Le sorprese sessiste dell’uovo di Pasqua

Tempo fa trovai un blog chiaramente femminista contro le differenze sessiste continuamente propinate in modo subdolo e subliminale attraverso i media.

Obiettivamente? pensai che fossero degli invasati (molto probabilmente invasate), di quelle che si rifiutano di depilarsi le ascelle solo perchè “io sono mia e se voglio puzzare sono qatsi miei brutti maschilisti del qatso” (e scrivono qatso per non dare troppa importanza al membro, sia chiaro: in un mondo maschilista è il minimo di resistenza seria che si possa fare).

L’ultima frontiera della guerriglia femminista è stata ribellarsi contro le pubblicità tendenziose e chiaramente faziose di marche per bimbi belli e sani che producono alimenti per “favorire la crescita“: inaccettabile e oltraggioso dipingere una famiglia nella media dove il fratellino piu’ piccolo si nutre di questo miracoloso latte mentre la sorella maggiore ormai ben svezzata gioca con le bambole.

Assolutamente inconcepibile.

Interessata al dibattito ed essendo affetta da “logorroicità compulsiva scritta” non ho potuto non lasciare un mio commento, diplomatico e costruttivo, su quanto sia idiota e imbecille focalizzarsi su ogni scoreggia delle pubblicità televisive vedendo complotti sessisti ovunque quando abbiamo in politica ancora la Santanchè e la Carfagna, per dire.

Il commento, ovvio, non è stato pubblicato come tradizione vuole dalle “combattenti che vestono alla marinara” lasciandomi piena di dubbi sugli Illuminati e sulla vera funzione della creazioni di Barbie prima e di Tanya poi.

In tutto questo, ancora indecisa se passare o meno al “lato oscuro” della faccenda e se dichiarare guerra ai Tampax quali tremebondi nemici della natura femminile, ho aperto l’uovo di cioccolato che mia mamma (gran donna) si è premurata di farmi trovare al mio ritorno a casa per le inutili e fastidiose “vacanze pasquali”.

Ben inteso che l’uovo l’ho preteso io.

Ovviamente mio fratello ha avuto l’uovo “boy”, quello con le sorprese dei super-eroi fighi mentre io, femminuccia, quello rosa con le fate disegnate.

Mi pare giusto.

Il risultato di questa scelta bipartisan è stata quella di far gasare un seienne per aver trovato nell’uovo una pistola con tanto di cartucce in plastica di Capitan America e di far deprimere una venticinquenne per aver trovato una spilla formato gigante del belloccio (ho buoni motivi per credere affogato nella anfetamine, adesso) di “High school musical“.

Per chi non conoscesse il celeberrimo film con vari sequel sopra scritto, vi prego, scrivetemi   l’indirizzo e la provincia di residenza che vi raggiungo (e magari informatemi in via privata sul pagamento degli affitti).

Parliamoci chiaro: è già abbastanza difficile convivere con il senso di onnipotenza che le nostre nonne/madri ci hanno trasmesso sulla scia del “girl power” anni ’70 e conciliare questa vulcanica presa di coscienza con il botulino e i push up per le chiappe della calzedonia, dobbiamo anche rincarare la dose confondendo le nuove generazioni su quali siano i ruoli delle femminucce e dei maschietti?

Dico, non potevano metterci il super scettro della Fata Morgana nell’uovo? Da montare con gli attacca-stacca sbrilluccicanti? Mi sembra giusto e politicamente corretto ricordare, anche nei giochi, il ruolo della donna manager.

Eppoi, io mi sarei annoiata, vent’anni fa, mi fosse capitata tra le mani una sorpresa del genere. Non dico che tutte devono essere la reincarnazione di Pippi Calzelunghe con scimmia e cavallo ma nemmeno quella di Raperonzolo con il diadema.

Intanto la spilla non è finita nella pattumiera (plauso alla sottoscritta per la riflessiva calma) e la pistola è stata montata dal fortunato infante (dimostrando in pratica quello che mi è stato detto: “lasciala montare a lui, che è maschio e ste cose le sa fare!” difronte la mia innata incapacità di far combaciare un cavicchio di plastica nel buchino giusto).Immagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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