Ormonauta

Forever Tits

Ho sempre pensato che le donne non fossero uguali agli uomini, e chi crede di passare per profeta illuminato asserendo a questa legge ultraterrena della buona politica per tutti probabilmente non ha capito che alla fine dei giochi si parla di due sottospecie diverse: quelli che hanno il pene e quelli che non ce l’hanno.

La prima volta che mio padre mi regalò un regalo vero (cioè qualcosa che non servisse a soddisfare il suo ego personale ma che doveva soltanto rendermi felice) era una mountain bike. Una bellissima, verdissima, fosforescentissima mountain bike.

Sinceramente non ricordo se fosse da maschietti o da femminucce, ricordo però nitidamente il broncio di mia mamma quando si rese conto che probabilmente avrei passato l’estate in pantaloni lunghi  per coprire i punti sulle ginocchia.

Quindi ho buone ragioni per credere che comunque fosse un modello per maschietti.

Il punto è: se ti piace andare in bici e le bici in questione sono le mountain bike e i percorsi in questione sono semplicemente pieni di buche difficilmente ti interesserà andarci con Barbie magia delle Feste stampata sul telaio in rosa shocking.

E continuo a chiedermi perchè ci sono cose che, per essere spendibili anche in campo femminile, devono necessariamente spruzzare cattivo gusto annacquando tutto di un bel rosa acceso con annesse stelline facendo perdere credibilità a chi vorrebbe solo pedalare in santa pace senza essere indicata in un campo di mucche a Km di distanza. 

Spesso ho sentito fior fiori di femministe lamentarsi della loro non-vita apparente in quanto “esseri femminili” perchè non possono (seriamente) partecipare a questo o a quello, perchè difficilmente vengono prese sul serio, perchè portare i capelli lunghi fino al culo non piace a tutte e che, comunque, sono bellissime anche rapate a zero.

Mi sento coinvolta in questa lotta alla parità sessuale tra peni e non-peni, e siccome ho il maledetto vizio di rendermi utile stilerò un breve elenco di cose che non aiutano la credibilità delle donne. 

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E dunque:

  • i peluches come regalo ben accetto (non vi crede nessuno e il periodo della “fatina dei denti” è passato)
  • i fiori come regalo ben accetto (soltanto io ogni volta che mi è capitato di ricevere un mazzo di fiori pensavo, deprimendomi, al momento del loro inevitabile appassimento?)
  • le T-shirt con le stampe di animali  (non credo esista gente a cui non piacciano gli animali e andare in giro con una maglia del genere è come urlare al mondo “mi piace la maionese”).
  • i braccialetti di caramelle Smarties (ok, non so cosa siano veramente e cosa dovrebbero rappresentare ma sembrano creati da un dentista sadico per ricordarti che certe cose è meglio indossarle che metterle in bocca. Se state leggendo questa frase ridacchiando siete Sasha Grey.)
  • i fotoromanzi (non voglio arrabbiarmi con nessuno e rispetto i credi e le opinioni altrui, dico solo che chi li ha inventati dovrebbe essere deportato in campi di concentramento)
  • Minnie, Hello Kitty e Paris Hilton (hanno piu’ cose in comune questi tre personaggi che Stalin, Hitler e Mussolini).
  • Il neomelodico (piagnucolare in giro il vostro dolore non vi renderà piu’ addolorate)
  • le “shopping night” (lo shopping va bene sempre, non bastavano gli “aperi-cena” e le famose “uscite con le amiche“?)
  • l’abbigliamento fluo (santo cielo)
  • lo smalto fluo (cristo santo)
  • negare l’assioma “donna al volante pericolo costante” (smettetela. Avevo un’amica che alla guida di una qualunque macchina non faceva che rimirarsi le tette. Davvero. Ogni occasione è buona per dare un’occhiata al mascara o alla simmetria delle unghie. Lo so io e lo sapete voi).
  • Dare nomi da you.porn ad intimo di “nuova generazione” (davvero credete di essere professionali e convincenti chiamando un reggiseno “Forever Tits“?)
  • Lamentarsi del sesso orale (ahahah).
  • Lamentarsi delle modelle senza cellulite (va bene, Calzedonia la fa semplice vestendo con costumi di merda strafighe fotoniche ma si chiama marketing).
  • Lamentarsi della cellulite (comunque è democratica: viene a tutte)
  • Lamentarsi di chi si lamenta della cellulite (qui si deve essere veramente affette da complessi borderline. Non deludetemi).
  • Le false ubriacature (se non svenite/vomitate/intasate il prossimo cesso pubblico e ricordate il nome del tipo che vi piace e che disperatamente state cercando di abbordare non siete sbronze. Non lo siete. Siete la vergogna dell’umanità però, questo si.)
  • Le extenshion (ci sono le parrucche, sono piu’ complete e colorate e fanno molto anni ’80).

