vivano gli studenti in maniera dettagliata ma so che si strafalciano i maroni tra lezioni di progettazione e programmi di disegno. Devono essere molto creativi (una sedia fatta di contenitori di uova biologiche non si costruirà da sola, miei cari) e cercano sempre di unire la praticità e l’inventiva all’impatto zero sull’ambiente. Costruttivo, no? Avete mai provato ad usare una loro lampada in fase di ultimazione? Personalmente avrei sempre paura di una esplosione improvvisa. Sono sicura che le forze militari reclutino designer per camuffare nuove armi di distruzione individuale. Lavoro, disegno, lavoro e tanto karma, infondo “Roma non è stata costruita in un giorno” e nemmeno l’Ikea.
Sarà difficile entrare a far parte delle menti creative (e un po’ inquietanti) del colosso mobiliare sopra citato: dopo tutta la sbobba fatta rovistando tra le discariche non vorrette mettervi anche a imparare lo svedese, no?

 

  • Biotecnologie

Misantropi diffidenti e aciduli, passano il tempo a fantasticare su creature geneticamente modificate e applicazioni biotecnologiche innovative, tipo vestiti che trasmettono la vitamina C solo indossandoli e che si ricarichino al sole. Usano i cromosomi per fare battute da NERD che in pochi capiscono e cercano sempre di manipolare e/o modificare tutto ciò che li circonda, cane incluso. Si riempiono d’orgoglio quando devono spiegare alla nonna e agli zii cosa studiano (salvo poi maledire i loro professori altrettanto sadici e minacciare il consiglio accademico di passare a Biologia).

Ho incontrato, qualche mese fa, una futura matricola universitaria completamente affascinata dal DNA e dalle modificazioni genetiche. Gli occhi le brillavano parlando di pipette e reazioni a catena della polimerasi e sognava di entrare nei RIS di Parma.

Poverina.

Non sarete Peter Parker, non vi morderà un ragno OGM e non vi trasmetterà dei fantastici super poteri. Al massimo romperete il gel per l’elettroforesi, esperienza che nella vita vi servirà immensamente (all’estero).

 

  • Giurisprudenza

La facoltà che conta, in assoluto, il numero piu’ alto di iscritti: ambizioni sociali e umanitarie o ambizioni economiche?

Ovviamente sta a voi come viverla e il perchè della vostra scelta. Sappiate, comunque, che la strada è lunga, la specializzazione è lunga e l’unica cosa che potrà salvarvi dall’annegare tra scartoffie burocratiche sarà l’adesione totale ad una incrollabile fede politica: ho conosciuto dei veri imbecilli che si sono fatti strada solo perchè hanno capito la parte giusta da seguire in toto.

Non farete parte dei grandi team protagonisti della tv: che sia la vecchia scuola di Ally Mc Beal o altro che fortunatamente ho la forza di NON seguire. Sarete in un mare di studenti con un mare di nozioni da imparare a memoria e non ci sarà nessun tailleur alla moda a salvarvi da questo brodo primordiale.

“cosi è, se vi pare”. 

  • Beni culturali e Lettere

Relax. Spegnete i cellulari, palmari, tablet e/o pc. Qui tutto è tranquillo, rilassante, bello da vedere e sentire.

E’ tutto molto accomodante: dalle ambietazioni ai prof. ed è raro trovare studenti con frequenti crolli nervosi (a meno che non siano invischiati in borse di studio e quant’altro: in tal caso i suicidi non sono cosi rari).

Chiunque abbia a che fare con l’arte è sereno, dedito alla contemplazione, in pace con se stesso. Ed io li invidio da morire soprattutto per il self-control nel non strozzare tutti quelli che li guardano come se fossero un branco di ritardati.

Non sarete Julia Roberts in “Monnalisa smile”: insegnare è un lusso che non si potranno permettere nemmeno i vostri nipoti. Scordatevi allievi sorridenti e cattedre pulite: addio relax, benvenuto zoloft.

