Ormonauta

Il mio capodanno è stato piu’ alternativo del vostro

Malpela non c’è.

E’ andata via.

Se n’è andata a Londra, con la famiglia riunita, a festeggiare il Natale & Co. lasciandomi nella provincia. E siccome io non sono una persona che segue la routine (e ho trovato bellissime le foto di lei instagrammate con sfondi molto molto british) ho deciso di saltare il fosso anche io, di smettere di balbettare ogni volta che mi si chiede “matucchefaiacapodanno?” e ho preso la saggia decisione: lo passo in famiglia senza fare una emerita ceppa. Senza avere sensi di colpa postumi perchè non ho passato abbastanza tempo in casa prima di tornare al Nord.

Ci sono una serie di vantaggi nel passare il cenone/capodanno tumulata tra il parentado stretto, vantaggi cosi pregnanti che mi sento di elencare (sempre per questioni di chiarezza editoriale, comunque):

  • Non hai bisogno di conciarti come se stessi partecipando al carnevale di Rio: una felpa e il pantalone del pigiama vanno piu’ che bene per il primitivo casereccio,
  • non devi invertarti frasi di circostanza e giri di parole con amici di amici che, come squali, ti faranno le solite domande infime: una volta superate quelle del parentado puoi rilassarti (sul divano di casa)
  • il sopracitato divano di casa
  • non c’è pericolo di foto vergognose pubblicate, nel dopo sbronza, in giro sul web: tua sorella con la tinta in testa si fiuterà di mettere in carica la digitale.

C’è da dire che avrei voluto (quantomeno preferito o mi sarebbe piaciuto) un minimo di entusiasmo e di partecipazione in piu’ da parte dei miei, tipo che ne so: del pesce panato a forma di stella, delle candele rosse stile “esorcismo di Emily Rose” oppure dei cappellini di carta colorata da indossare durante l’ultima cena dell’anno.

Invece non sono nemmeno riuscita a convincere mio fratello a staccarsi dalla console di gioco tarocca.

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Di sicuro passarlo in famiglia evita tutte le ansie relative al “dove/quando/con chi“, il must per eccellenza del “tidevidivertire” perchè altrimenti se allo scoccare della mezzanotte non stai avendo un orgasmo o non hai le pupille dilatate l’anno che verrà sarà una merda. La pantofolaia non è necessariamente uno stile di vita ma può essere una valida alternativa alla piazza in “festa e musica” citata anche dal tg5 e dall’Espresso.

Ho passato gli anni precedenti ad abbuffarmi nei cenoni familiari per poi uscire e andare a ballare con le amiche, incontri che finivano sempre in gesti di ubriachezza molesta con Malpela che mi reggeva la fronte dietro al parcheggio del locale.

Quest’anno no. Quest’anno ho scelto la sobrietà del vino rosso in un bicchiere di Nutella slavato, non ci saranno fuochi d’artificio e tacchi rotti mentre si balla “i just can’t get enough” ma solo opere di bene e tanto, tanto affetto fraterno e comprensivo.

Sono cosi calata nella parte della figlia presente e amorevole che ho anche convinto il mio ragazzo ad andare al cenone della sagra del paese con i suoi genitori, pur di fargli vivere la magia dell’unione familiare, ignorando totalmente le sue minacce di suicidio se mai si dovesse trovare a ballare l’hully gully.

In questo giorno cosi importante per l’umanità intera, comunque, dopo i cani con il crepacuore perchè la portiera ha deciso di farsi esplodere una mano, c’è una categoria in particolare a cui mi sento molto vicina: le donne gravide. Non potranno bere fino a svenire sul pavimento di casa degli amici di famiglia mentre aspettano il loro giro di dadi a Monopoli e questo, concedetemelo, è un male che non augurerei a nessuno.

Come il “mercante in fiera” prima del panettone.

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Ormonauta

Il mio amico “scolapasta”

Tra le varie ed eventuali cose che mi sono state dette tanto per etichettarmi in qualche concepibile modo, cercando di descrivere la mia abominevole e terrorifica figura, c’è stato l’aggettivo esilarante “troppo selettiva“.

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Che poi, traducendolo in lingua pagana dovrebbe essere letto come “te la tiri“, “elitaria“, “con la puzza sotto il naso“, “snob” e dulcis in fundo “arida“.

Adesso, nel corso della mia vana esistenza, sono stata chiamata in molti modi orrendi: acida, stronza, opportunista, alcolista (sebbene sia una verità di fatto ben diversa da un’opinione), cinica, Carmen etc. etc. ma ci tengo a precisare che spesso, la gente comune, ritiene che fare amicizia anche con il divano di casa propria e descrivere tutto con “maccheccarino“! e “wow” sia da persone equilibrate e sane.

Indi per cui io, che ho dei criteri selettivi ben precisi sui quali mi baso per far si che altri individui attraversino quella linea gialla che contorna le mie periferie organiche sperando di sfiorare me medesima, sarei la disadattata sociale.

L’altra sera mi è successo di avere una discussione proprio su questo.

