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Come riconoscere (ed evitare) le vere merde.

Perchè i veri stronzi non fumano solo in inverno.

Credetemi, non parlo per semplice saccenteria, non è assolutamente un vanto per me ribadire quanta esperienza io abbia in questione. A prescindere dalle uscite liceali a base di sbronze e figuracce con Rossa Malpela e Malavoglia.

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Certo, i bidoni della spazzatura che ho frequentato durante gli anni della fiera occupazione, quando ancora la lotta comunista e il diritto all’istruzione venivano discussi in classe, hanno sicuramente contribuito a rendermi ciò che sono (rimpinzandomi cioè di tutta l’acidità e il cinismo che possano mai circolare in ben 55 kg di peso) ma è, stranamente, soprattutto in questi anni universitari “maturi” che le esperienze anche indirette di amici e parenti mi hanno portato a riflettere su una triste quanto banale verità: la maggior parte delle persone fatica a riconoscere le merdacce.

E per “merdacce” non mi riferisco a quelle lasciate da quadrupedi al bordo delle strade.

Au contraire. 

Come cantava De Andrè in una sua celebre canzone “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascon fior” e lasciatemi dire che se state pensando solo a quanto possano essere dannosi e traumatici gli incontri con determinate persone forse state dimenticando quanta ricchezza emotiva, autostima e amore per qualunque forma di vita meritevole possa far nascere in voi il discutibile incontro con suddetti elementi. E se non son fiori questi, voglio dire.

Da quando ho deciso di allontanarmi correndo da persone salutari e positive come Borghezio che rischia un infarto sbraitando in un talk show politico, non posso fare a meno di notare quanto stia maledettamente bene, e cioé:

  • non ho nessuno che mi dica cosa devo fare e cosa non devo fare “perchè sennò mi incazzo”
  • non ho nessuno con cui litigare (badate bene, ho scritto “nessuno con cui litigare“, visto che un partner c’è ma è troppo un amore e litigarci fortunatamente è impossibile) si, c’ho avuto culo.
  • non ho una continua e onnipresente fonte di stress (no, non ho abbandonato l’università. Si, mi riferisco sempre a presenze merdacee nella mia sciagurata vita precedente al cambiamento).

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Chiaramente, per le semplici leggi dell’evoluzione, ci sono classici meccanismi attuati dai suddetti parassiti intestinali in questione che permettono loro di avere successo con la fauna ingenua che li circonda e di cui, alla fine, abusano:

   1. “credo di essere gay”. 

Vi prego, c’è veramente qualcuno che ci casca ancora? Chi crede davvero che un conoscente possa non solo confidarsi apertamente manco fosse l’ospite principale di Pomeriggio 5 ma che un uomo asserisca deliberatamente di non essere sicuro della propria virilità forse l’incontro/scontro con la merda in questione se lo merita. 

Ho conosciuto frotte di ragazze belline e poco sveglie cadute nella trappola: si impietosiscono difronte un caso umano, cadono nel vecchio trucco del fare le veci di una buona e paziente psicologa e si inflippano come sardine nel loop mentale che un tipo cosi “profondo e sensibile” è in grado di creare. A lui non resta, poi, che tirare la corda e mettervi nel cestino col resto delle trote.

  2. “ho gravi problemi”

Fuggite finchè siete in tempo senza voltarvi. Gli uomini non sono in grado di parlare dei loro problemi, minimamente. Si aprono con difficoltà con la compagna scelta da una vita in quanto “marziani” (cfr. l’illuminante libro Gli Uomini Vengono da Martele Donne da Venere di John Gray) tendendo a tenersi tutto dentro fino a scoppiare come polli surgelati infilati nel microonde. Giammai considererebbero l’idea di rendere partecipe la propria donna di un loro problema perchè “sono un uomo cazzo, me la devo sbrogliare da solo”.

Pensate davvero che voglia confidarsi con voi, magari parlandone al telefono smaltandosi le unghie dei piedi?