 

  • Fisica

Non ho mai capito perchè gli studenti di Fisica finiscano sempre per somigliare a dei cantanti metal: capelli lunghi, barba incolta, vestiti trasandati. Inutile dire che sia le ragazze che i ragazzi vivono in mondi totalmente astratti dalla realtà: avere a che fare con personalità cosi psicolabili interessanti può essere un’esperienza grandiosa e al tempo stesso terribile.

Poi un bel giorno decidono di evolversi: tagliano i capelli e diventano persone serie mettendo su famiglia (in Inghilterra).

Non sarete Majorana: non scomparirete nel nulla lasciando nel mondo la vostra indelebile fama, anzi. Dovrete spiegare a vostro figlio perchè avete scelto di studiare fisica quando potevate fare la rock star. Auguri!

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  • Economia e commercio

Il prossimo sguattero incazzato con il mondo che proferirà la temibile frase “ah! il mondo è degli economisti” avrà in premio un armadio foppapedretti completamente montato con ante fissate e chiodi di ricambio. Sulla testa. E’ già insopportabile vedere questo ammasso di gente tiratissima tra i banchi che si atteggia a grande manager del prossimo futuro, dobbiamo anche sopportare i vaneggiamenti del complottista medio? Scusate la citazione di Scalfaro ma no, “io non ci sto”.
Non sarete Briatore: non sposerete una calabrese in cerca di popolarità (nel frattempo saranno tutte già emigrate a Londra) e non chiamerete vostro figlio con il nome di un animale protetto dalla forestale. Avrete il tempo solo di chiamare improbabili clienti dalla vostra postazione nel call center a Milano. Rassegnatevi e smettetela di sventolarci sotto il naso quelle orribili vuitton: vi serviranno come caparra quando dovrete lasciare il superattico per vivere in un gabbiotto in tangenziale.

  • Psicologia

Una volta avevo un amico (ho detto “una volta”) che mi fece notare quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, chi scelga di studiare psicologia abbia dei problemi personali da risolvere. Io non la penso cosi. Semplicemente adorano sentirsi utili alla collettività dispensando consigli a pagamento e disprezzando gli psichiatri. E’ difficile trovare una specializzazione che abbia un senso in questa facoltà: sono tantissime le casistiche in cui uno psicologo professionale e ben formato può essere d’aiuto ma, diciamolo, alcune anche no.
I peggiori sono sicuramente quelli che attuano il “salto della quaglia” da una facoltà di base ad un’altra per inseguire il sogno di una figura professionale che in Italia non esiste, tipo il “criminologo”. L’unica volta che ho letto questa parola era in televisione, scritta sotto il faccione truccato e infardato di una milfona con le ciglia finte. Non era un porno.
Smettetela di vedere “the mentalist” o robe del genere: in Italia scarseggiano i magistrati, figuriamoci se abbiamo il tempo di inventarci nuove figure professionali. In alternativa il telefono azzurro cerca dipendenti. In bocca al lupo.

  • Scienze politiche

Chi disse, tempo fa, che si dovrebbe togliere il valore legale alla laurea sicuramente stava pensando a questa facoltà. Avete presente Bossi e figlio? il duo biologico che da solo basta a mettere in discussione le leggi di Darwin sulla presunta evoluzione umana con alla base le scimmie? Ebbene, davvero pensate che serva una laurea “specialistica” per entrare in politica? Se nel corso gli esami principali sono “antologia della presa per il culo” e “tautologie del nuovo millenio” allora si. Banale dire che si dividono in due categorie: quelli di destra e quelli di sinistra, ovvero: quelli che si specializzeranno nel raccattare elettorato ricco in qualche lounge bar di prestigio e quelli che faranno comizi nei centri sociali. In ogni caso: tra convincere e vincere c’è di mezzo un “con”. Attenti a scegliere le vostre alleanze.
Non sarete mai un importante politico italiano: mi spiace dirlo ma sono ancora i medici e gli avvocati i vincenti ed i rappresentanti in questo paese. Sarebbe bello se uno studente con la passione politica e degli obiettivi reali e concreti si facesse strada in questo lerciume, ma la realtà è questa e la cannabis è illegale.

