Ormonauta

E’ solo premestruo (ed è solo l’inizio)

Ne sono totalmente immersa.

Ormai il mio blister parla chiaro: sono in fase premestruale acuta. Le pillole sono state rigorosamente e diligentemente ingurgitate tutte e 21 e non mi resta che aspettare pazientemente che accada l’inevitabile. La prova che nonostante le tragedie accadano costantemente su questo pianeta io, Miranda Priestly in jeans, non darò alla luce nessun Anticristo.

Tornata a casa con una fame animale, perennemente incazzata e fornita dalle solite tette insignificanti che per l’occasione urlano dolore manco fossero i meloni della Anderson, mi sono chiesta come la fauna da cui sono circondata si renda inevitabilmente conto di quanto mi sta accadendo e di come sia importante starmi alla larga onde evitare qualunque violenza gratuita e ferita da taglio causata da me medesima prendendo nota di tutti quei segni distintivi che caratterizzano il premestruo spuntando fuori all’improvviso, come funghi dopo una giornata uggiosa.

Mangiare come se non esistesse un domani: Sono mesi, settimane, giorni che dico alla Kate Moss che alberga nel mio profondo IO (tra il fegato e il pancreas) quanto sia giunto ormai il momento di uscire allo scoperto. Ed il momento propizio è questo Natale, in presenza del parentado e di mia madre che, a discapito della credenza diffusa sulle madri terrone e le loro abitudini di volgere “all’ingrasso” le vacanze dei figli fuorisede mi ha sempre messo addosso il terrore di ingrassare, mi redarguisce appena tocchi qualunque cosa di lievemente carboidratoso e, di tanto in tanto, mi instilla complessi aleatori anche a distanza dicendomi quanto la mia voce sembri quella di una grassoccia al telefono.

Tutti buoni propositi finiti inevitabilmente nel cesso e scaricati dal mio impotente senso di colpa: all’arrivo dell’ondata ormonale progesteronicamente faraonica io, il pane e la pasta siamo diventati amici per la pelle. Mi ingozzo come un tacchino prima del “giorno del ringraziamento” (che per me sarà l’incontro fatidico con la mia vagina generatrice) come se non esistesse altro che il momento esatto in cui addento una focaccia ripiena, una fetta di pane e nutella o, tanto per cambiare, ingollo una forchettata di amatriciana. Cibo che, ovviamente, non passerà nemmeno per l’esofago stanziandosi comodamente sulle mie chiappe. Voilà.

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L’Ira funesta: Non c’è cosa, bipede, animale o vegetale che non mi faccia incazzare in questo momento. Vi odio. Tutti. Indistintamente. Siete utili e assolutamente indispensabili come il ri-avvento di Berlusca nella politica italiana. Ovviamente invece di fare mea culpa scaricare tutta la responsabilità per questo miasma di cattivissimo umore sugli ormoni, da brava ormonauta, è la tattica che più mi si addice. E tanti saluti a chi mi definisce una strega senza pietà se, in questa fase, il quadrupede scodinzolante che vive sotto il mio stesso tetto diventa un “cane del cazzo che fissa una farfalla del cazzo che non può scrafagnare perchè febbrilmente osservata“. Vaffangulo.

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Lo scazzo totale. Ben inteso: non che di solito io sia pervasa da una scintillante aura di iperattività. Anzi. Ma durante il premestruo la mia voglia di vivere, respirare, deambulare insomma semplicemente anche solo di sopravvivere va a farsi benedire.

Mood costante “ouff, non mi va.”  arricchito da frasi quali “perfavore, visto che stai uscendo, mi prenderesti…?” e “scusa, visto che sei in piedi, mi passi..?” come se l’energia fisica, organica e fisiologica dovesse andare al risparmio di pari passo con quella della luce. Che c’è crisi. Checcazzo.

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L’improvvisa voglia di sesso spinto: Vogliamo veramente parlarne?

Meglio di no.

L’improvviso sonno comatoso.  Posto che dormire mi piace, mi è sempre piaciuto tanto che la mia vagina generatrice asserisce da sempre che io sia nata dormendo (per riprendermi dalla strenua lotta alla fecondazione, credo) in questo periodo cado in sonni profondi e totali. Quando meno me lo aspetto. Si, lo so che esiste un nome per questa cosa insana e che il nome è “narcolessia” ma credetemi, se non si verifica eccezion fatta che nel premestruo è solo fase premestruale acuta. Un sonno travolgente e invincibile che contagia anche chi mi sta accanto, del tipo che improvvisamente anche la finale di X Factor con tanto di litigio Ventura/Morgan diventa soporifero. E chi mi è steso vicino si abbandona alle braccia forti e comode di Morfeo per poi svegliarsi nel panico più totale. Assicurato.

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Il brufolo da un chilo. Oltre alla vita di stenti, il “partorirai con dolore” e il ciclo mestruale in sè, dovevamo necessariamente avere anche questi bubboni pestilenziali sul muso? Davvero? Mi sembrava già abbastanza fornita di punizioni la lista del Creatore per noi ormonaute “siamocosidolcementecomplicate” senza dover aggiungere questa ottava piaga d’egitto carica di pus e dolorante.

E’ come se tutto l’odio, il rancore, la tristezza e il dolore si concentrassero in un unico piccolo poro facendolo esplodere. Dopo una settimana di evidente rossore e gonfiore incautamente mostrati in pubblico. Ovviamente.