Per cortesia.

ndr. se ha davvero gravi problemi è facile che voglia davvero coinvolgervi nella sua vita. 

Per succhiare il vostro giovane e fresco sangue.

 

  3. “sono impegnato ma sono in crisi”

Tralasciando il detto “non fare agli altri ciò che non vorresti esser fatto a te” (non sono religiosa tanto meno bigotta ma non credo che un paio di corna sia nella top ten dei regali graditi, generalmente) chi ha l’abitudine di entrare in crisi facilmente per poi decidere bellamente di mangiare da un piatto che non è della sua portata (non avendo nemmeno finito quello precedente) raramente deciderà di sfamarsi attingendo da una pietanza sola.

Faccio un chiaro esempio: se gli piacciono le piadine con crudo di parma e rucola non è improbabile che domattina possa svegliarsi con la voglia di cotica e fagioli

Se siete pastasciutta fatevi un domanda e datevi una risposta.

  4. “non voglio storie serie, adesso”

In questo caso la merdaccia si è totalmente rivelata: non vuole storie serie. Almeno siate coerenti e alzate i tacchi andando lontano da lui. Non dico che dobbiate odiarlo e/o denigrarlo, assolutamente. Sappiate solo che, in quanto donne, l’ossitocina e tutta una serie di ormoni che si attivano post coito ci remano contro. Ergo: tenterete sempre di attaccarvi come cozze allo scoglio.

Sayonara.

 

  5. “scusami, volevo davvero uscire con te ma ho dimenticato il cell in macchina/a casa/nelcessodimianonna e non sono riuscito a contattarti”

Se volete davvero (ma davvero) con tutte le vostre forze legarvi ad un uomo che, già dalle prime volte, si dimentica di voi facendovi sentire come l’ultima ruota del carro, bene, preparatevi a vivere compleanni molto molto tristi.

Parlo per esperienza personale.

 

  6. “sai, il mio rapporto precedente andava benissimo ma poi lei mi ha lasciato straziandomi il cuore. Siamo rimasti in buoni rapporti, però!”

Traduzione: “sai, il mio rapporto precedente andava benissimo ma poi lei mi ha lasciato straziandomi il cuore e nonostante sia una vacca egoista e tremendamente inopportuna siamo rimasti in rapporti cosi buoni che non dovrai sorprenderti di trovarla nel mio letto di una piazza e mezza con le lenzuola di Spiderman che mi regalò mamma per Natale.”

 

What else?

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Essere un “fucking loser” con stile

Basta mentire.

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Per anni ho fatto finta di essere una studentessa fuorisede mediamente figa, ispirandomi allo stile di American Apparel e scegliendo una facoltà difficile cosi che i miei potessero sentirsi come San Giuseppe e la Madonna quando gente comune chiede cosa io faccia nella vita.

E anche per una mia vena labilmente megalomane, ma questo è un altro discorso.

La verità è che la vita fa schifo, l’università fa schifo e tutto sta andando in rovina. Ormai i giornali non perdono occasione di dire quanto tutti siano nella merda e quanto la crisi stia rendendoci piu’ nevrotici ed esauriti con il terribile risultato di avere la dialettica della Maionchi e l’aspetto di Patty Pravo la mattina, dopo una nottata di vodka lemon.

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C’è cosi tanta competizione in giro che anche vendere subdole creme all’estratto di mela e guaranà (ho imparato stamattina a scriverlo ma ancora non capisco cosa sia veramente e a cosa serva) diventa il sogno inarrivabile dei ventenni (se paragonato a quello di cantare avendo come coach Miguel Bosè sicuramente piu’ dignitoso).

Il problema è che, tra guerre annunciate e flop finanziari, se lo studio della storia mi ha insegnato qualcosa, è che la gente continuerà a fare cazzate finché non ci distruggeremo del tutto.

Tanto vale farlo con stile e prendere per il lato positivo la “tremenda battaglia che ci attende” come disse Albus Silente prima di morire fulminato.