  • lingue

ah, le lingue! Quanta speranza e ambizione spruzzate ad occhio su questo percorso di studi sfaccettato e intrigante! C’è chi lo dipinge come “la panacea di tutti i mali” e chi lo indica come il porto sicuro di chi davvero non sa che cazzo fare della sua vita. Personalmente credo che sia un po’ inutile studiare tremila lingue quando non si conosce bene nemmeno la prima lingua che il mondo usa per comunicare. No, non mi riferisco ai messaggi sul sesso esplicito ma all’inglese. Qual’è il senso di studiare il russo quando in un qualunque congresso estero si parla in inglese e le decisioni vengono prese in inglese? Per abbordare l’ucraina tettona alla stazione del bus, direte voi. E io non posso che darvi ragione.
Non sarete traduttori di fama mondiale in giro per il mondo. O meglio: è improbabile che lo diventiate. Ci vogliono impegno, soldi per le scuole di interpretariato che costano come donare un rene ogni due settimane, impegno, soldi, soldi, soldi e sostanzialmente soldi. Se ce li avete buon per voi! (scrivetemi in privato, ore pasti. Grazie)

  • Medicina veterinaria

Quando ero una fanciullina curiosa del mondo circostante e con un ancora bassissimo livello di rancore dentro il mio giovane cuoricino anche io, ahimè, sognai per un breve periodo di tempo di diventare una veterinaria. Si. Una di quelle con il camice e le siringhette colorate che esamina le orecchie pelucheose di conigli e gattini. Evidentemente a mia mamma non piaceva l’idea, cosi decise di smorzare il mio entusiasmo dicendomi che un veterinario non si limita certo a curare gattini e pucciosi animali d’affezione, bensì dona sollievo a tutto il regno animale ed in particolare alle mucche e tori che possono soffrire di una improvvisa e dolorosa stitichezza e che, perciò, necessitano di una approfondita ispezione rettale fatta con energica passione infilando le braccia fino al gomito ed oltre ed espellendo, cosi, la tonnellata di cacca che un animale di quella mole può essere in grado di accumulare nelle settimane. Ricordo di aver abbandonato immediatamente il sogno di curare gli animali per prediligere quello di curare le persone. Poi mi resi conto che sempre di letame si tratta e forse, col senno di poi, meglio quello autentico che camuffato quotidianamente.
Non sarete mai “Barbie veterinaria” e “ken assistente veterinario”: puzzerete tutto il giorno, infilerete le dita in posti che mi rifiuto di scrivere su questo blog e credetemi, sarà ardua mantenere la messa in piega e il rossetto mat della Maybelline fresco e idratante fino a sera. In compenso vedrete placente di cavalla e vomito di cane intossicato dal bastardo di turno. Yeeeeah!

Benvenuti nell’era del “Bianconesimo”

Ci sono un mucchio di motivi per cui Francesco Bianconi merita la mia adorazione:

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  • E’ in grado di portare i capelli  stirati e unticci senza sembrare necessariamente un tossico
  • Mi fa venire voglia di tirare fuori dall’armadio i miei peggio vestiti vintage per atteggiarmi ad indie
  • Malgrado tutto, sotto massiccia dose di alcolici a base di rum, è in grado di non stonare.

Ignoro se la massa abbia le mie stesse motivazioni per trovarlo un grande cantautore ed un sentito e sensibile interprete, ma immagino che non debba essere facile gestire tutto il successo che improvvisamente ti travolge sei sei di provincia, toscano e asociale.

Insomma, come diceva intimidito Jhonny Depp “è difficile gestire un successo che in realtà non volevi”. Certo.

Ultimamente il processo di Bianconizzazione sta raggiungendo davvero l’apice, scavalcando di gran lunga addirittura il Gagarismo, anche se potrò sentirmi davvero soddisfatta quando le ragazzine la smetteranno di emulare quella seccia di Belen con i suoi orrendi capelli arancioni simil “scusa se mi sono finite le doppie punte nella tua pinta”.