D’altra parte è inutile insistere su quanto io debba aprirmi ed evitare muri e barriere emotive verso chi “non conosco ancora” basandomi su pensieri e sentori avuti appena vista e/o minimamente ascoltata l’altra persona, purtroppo è piu’ forte di me.

La cosa grave è che se incontrassi un’altra come me so che anche io le darei probabilmente della snob, ma mi è proprio impossibile varcare la soglia dell’umanità spicciola: questa cosa fa parte del mio essere e mi rende ciò che sono, come la cocaina e la fantagrammatica caratterizzano Lapo Elkann.

Un marchio di garanzia.

Fatte queste premesse, ci sono delle categorie che dovranno fare un po’ piu’ fatica di tutti gli altri bipedi ambulanti sulla terra, e dunque sono:

  • Gli sportivoni.

A me lo sport non piace. Lo trovo inutile, tedioso, sfiancante e subdolamente competitivo. Quando ero una bambina con il sogno di trovare la cura per la fibrosi cistica e di vincere il premio Pulitzer, quei due psicolabili dei miei genitori pensavano che io dovessi fare necessariamente sport: sono passata dalla pallavolo (conati di vomito) al basket, tennis, attraversando poi la piscina comunale, il percorso a ostacoli ginnico e persino palla tamburello. Si, tamburello.

I risultati? mi annoiavo e anche se dopo un po’ per pura inerzia diventavo decentemente brava comunque mi annoiavo perchè volevo provare qualcosa di nuovo.

Alla fine tornavo a casa lievemente tonica ed esuberante come Piero Pelù dopo una puntata di Voice.  Hanno inventato i Kellog’s, la droga,Diva e donna e le creme snellenti/tonificanti. Quindi lungi da me stringere amicizie improbabili con chi dedica la sua vita a spruzzare acido lattico da tutti i pori. 

  • I cinofili estremisti

Mi fanno paura. Sinceramente, quanto può essere sano un rapporto morboso con il proprio cane? Non capisco quelle persone che a un aperitivo continuano a parlare a ruota del proprio quadrupede manco fosse il figlio appena sgravato di un mese e tre giorni

“ah guarda sto bene, solo che Frizzy ieri ha avuto una colica e mi ha fatto stare in pensiero. Sono stata tutta la notte in piedi a cambiarle il pannolino”.

Orrore. 

Sono cinefila, non cinofila. Grazie.

 

  • i citazionisti

Sono i miei preferiti. E’ facile riconoscerli: intasano la bacheca degli ignari amici di citazioni abbastanza banali per poi scrivere un loro autentico pensiero due volte all’anno (spesso in linea con gli argomenti della D’Urso su canale 5 il pomeriggio precedente).

Non si sbilanciano mai su nulla: usano i colori pastello, portano spesso i capelli legati, non si truccano mai in maniera “distintiva” nè cercano di attirare l’attenzione in alcun modo ispirandosi alla tappezzeria del locale/stanza in cui si trovano: in caso contrario c’è il rischio altissimo che possano mostrare di avere della personalità.

 

  • Quelli che non hanno dei generi musicali d’appartenenza.

Qui è d’obbligo un distinguo: a meno che tu non abbia sviluppato nel corso degli anni il tuo gusto/stile personale e poi abbia conosciuto il principe azzurro a cavallo di una Harley con tanto di tatuaggio degli Iron Maiden (se condividi il genere) per poi sposartelo all’istante, dovresti entrare in psicoanalisi.

Seriamente.

La musica è una delle piu’ alte espressioni umane; non c’è niente che sia in grado di rappresentare ciò che siamo piu’ della musica. Chi non ha mai avuto edificanti conversazioni del tipo “abbassa il volume! questa non è musica!/fatti i cazzi tuoi, non capisci un cazzo!” con i propri genitori non può capire.

Ascoltare musica indipendentemente le prime volte sancisce un vero e proprio patto con te stesso, l’io profondo che impari lentamente a conoscere. Tu sei tu, ti piace questo genere perchè ti senti cosi, te ne senti rappresentato e, anche se un giorno dopo i Metallica e i Sex Pistols ascolterai Battisti il periodo di ribellione causata dal distacco fisiologico del cordone ombelicale ti apparterrà per sempre. 

Non si può non avere la propria identità musicale plasmandola su gusti e crescite altrui, rispondendo odiosamente a chi chiede “cosa ascolti?” la temibile frase “un po’ di tutto“.

 

Queste categorie, se messe insieme in una specie di potentissima reazione ad altissimo rilascio di energia libera, crea la categoria degli “scolapasta“: termine coniato da una mia collega per indicare chi ha la stessa personalità e savoir faire dello strumento culinario sopracitato.

E io, con gli scolapasta, a parte gli spaghetti non ho nulla da spartire.Immagine

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Essere un “fucking loser” con stile

Basta mentire.

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Per anni ho fatto finta di essere una studentessa fuorisede mediamente figa, ispirandomi allo stile di American Apparel e scegliendo una facoltà difficile cosi che i miei potessero sentirsi come San Giuseppe e la Madonna quando gente comune chiede cosa io faccia nella vita.

E anche per una mia vena labilmente megalomane, ma questo è un altro discorso.