1) rebel rebel

i ribelli piacciono a tutti. Ovunque vadano trovano sempre il posto libero per loro e qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, paga il loro rivoluzionario drink  (una volta ho ordinato un Alexander a fine agosto sentendomi rispondere “ma è un drink invernale!”.Hanno parlato di me per mesi). Andare in giro con robe usurate da un po’ e l’aspetto trasandato è il passpartout per una serata alternativa e una sbronza in comunità (non è un errore: per “comunità” intendo davvero quella con i tossici). Muoviti come se sapessi precisamente dove stai andando e cosa stai facendo anche quando non ne hai assolutamente la piu’ pallida idea. Il monologo di un famoso film (che ora sinceramente non ricordo, ah ah) diceva “le persone piu’ intelligenti che conosco a quarant’anni non sapevano cosa fare“. Ottimo. Segui questa linea quando parli con qualcuno, poi infilaci la pace nel mondo e i diritti del Tibet.

Buon divertimento.

2) hot dog and beer

Ammettiamolo: è ora che l’Italia la smetta di darsi delle arie da “novelle cuisine” e si converta al cibo spazzatura.

Ok, anche no. Sinceramente mi suiciderei se dovessi mangiare tutti i giorni al Mc Donald e forse il mio fegato inizierebbe a deambulare da solo prima che mi decida a farla finita, ma in tempi di crisi temo che lo studentato non possa permettersi la trattoria “da Mario” per un bel po’. Dulcis in fundo: il cibo arrivabile esiste e può anche non essere necessariamente cancerogeno.

Munisciti di birra e panini passabili. Il tuo solito gruppo di amici (se italiani sfigati come e quanto te) saranno ben felici di accompagnarti. A meno che non siano nipoti e/o cugini di un politico. In tal caso piantagli l’apribottiglie in un occhio. Grazie.

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3) I don’t care!

Una canzone dei Nirvana lo ripete per una ventina di volte. Dobbiamo davvero discutere su quanto fossero degni di venerazione i Nirvana? Per cortesia.

Allontanati immediatamente da amici/parenti che stanno per conseguire la laurea e/o hanno trovato un lavoro: sarà solo un eccesso di bile.

4) this must be the place

Avete presente la stanza che occupate sborsando 500 euro? Scordatevela.

In compenso però, prima di deprimervi al primo bancone del bar, pensante a quanti stimoli potreste avere rimanendo per la strada e vivendo sotto i ponti: preparatevi a scrivere un e-book che sbancherà tutto raccontando le vostre estreme esperienze.La penna e un misero taccuino saranno la vostra coccinella portafortuna (se vi state chiedendo perchè dovreste usare cose obsolete come penne e fogli ricordatevi che avrete venduto il vostro pc per comprare una stecca di sigarette contrabbandate. Lo stile costa sacrifici).

Vivrete di rendita e i vostri disgraziati genitori potranno dire “menomale che alla fine la laurea non l’hai presa”.

5) Ouch!

Non abbiate paura di farvi notare, farvi conoscere e mettervi sempre alla prova.

Lasciate che i vostri curriculum giungano sui tavoli di qualunque esercizio commerciale rendendoli veri e propri pisciatoi per cani randagi e che le vostre mani possano toccare qualunque cosa vi possa tornare utile.

Anche tentare di fare gli eroici in una rissa potrebbe avere dei risvolti inaspettatamente grandiosi. Infine, se tornate indietro senza qualche arto avrete l’assegno d’invalidità, e in fondo è perfetto, perché chiunque sa che la roba gratis è chic.

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Se doveste mai sentirvi troppo sicuri del vostro successo e del fatto che la vostra vita non attraverserà mai l’ombra di una crisi economico/intellettuale e se pensate che questo pezzo possa essere esagerato e fuori luogo, ricordatevi che in questa edizione di Amici di Maria con i vari serali e le prove strappamutande Emma Marrone non ha ancora detto, nemmeno una volta e nemmeno per sbaglio, frasi come “ce sta passu” o “com’aggiu fare“.

Nonostante Belen abbia sgravato.

Brutti stronzi insensibili.

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