La domanda è: è a questo che l’evoluzione sociale ci sta portando? alla finzione dell’intellettualismo? alla credenza di poter sbeffeggiare una presunta stratosferica cultura usando sempre la stessa camicia scolorita e lo stesso paio di pantaloni lerci? Una delle pecche di chi crede di avere dello stile innato è sicuramente la ripetitività nauseante.

Potrei anche tollerare una camicia al giorno per sette giorni purchè una settimana contenga otto dì, invece siamo ancora in questo universo dove Barbara D’urso decide di “volare all’estero” invertendo la rotta dei cervelli in fuga, quindi credo proprio che dovrò adattarmi e alla peggio pazientare.

A meno che non si sia aperto un nuovo discopub ispirato agli anni ’70 che distribuisce MDMA gratis evidentemente qualcosa

Il baffo è anni settanta.
Il baffo è anni settanta.

sta cambiando. E il verbo “cambiare” di solito non indica necessariamente un miglioramento. Una cosa che il sound maturo dei Baustelle ha portato è l’incredibile ondata di ex hipster (che sono a suon di ironia anche peggio degli hipster fatti e finiti) che si proclama fan di Bianconi & Co.

Avete notato anche voi che Bianconi & Co. potrebbe essere il nome di una multinazionale? Brutti complottisti che non siete altro.

Ondata infoiata dedita all’imitazione completa e totale. Ancora, comunque, non ho capito a cosa serva fotografare posa ceneri e scarpe in bianco e nero collegandoli al gruppo in questione ma sono fiduciosa e conto di arrivarci almeno per metà settembre.

Comunque sia ho prenotato il parrucchiere per un bel taglio carrè con frangia venerdi’ e sabato mi aspetta l’armadio di mia nonna con dei pezzi intramontabili da provare.

Au revoire.

Imbranati si nasce

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Estate del ’97. La palla vola verso di me, un impeto improvviso e innaturale di volerle andare incontro mi pervade, voglio prenderla, farle cambiare direzione. Il bagher da dilettante espone troppo le ossa giovani e spigolose del mio polso che rilanciano la bomba fuori dalla portata di qualunque bipede facente parte del cerchio formato nel cortile della scuola. Finisce sul tetto, incastrata tra le tegole e la grondaia.

Dallo sguardo delle mie compagne di classe capii che la pallavolo, come direbbe Venditti, non sarebbe mai stato “il mio mestiere”. Figuriamoci l’hobby.

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Io ci ho provato. Lo giuro. Nonostante la noia mortale e le leggi della fisica apertamente violate ho visto almeno un quarto di Mila e Shiro, riuscendo, negli anni, ad avere al massimo la capigliatura di lei. Ho provato a far canestro decidendo di darmi al Basket e di bazzicare in un campo da gioco semi-serio malgrado le escoriazioni e i vari incidenti di percorso (letteralmente parlando) sulla mountain bike, mentre le suddette palle venivano casualmente tirate tra le ruote della mia prima bici, quella seria, traumatizzandomi.

Ho provato anche a darmi alla ginnastica, quella artistica e quella ritmica. Difronte l’incompatibilità di carattere che si fomentava di anno in anno tra me e le malefiche sfere i miei non potevano far altro che arrendersi all’evidenza e affidarsi all’ultima spiaggia: il corpo libero e i nastrini colorati.

Peccato che il duo poco professionale che impartiva tronfio lezioni di “armoniosità” fosse formato da una nevrotica anoressica perennemente affamata e di conseguenza amichevole come un dobermann chiuso in un sacco per tre giorni e da un pedofilo mellifluo e palpeggiante a oltranza. Ragion per cui il mio attrezzo preferito non era la cavallina.

La costanza con cui i miei insistevano sul fatto che dovessi fare uno sport a tutti i costi dipingendo l’immagine inquietante di una me adulta emarginata e disadattata (che, a volte, mi rispecchia tutt’ora) ebbe l’effetto contrario: allontanarmi da qualunque attività di tipo fisico prediligendo la scrittura e la lettura. Era facile e lo è ancora. Scrivendo non finisci per dire stronzate (questa regola non vale per tutti), hai bisogno di pensare, gli equivoci non esistono e, di conseguenza, mi evito figuraccie atomiche che io amo definire alla Susan Mayer o alla Bridget Jones che spesso costellano la mia vita.