La verità è che la vita fa schifo, l’università fa schifo e tutto sta andando in rovina. Ormai i giornali non perdono occasione di dire quanto tutti siano nella merda e quanto la crisi stia rendendoci piu’ nevrotici ed esauriti con il terribile risultato di avere la dialettica della Maionchi e l’aspetto di Patty Pravo la mattina, dopo una nottata di vodka lemon.

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C’è cosi tanta competizione in giro che anche vendere subdole creme all’estratto di mela e guaranà (ho imparato stamattina a scriverlo ma ancora non capisco cosa sia veramente e a cosa serva) diventa il sogno inarrivabile dei ventenni (se paragonato a quello di cantare avendo come coach Miguel Bosè sicuramente piu’ dignitoso).

Il problema è che, tra guerre annunciate e flop finanziari, se lo studio della storia mi ha insegnato qualcosa, è che la gente continuerà a fare cazzate finché non ci distruggeremo del tutto.

Tanto vale farlo con stile e prendere per il lato positivo la “tremenda battaglia che ci attende” come disse Albus Silente prima di morire fulminato.

1) rebel rebel

i ribelli piacciono a tutti. Ovunque vadano trovano sempre il posto libero per loro e qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, paga il loro rivoluzionario drink  (una volta ho ordinato un Alexander a fine agosto sentendomi rispondere “ma è un drink invernale!”.Hanno parlato di me per mesi). Andare in giro con robe usurate da un po’ e l’aspetto trasandato è il passpartout per una serata alternativa e una sbronza in comunità (non è un errore: per “comunità” intendo davvero quella con i tossici). Muoviti come se sapessi precisamente dove stai andando e cosa stai facendo anche quando non ne hai assolutamente la piu’ pallida idea. Il monologo di un famoso film (che ora sinceramente non ricordo, ah ah) diceva “le persone piu’ intelligenti che conosco a quarant’anni non sapevano cosa fare“. Ottimo. Segui questa linea quando parli con qualcuno, poi infilaci la pace nel mondo e i diritti del Tibet.

Buon divertimento.

2) hot dog and beer

Ammettiamolo: è ora che l’Italia la smetta di darsi delle arie da “novelle cuisine” e si converta al cibo spazzatura.

Ok, anche no. Sinceramente mi suiciderei se dovessi mangiare tutti i giorni al Mc Donald e forse il mio fegato inizierebbe a deambulare da solo prima che mi decida a farla finita, ma in tempi di crisi temo che lo studentato non possa permettersi la trattoria “da Mario” per un bel po’. Dulcis in fundo: il cibo arrivabile esiste e può anche non essere necessariamente cancerogeno.

Munisciti di birra e panini passabili. Il tuo solito gruppo di amici (se italiani sfigati come e quanto te) saranno ben felici di accompagnarti. A meno che non siano nipoti e/o cugini di un politico. In tal caso piantagli l’apribottiglie in un occhio. Grazie.

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3) I don’t care!

Una canzone dei Nirvana lo ripete per una ventina di volte. Dobbiamo davvero discutere su quanto fossero degni di venerazione i Nirvana? Per cortesia.

Allontanati immediatamente da amici/parenti che stanno per conseguire la laurea e/o hanno trovato un lavoro: sarà solo un eccesso di bile.

4) this must be the place

Avete presente la stanza che occupate sborsando 500 euro? Scordatevela.

In compenso però, prima di deprimervi al primo bancone del bar, pensante a quanti stimoli potreste avere rimanendo per la strada e vivendo sotto i ponti: preparatevi a scrivere un e-book che sbancherà tutto raccontando le vostre estreme esperienze.La penna e un misero taccuino saranno la vostra coccinella portafortuna (se vi state chiedendo perchè dovreste usare cose obsolete come penne e fogli ricordatevi che avrete venduto il vostro pc per comprare una stecca di sigarette contrabbandate. Lo stile costa sacrifici).

Vivrete di rendita e i vostri disgraziati genitori potranno dire “menomale che alla fine la laurea non l’hai presa”.

5) Ouch!

Non abbiate paura di farvi notare, farvi conoscere e mettervi sempre alla prova.

Lasciate che i vostri curriculum giungano sui tavoli di qualunque esercizio commerciale rendendoli veri e propri pisciatoi per cani randagi e che le vostre mani possano toccare qualunque cosa vi possa tornare utile.

Anche tentare di fare gli eroici in una rissa potrebbe avere dei risvolti inaspettatamente grandiosi. Infine, se tornate indietro senza qualche arto avrete l’assegno d’invalidità, e in fondo è perfetto, perché chiunque sa che la roba gratis è chic.

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Se doveste mai sentirvi troppo sicuri del vostro successo e del fatto che la vostra vita non attraverserà mai l’ombra di una crisi economico/intellettuale e se pensate che questo pezzo possa essere esagerato e fuori luogo, ricordatevi che in questa edizione di Amici di Maria con i vari serali e le prove strappamutande Emma Marrone non ha ancora detto, nemmeno una volta e nemmeno per sbaglio, frasi come “ce sta passu” o “com’aggiu fare“.

Nonostante Belen abbia sgravato.

Brutti stronzi insensibili.

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