Ora ho capito la poetica frase “le donne si portano il dolore del mondo”.

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La super super (e dico super) sensibilità. No dico, avete mai provato a parlare schiettamente con una premestruata? non fatelo. Se lo avete fatto e potete raccontarlo avviate una campagna di sensibilizzazione al non farlo. Assolutamente.

Un vulcano in eruzione. Mi sento sempre un po’ triste un po’ strana un po’ calda un po’ fredda un po’ tiepida. La tristezza mi assale come l’orticaria difronte una sfilata di Just Cavalli.  Piangerei per tutto. La cascata emotivamente esagerata più recente? Urlare al telefono con i miei “come-avete-potuto-non-aspettarmi-per-fare-l’albero” singhiozzando, nonostante la consapevolezza di arrivare a casa in culo a Babbo Natale cercando si spingere il suo grosso e rosso deretano festivo giù per il camino dei miei. Tempismo ineccepibile.

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Fashion Sadness, gratuite paturnie, Ormonauta

Apologia del carboidrato

Succede.

Succede a tempi alterni, sempre quelle due/tre volte l’anno, quando magari si avvicinano le feste e dovrai rivedere il serpentino parentado o peggio, l’estate e i costumi indecenti di Calzedonia (con altrettante modelle indecenti e inumane) incombono e tu, studente fuorisede colpevole dell’ingrasso dopo una rapido “mea culpa” prendi la dolorosa decisione: ti metti a dieta.

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Una volta fatta l’irrevocabile scelta non resta che intraprenderla fino in fondo e, come diceva mio nonno “l’importante nel fare le cose è l’atteggiamento con cui si affrontano”.   Sostanzialmente ci sono quattro tipi fondamentali di eroi con il physique du rôle degli irriducibili del dimagrimento a tutti i costi, ovvero:

I Tibetani: affrontano la dieta con la pace interiore che li contraddistingue.

Inutile tentarli: puoi anche portarti a casa tutto il rotolone unto e bisunto di kebab con kebabbaro sorridente incluso, nulla li distoglierà dall’obiettivo prefissato. Riescono a includere nella loro dieta i principi naturali del benessere, i cereali e lo yogurt al 100% bio che rispetta il pianeta, biodinamico, amico delle piante, con latte munto direttamente dal nonno di Heidi. L’istinto omicida non li sopraffarrà.

Ben inteso che difronte cotanto equilibrio mentale io mi inchino.

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I rancorosi: Si, va bene, lo fanno. La dieta la iniziano, ci si impegnano pure ma guai a provocarli o a scartare un pacchetto di M&M’s sotto il loro raffinatissimo naso: la vita potrebbe diventare molto difficile e dura.

Per tutti gli inquilini. La loro dieta è fondamentalmente a base di rabbia, lacrime e sangue. Ogni tanto ci scappa anche l’ormone e in quel caso il servizio di cronaca nera dell’ultim’ora sul Tg5 è davvero dietro l’angolo.

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I fashionist: Per loro la dieta non è semplicemente un mezzo per calare di peso, è un modo di essere.

Costantemente controllati ed estremamente soddisfatti della scelta fatta, si tuffano felici in un mare di proposte dietetiche: dalla Dukan alla Planck, da quella a base di carciofi a quella completa di stella marina e zoccoli di bue muschiato. Sono informatissimi e passano da una proposta all’altra con incredibile euforia.

Ovviamente sono i principali fautori dello strepitoso successo dell’ultima trovata del marketing Kellogg’s: ogni mattina anche loro cambiano colore in pendant con i cereali e la frutta che versano serafici nella tazza.

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I cheerleader: Loro non solo la fanno, la propongono, la studiano e ci fanno anche un progetto di propaganda politica sopra: sono gli ufficiali PR delle diete. 

Si autogasano, sono ultra convinti della scelta che hanno fatto e già si vedono magri e baciati dal sole su spiagge caraibiche con in mano un cocktail (rigorosamente gluco-free) a godersi la meritatissima vacanza anti-carboidrato.

Il loro slancio è ammirevole: sono in grado di programmare diete rigorose e di rispettarle con onore (salvo arrivare al giorno fatale in cui, sopraffatti dal dolore, abbandonano le trincee della resistenza per tuffarsi nel peccato che manco Nanni Moretti in Bianca.)

Tendono purtroppo a perdere l’entusiasmo per la strada fiaccati dalla stanchezza degli intensi primi giorni.

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Per quanto mi riguarda io, che dedicherei “io che non vivo senza te” alle lasagne al forno e sostengo con ardore che Chaplin nella sua celebre citazione non intendesse il sorriso ma la pasta,trovo le diete una rappresentazione della quintessenza del male puro. Un chiaro esempio dell’esistenza di Belzebù e del tormento demoniaco.

La situazione peggiora ulteriormente se alla dieta viene unito il “fare un pò di movimento”: altra espressione fallace perchè ad un’attenta analisi spostandomi dal letto al divano con il telecomando in mano faccio già un “pò di movimento” e non è certo lo stesso “movimento” che mi fa spruzzare acido lattico da tutti i pori sudata e in preda a convulsioni dopo 50 Km di tapis roulant con la lingua penzoloni manco fossi un San Bernardo a Cervinia.

Ai barbiturici preferisco decisamente i carboidrati.

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