Io non lo so cosa ho fatto di male per nascere imbranata. Nemmeno i miei lo sanno.

Perchè imbranati si nasce.

Ve lo dico io.

La continua sollecitazione a non esserlo non fa altro che aumentare questo effetto fenotipico impossibile da mascherare, come una fontana che esplode. Un chiaro esempio di questo fenomeno epigenetico erano le serpeggianti e malcelate offese di mio padre appuntate li cosi, giusto per ricordare quanto io non sia il modello di figlia che immaginava e che, credo, ogni genitore abbia nascosto nel cassetto della biancheria intima, tra i buoni propositi andati a male e le speranze perse.

Le sue erano sempre le solite risposte a mie considerazioni di tipo generico, che variavano dal tempo alla condizione politica dello stato: “vedi? questo succede perchè non hai mai voluto fare sport.”

Vi state chiedendo “ma che cazzo c’entra”? Bravi. Benvenuti nel club.

L’imbranato, di per se, ha molta immaginazione. E’ un sognatore. Si adatta alla realtà che lo circonda molto bene ma finisce sempre per vivere qualunque avvenimento come se lo raccontasse in terza persona, spesso armato di sarcasmo e ironia a sprazzi.

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Sicuramente non molto pratici e un pò nevrotici compensano la mancanza di agilità e flessibilità con una buona dose di ottimismo accompagnata da particolari velleità letterarie, e quelle aiutano sempre. Fidatevi.

Mi piace pensare che la condizione irreversibile degli imbranati fornisca loro una marcia in più, una sorta di resistenza a determinati contraccolpi morali ed emotivi, come l’anemia falciforme e la resistenza alla malaria. Scusate, deformazione professionale.

Cult la frase pensata difronte un ostacolo imminente politicamente scorretta (e anche sintatticamente, malgrado le velleità di cui sopra): “c’è chi può e chi non può. Io può”.

E si, lo dico anche io.

Molto spesso.

Emilia paranoica

Posto che la frase “ah, ma sei scampata all’Aquila? Beh allora figurati se ti ricapita. Camperai cent’anni!” porti una sfiga atomica, mi ritrovo nolente (volente per ben altre ragioni) a riviverlo.

SI. Perchè l’Aquila, evidentemente, non mi era bastata. Perchè “il primo amore non si scorda mai” e tanto per essere fortunati e inconsapevolmente masochisti a volte le brutte esperienze ritornano, per essere ricordate e per ricordare quanto ci si lascia alle spalle e quanto si decida di portarsi dietro.

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Da studente fuorisede, trasferito, paranoico e ossessivo-compulsivo ti aspetti solo tranquillità.

Mi correggo: la pretendi. Ma non come Raf, che lo cantava sui palchi pretendendo la fama sulla scia banale del sentimentalismo pseudo-erotico, la pretendi totalmente, con tutto te stesso, senza compromessi di genere e di sorta.

Ed è quando viene tradita l’aspettativa che ti scontri con la realtà: le percentuali, la statistica, la “fortuna” o il destino fanno parte solo di Topolinia (o di un testo della Amoroso). Non di questo pianeta. Non qui, dove se sopravvivi a un terremoto che, ben inteso, ha lasciato vittime più per negligenza umana che per tragedia naturale, non è detto che non si possa rivivere, ripresentare o farsi sentire.

