Fashion Sadness, politically uncorrect

“In” e “out” che ci seguiranno (con amarezza) nel nuovo anno.

Immagine

Mi sono resa conto di dover fare questo pezzo quando, alla vigilia della notte di Capodanno, la serata in programma vacillava pericolosamente per l’opportunità (assolutamente malsana) di andare ad un concerto hardcore e dubstep gratis.

Ok per la crisi ma no. Incredibilmente no. Decisamente no.

Non si può abbandonare il sacro vintage ripescato ad hoc una tantum per una serata di nicchia con pogatori esperti di gara di rutti e musica che sostanzialmente senza l’ingerimento di barbiturici non diverte.

Quindi, arrivato prepotentemente il nuovo anno, urge un elenco di “in” da mantenere nelle nuove mensilità e finalmente “out” da eliminare.

Immagine

Il Vintage: Lo adoro. Mi piacciono gli accessori con una propria memoria, la pelle, le fibbie vissute, il taglio anni ’60 e vestitini a onde romanticamente demodè.

E’ da un po’ che il vintage cavalca l’onda del successo e dico la verità, la moda non è esattamente “il mo mestiere” ma se non ingombra prepotentemente il vestiario (con orridi fermacapelli bicolore anni ’80 diocenelibberi, per esempio) perchè no?

Un pizzico di personalità non guasta mai.

Immagine

Fotografare ciò che si sta per trangugiare: Mea culpa, l’ho fatto anche io.

Giapponese? foto del sushi impiatatto. Messicano? foto dello spezzatino con salsa. Pesce fresco? foto del calamaro con sugo ai gamberi. Di fronte la grigliata di carne con salsiccia spelata mi imposi di smetterla. Immediatamente.

Immagine

Moleskine: L’ipad e il tablet sono ormai tra noi. Dico io: che senso ha combattere l’innovazione tecnologica a basso costo? appunto, nessuno. che poi, parliamoci chiaro: solo se tu, alternativo finto intellettuale che ti pavoneggi con l’orrida agendina non scriva per poi pubblicare le tue infinite perle, eviterai la mia supplica di buttare il libricino nero con cordino annesso. Riciclatelo nella carta please, che poi nella libreria fa i vermi.

Il becero riciclo dei cantanti italiani: va bene, “chi rottama a Capodanno rottama tutto l’anno”, d’accordissimo, mai leggerete una qualinquista deplorevole critica al nobile atto del riciclo, ma, porchilmondo, bisogna davvero ripescare i soliti successi neomelodici sperando di sbancare alla grande?

Immagine

Mi sentirei offesa (se facessi parte del nutrito gruppo di fans “pop” made in italy), non ne faccio parte ma mi indigno lo stesso. Pausini, Antonacci, D’alessio (manco a dirlo), Tiziano Ferro, Arisa: rinnovarsi è bello. Vi dice niente? Laura, davvero hai proposto come “bonus track” del tuo nuovo (si fa per dire) album mezz’ora di ballata natalizia per fine anno con tanto di trenino in background? Tutte le canzoni che Maurizio Costanzo e Mara Venier ballavano insieme a 50 brasiliane chiappealvento nella puntata di “Domenica In” della durata di 21, tremebondi, minuti.

Alla luce di ciò forse non era il caso di interrompere la pausa lontano dai palchi. Forse.

Immagine

 Bruno Vespa: Si, ci accompegnerà anche in quest’anno ricco di vane promesse.

No, non si ingegnerà in analisi di nuovi casi sconcertanti. Preparatevi al trittico invincibile Berlusca/Schettino/Scazzi. D’altronde “squadra che vince non si cambia”.

David Bowie: Si, si e ancora si. Ripetutamente.

E’ uno dei motivi (pochi) per cui quest’anno mi fa ben sperare. Il Duca bianco è tornato alla grande. Magistrale il pezzo d’apertura “Where are we now?”.

Mi pare giusto ricordare un altro gruppo italiano (tanto per ribadire quanto sia ricca di talenti in realtà la musica italiana) capacissimo di rinnovarsi sorprendendo: I Baustelle. Da marzo il loro nuovo tour per l’album “Fantasma“.Immagine

Le sigarette elettroniche: Una enorme, classica, ben architettata presa per il culo.

