Il mio amico “scolapasta”

Tra le varie ed eventuali cose che mi sono state dette tanto per etichettarmi in qualche concepibile modo, cercando di descrivere la mia abominevole e terrorifica figura, c’è stato l’aggettivo esilarante “troppo selettiva“.

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Che poi, traducendolo in lingua pagana dovrebbe essere letto come “te la tiri“, “elitaria“, “con la puzza sotto il naso“, “snob” e dulcis in fundo “arida“.

Adesso, nel corso della mia vana esistenza, sono stata chiamata in molti modi orrendi: acida, stronza, opportunista, alcolista (sebbene sia una verità di fatto ben diversa da un’opinione), cinica, Carmen etc. etc. ma ci tengo a precisare che spesso, la gente comune, ritiene che fare amicizia anche con il divano di casa propria e descrivere tutto con “maccheccarino“! e “wow” sia da persone equilibrate e sane.

Indi per cui io, che ho dei criteri selettivi ben precisi sui quali mi baso per far si che altri individui attraversino quella linea gialla che contorna le mie periferie organiche sperando di sfiorare me medesima, sarei la disadattata sociale.

L’altra sera mi è successo di avere una discussione proprio su questo.

D’altra parte è inutile insistere su quanto io debba aprirmi ed evitare muri e barriere emotive verso chi “non conosco ancora” basandomi su pensieri e sentori avuti appena vista e/o minimamente ascoltata l’altra persona, purtroppo è piu’ forte di me.

La cosa grave è che se incontrassi un’altra come me so che anche io le darei probabilmente della snob, ma mi è proprio impossibile varcare la soglia dell’umanità spicciola: questa cosa fa parte del mio essere e mi rende ciò che sono, come la cocaina e la fantagrammatica caratterizzano Lapo Elkann.

Un marchio di garanzia.

Fatte queste premesse, ci sono delle categorie che dovranno fare un po’ piu’ fatica di tutti gli altri bipedi ambulanti sulla terra, e dunque sono:

  • Gli sportivoni.

A me lo sport non piace. Lo trovo inutile, tedioso, sfiancante e subdolamente competitivo. Quando ero una bambina con il sogno di trovare la cura per la fibrosi cistica e di vincere il premio Pulitzer, quei due psicolabili dei miei genitori pensavano che io dovessi fare necessariamente sport: sono passata dalla pallavolo (conati di vomito) al basket, tennis, attraversando poi la piscina comunale, il percorso a ostacoli ginnico e persino palla tamburello. Si, tamburello.

I risultati? mi annoiavo e anche se dopo un po’ per pura inerzia diventavo decentemente brava comunque mi annoiavo perchè volevo provare qualcosa di nuovo.

Alla fine tornavo a casa lievemente tonica ed esuberante come Piero Pelù dopo una puntata di Voice.  Hanno inventato i Kellog’s, la droga,Diva e donna e le creme snellenti/tonificanti. Quindi lungi da me stringere amicizie improbabili con chi dedica la sua vita a spruzzare acido lattico da tutti i pori. 

  • I cinofili estremisti

Mi fanno paura. Sinceramente, quanto può essere sano un rapporto morboso con il proprio cane? Non capisco quelle persone che a un aperitivo continuano a parlare a ruota del proprio quadrupede manco fosse il figlio appena sgravato di un mese e tre giorni

“ah guarda sto bene, solo che Frizzy ieri ha avuto una colica e mi ha fatto stare in pensiero. Sono stata tutta la notte in piedi a cambiarle il pannolino”.

Orrore. 

Sono cinefila, non cinofila. Grazie.

 

  • i citazionisti

Sono i miei preferiti. E’ facile riconoscerli: intasano la bacheca degli ignari amici di citazioni abbastanza banali per poi scrivere un loro autentico pensiero due volte all’anno (spesso in linea con gli argomenti della D’Urso su canale 5 il pomeriggio precedente).

Non si sbilanciano mai su nulla: usano i colori pastello, portano spesso i capelli legati, non si truccano mai in maniera “distintiva” nè cercano di attirare l’attenzione in alcun modo ispirandosi alla tappezzeria del locale/stanza in cui si trovano: in caso contrario c’è il rischio altissimo che possano mostrare di avere della personalità.

 

  • Quelli che non hanno dei generi musicali d’appartenenza.

Qui è d’obbligo un distinguo: a meno che tu non abbia sviluppato nel corso degli anni il tuo gusto/stile personale e poi abbia conosciuto il principe azzurro a cavallo di una Harley con tanto di tatuaggio degli Iron Maiden (se condividi il genere) per poi sposartelo all’istante, dovresti entrare in psicoanalisi.

Seriamente.

La musica è una delle piu’ alte espressioni umane; non c’è niente che sia in grado di rappresentare ciò che siamo piu’ della musica. Chi non ha mai avuto edificanti conversazioni del tipo “abbassa il volume! questa non è musica!/fatti i cazzi tuoi, non capisci un cazzo!” con i propri genitori non può capire.

Ascoltare musica indipendentemente le prime volte sancisce un vero e proprio patto con te stesso, l’io profondo che impari lentamente a conoscere. Tu sei tu, ti piace questo genere perchè ti senti cosi, te ne senti rappresentato e, anche se un giorno dopo i Metallica e i Sex Pistols ascolterai Battisti il periodo di ribellione causata dal distacco fisiologico del cordone ombelicale ti apparterrà per sempre. 

Non si può non avere la propria identità musicale plasmandola su gusti e crescite altrui, rispondendo odiosamente a chi chiede “cosa ascolti?” la temibile frase “un po’ di tutto“.

 

Queste categorie, se messe insieme in una specie di potentissima reazione ad altissimo rilascio di energia libera, crea la categoria degli “scolapasta“: termine coniato da una mia collega per indicare chi ha la stessa personalità e savoir faire dello strumento culinario sopracitato.

E io, con gli scolapasta, a parte gli spaghetti non ho nulla da spartire.Immagine

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