La cosa più bella, caratteristica di certi momenti, quando a Parma arriva di sottofondo, quasi strisciando, una scossa crescente, sono le espressioni con cui mi guarda subito dopo chi mi è accanto in quel momento. Chi sa “da dove vengo” e “cosa ho passato”. Mi guarda come se da un momento all’altro possa prendere il cane e lanciarlo dal balcone improvvisandomi Joe Di Maggio, cosi, come se fossi colta da un raptus di follia improvvisa. Non capiscono, i novellini, che al ripresentarsi di un evento emotivo del genere, che ti ha lasciato spiazzata già una volta, con cui hai dovuto lottare e lasciare il campo di battaglia per rifarti di illusioni altrove, l’unica cosa che l’adrenalina è in grado di stimolarti è l’ansia. Ma non un ansia da

“pre-esame”, quella nervosa, invadente, che ti fa mangiare le unghie e urlare con il vicino di casa in mutande. Quella subdola, sottile, che si insinua piano dentro e ti spegne. Che non ti fa dormire dandoti comunque un’apparenza tranquilla, posata, consapevole, quando alla fine non è che hai raggiunto l’illuminazione, il “nirvana” beneamato. La verità è che non te ne frega una cippa lippa di quello che ti succede intorno. Apatia totale. Perchè pensi che tanto, comunque vadano le cose, è tutto inutile. È tutto superfluo. Pensi che sia inutile inventarsi delle rassicurazioni, dei progetti, dei modi di reagire. Il vademecum di “cosa fare durante il terremoto”. Gran cazzata. Perchè non  lo fanno di “cosa fare dopo un terremoto”? Quando nessuno può darti la certezza che non lo rivivrai? Quando i sismologi e i geologi (tutta brava gente, per carità) fanno gli splendidi dopo, e tu vorresti solo dirgli:”ma farvi un account su twitter? Che quando avete dei dubbi magari ce lo postate cosi, all’amicizia, e con un hashtag si salvi chi può?”

Per non parlare poi della solita masnada di pietà mista a banalità melanconica, densa di esibizionismo gratuito da far sfiatare sul momento usando tg locali che si improvvisano talk-show con sprovveduti cittadini spaventati che confondo la vita privata con la cronaca reale dettagliando tutto. Incluso il loro dormire con seguito di stupore al risveglio per non aver “percepito nulla, com’è possibile?”.

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Nella mia patologica indifferenza l’unico pensiero che valga la pena di non essere considerato cinico e disfattista va alle vittime (nuove) di questo sisma.

Cosa avranno pensato? Cosa stavano facendo? Gli daranno delle direttive minime su come ricostruire una vita spesa al risparmio? Avranno il coraggio di rimettersi in piedi e di guardare con voglia di ricominciare le macerie rimaste? Sposteranno le loro vite “altrove”?

Intanto io, anche se ancora ventenne, tesa tra una nazione incapace di costruire ma che illude di saper ricostruire e i tagli alla ricerca e al lavoro perdo progressivamente la capacità di guardare al domani.

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Un punto e a capo

 

Tempo fa chiesi a un’ amica che studia Fisica come mai avesse scelto questa facoltà.

Mi rispose con candore che si accorse di sorridere quando si occupava di particelle atomiche. Forse la banana su cui siamo scivolati è proprio questa: dimenticare che nonostante i vitalizi politici, le polle strapagate, i raccomandati e l’estero che incombe perché l’Italia non può vantare un futuro certo ai suoi studenti la possibilità di fare ciò che piace credendoci esiste ancora.

Nel film “Melinda e Melinda” di Woody Allen, due autori teatrali discutono del senso della vita. Uno sostiene che è comica, l’altro che è tragica. E, per dimostrare ciascuno la propria tesi, s’inventano due storie parallele con la stessa protagonista: Melinda. Nella versione tragica, Melinda scopre che l’uomo che ama la tradisce con la sua migliore amica, e tenta il suicidio. In quella comica, Melinda s’innamora e si fidanza con un pianista. Tutto sta nel saper capire il bivio della sopravvivenza e scegliere che tipo di Melinda interpretare. Scegliere di subire ancora oppure no e se fiaccarsi al di sotto di leggi ingiuste che vogliono dei lavori qualunque in una nazione che qualunque non lo è mai stata.

Mettere un punto e ricominciare.

Ma sul serio questa volta, ancora meglio senza pandemie e crisi da “fine del mondo” .