Come la confusione psicologica prematrimoniale.

Se proprio si vuole smettere di fumare tanto vale farlo senza “se” e senza “ma” con un taglio decisivo e una terapia ad hoc per le dipendenze. Eppoi: quanto ci si sente sfigati da uno a dieci se ti si esplode in mano? Propongo l’apertura di un forum pro “vittime della tecnocicca”.

Grazie Umberto. Ma non eri tu quello che sosteneva quanto la carne faccia venire il cancro? certo che si.

Immagine

Beceri telefilm basati su soldi/sesso/spettegolezzoestremo: Bastacazzo.

Ci aspetta un anno di lenta crescita economica, lacrime e sangue. Abbiamo davvero bisogno di vedere ogni giorno le storie di squinternati figli di Papà che sperperano fortune intenti a chattare su iphone tempestati di Swarovsy? Penso di no. All’aumento drastico della mia personalissima bile in circolo ci pensa già l’università. Grazie.

Immagine

Tagli femminili di dubbio gusto: Propongo una legge sulla applicazione di una multa punitiva al grido deflagra coglioni “io sono una donna sicura di sè! io mi taglio i capelli come voglio!” oppure “la vera donna? capelli lunghi.”

A meno che il vostro parrucchiere non sia di famiglia equina e affetto dal morbo di Parkinson non avete scampo nè scuse che reggano. Smettetela di propinarci tagli orridi con orgoglio. Il gusto è, in primis, capire cosa davvero ci valorizza. Riponete il rasoio e le spazzole extralarge, per cortesia.

Immagine

I cani di piccola taglia “imborsati”: Chi non ha tratto saggia esperienza dalla vista deplorevole di Paris Hilton  ubriaca con quell’orrido cane sempre appresso non merita di vivere. Tantomeno di seguirci nel nuovo anno. Amare gli animali non significa necessariamente smaronare senza pietà scroti altrui con trecento foto del suddetto esemplare intrappolato in borse o in atti di affetto forzato. Licia Colò docet.

Al bando anche i vestitini in pile. Tranquilli: le piccole taglie sono come l’erba cattiva: non crepano. Mai.

Immagine

Standard
Ormonauta

E’ solo premestruo (ed è solo l’inizio)

Ne sono totalmente immersa.

Ormai il mio blister parla chiaro: sono in fase premestruale acuta. Le pillole sono state rigorosamente e diligentemente ingurgitate tutte e 21 e non mi resta che aspettare pazientemente che accada l’inevitabile. La prova che nonostante le tragedie accadano costantemente su questo pianeta io, Miranda Priestly in jeans, non darò alla luce nessun Anticristo.

Tornata a casa con una fame animale, perennemente incazzata e fornita dalle solite tette insignificanti che per l’occasione urlano dolore manco fossero i meloni della Anderson, mi sono chiesta come la fauna da cui sono circondata si renda inevitabilmente conto di quanto mi sta accadendo e di come sia importante starmi alla larga onde evitare qualunque violenza gratuita e ferita da taglio causata da me medesima prendendo nota di tutti quei segni distintivi che caratterizzano il premestruo spuntando fuori all’improvviso, come funghi dopo una giornata uggiosa.

Mangiare come se non esistesse un domani: Sono mesi, settimane, giorni che dico alla Kate Moss che alberga nel mio profondo IO (tra il fegato e il pancreas) quanto sia giunto ormai il momento di uscire allo scoperto. Ed il momento propizio è questo Natale, in presenza del parentado e di mia madre che, a discapito della credenza diffusa sulle madri terrone e le loro abitudini di volgere “all’ingrasso” le vacanze dei figli fuorisede mi ha sempre messo addosso il terrore di ingrassare, mi redarguisce appena tocchi qualunque cosa di lievemente carboidratoso e, di tanto in tanto, mi instilla complessi aleatori anche a distanza dicendomi quanto la mia voce sembri quella di una grassoccia al telefono.

Tutti buoni propositi finiti inevitabilmente nel cesso e scaricati dal mio impotente senso di colpa: all’arrivo dell’ondata ormonale progesteronicamente faraonica io, il pane e la pasta siamo diventati amici per la pelle. Mi ingozzo come un tacchino prima del “giorno del ringraziamento” (che per me sarà l’incontro fatidico con la mia vagina generatrice) come se non esistesse altro che il momento esatto in cui addento una focaccia ripiena, una fetta di pane e nutella o, tanto per cambiare, ingollo una forchettata di amatriciana. Cibo che, ovviamente, non passerà nemmeno per l’esofago stanziandosi comodamente sulle mie chiappe. Voilà.

Immagine

L’Ira funesta: Non c’è cosa, bipede, animale o vegetale che non mi faccia incazzare in questo momento. Vi odio. Tutti. Indistintamente. Siete utili e assolutamente indispensabili come il ri-avvento di Berlusca nella politica italiana. Ovviamente invece di fare mea culpa scaricare tutta la responsabilità per questo miasma di cattivissimo umore sugli ormoni, da brava ormonauta, è la tattica che più mi si addice. E tanti saluti a chi mi definisce una strega senza pietà se, in questa fase, il quadrupede scodinzolante che vive sotto il mio stesso tetto diventa un “cane del cazzo che fissa una farfalla del cazzo che non può scrafagnare perchè febbrilmente osservata“. Vaffangulo.

Immagine

Lo scazzo totale. Ben inteso: non che di solito io sia pervasa da una scintillante aura di iperattività. Anzi. Ma durante il premestruo la mia voglia di vivere, respirare, deambulare insomma semplicemente anche solo di sopravvivere va a farsi benedire.

Mood costante “ouff, non mi va.”  arricchito da frasi quali “perfavore, visto che stai uscendo, mi prenderesti…?” e “scusa, visto che sei in piedi, mi passi..?” come se l’energia fisica, organica e fisiologica dovesse andare al risparmio di pari passo con quella della luce. Che c’è crisi. Checcazzo.

Immagine

L’improvvisa voglia di sesso spinto: Vogliamo veramente parlarne?

Meglio di no.

L’improvviso sonno comatoso.  Posto che dormire mi piace, mi è sempre piaciuto tanto che la mia vagina generatrice asserisce da sempre che io sia nata dormendo (per riprendermi dalla strenua lotta alla fecondazione, credo) in questo periodo cado in sonni profondi e totali. Quando meno me lo aspetto. Si, lo so che esiste un nome per questa cosa insana e che il nome è “narcolessia” ma credetemi, se non si verifica eccezion fatta che nel premestruo è solo fase premestruale acuta. Un sonno travolgente e invincibile che contagia anche chi mi sta accanto, del tipo che improvvisamente anche la finale di X Factor con tanto di litigio Ventura/Morgan diventa soporifero. E chi mi è steso vicino si abbandona alle braccia forti e comode di Morfeo per poi svegliarsi nel panico più totale. Assicurato.

Immagine

Il brufolo da un chilo. Oltre alla vita di stenti, il “partorirai con dolore” e il ciclo mestruale in sè, dovevamo necessariamente avere anche questi bubboni pestilenziali sul muso? Davvero? Mi sembrava già abbastanza fornita di punizioni la lista del Creatore per noi ormonaute “siamocosidolcementecomplicate” senza dover aggiungere questa ottava piaga d’egitto carica di pus e dolorante.

E’ come se tutto l’odio, il rancore, la tristezza e il dolore si concentrassero in un unico piccolo poro facendolo esplodere. Dopo una settimana di evidente rossore e gonfiore incautamente mostrati in pubblico. Ovviamente.

Ora ho capito la poetica frase “le donne si portano il dolore del mondo”.

Immagine

La super super (e dico super) sensibilità. No dico, avete mai provato a parlare schiettamente con una premestruata? non fatelo. Se lo avete fatto e potete raccontarlo avviate una campagna di sensibilizzazione al non farlo. Assolutamente.

Un vulcano in eruzione. Mi sento sempre un po’ triste un po’ strana un po’ calda un po’ fredda un po’ tiepida. La tristezza mi assale come l’orticaria difronte una sfilata di Just Cavalli.  Piangerei per tutto. La cascata emotivamente esagerata più recente? Urlare al telefono con i miei “come-avete-potuto-non-aspettarmi-per-fare-l’albero” singhiozzando, nonostante la consapevolezza di arrivare a casa in culo a Babbo Natale cercando si spingere il suo grosso e rosso deretano festivo giù per il camino dei miei. Tempismo ineccepibile.

Standard