Qualunque discorso su un ipotetico movimento femminista dopo l’avvento degli anni duemila e di Pamela Anderson e Snooki può considerarsi definitivamente concluso.         

 

 

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Le sorprese sessiste dell’uovo di Pasqua

Tempo fa trovai un blog chiaramente femminista contro le differenze sessiste continuamente propinate in modo subdolo e subliminale attraverso i media.

Obiettivamente? pensai che fossero degli invasati (molto probabilmente invasate), di quelle che si rifiutano di depilarsi le ascelle solo perchè “io sono mia e se voglio puzzare sono qatsi miei brutti maschilisti del qatso” (e scrivono qatso per non dare troppa importanza al membro, sia chiaro: in un mondo maschilista è il minimo di resistenza seria che si possa fare).

L’ultima frontiera della guerriglia femminista è stata ribellarsi contro le pubblicità tendenziose e chiaramente faziose di marche per bimbi belli e sani che producono alimenti per “favorire la crescita“: inaccettabile e oltraggioso dipingere una famiglia nella media dove il fratellino piu’ piccolo si nutre di questo miracoloso latte mentre la sorella maggiore ormai ben svezzata gioca con le bambole.

Assolutamente inconcepibile.

Interessata al dibattito ed essendo affetta da “logorroicità compulsiva scritta” non ho potuto non lasciare un mio commento, diplomatico e costruttivo, su quanto sia idiota e imbecille focalizzarsi su ogni scoreggia delle pubblicità televisive vedendo complotti sessisti ovunque quando abbiamo in politica ancora la Santanchè e la Carfagna, per dire.

Il commento, ovvio, non è stato pubblicato come tradizione vuole dalle “combattenti che vestono alla marinara” lasciandomi piena di dubbi sugli Illuminati e sulla vera funzione della creazioni di Barbie prima e di Tanya poi.

In tutto questo, ancora indecisa se passare o meno al “lato oscuro” della faccenda e se dichiarare guerra ai Tampax quali tremebondi nemici della natura femminile, ho aperto l’uovo di cioccolato che mia mamma (gran donna) si è premurata di farmi trovare al mio ritorno a casa per le inutili e fastidiose “vacanze pasquali”.

Ben inteso che l’uovo l’ho preteso io.

Ovviamente mio fratello ha avuto l’uovo “boy”, quello con le sorprese dei super-eroi fighi mentre io, femminuccia, quello rosa con le fate disegnate.

Mi pare giusto.

Il risultato di questa scelta bipartisan è stata quella di far gasare un seienne per aver trovato nell’uovo una pistola con tanto di cartucce in plastica di Capitan America e di far deprimere una venticinquenne per aver trovato una spilla formato gigante del belloccio (ho buoni motivi per credere affogato nella anfetamine, adesso) di “High school musical“.

Per chi non conoscesse il celeberrimo film con vari sequel sopra scritto, vi prego, scrivetemi   l’indirizzo e la provincia di residenza che vi raggiungo (e magari informatemi in via privata sul pagamento degli affitti).

Parliamoci chiaro: è già abbastanza difficile convivere con il senso di onnipotenza che le nostre nonne/madri ci hanno trasmesso sulla scia del “girl power” anni ’70 e conciliare questa vulcanica presa di coscienza con il botulino e i push up per le chiappe della calzedonia, dobbiamo anche rincarare la dose confondendo le nuove generazioni su quali siano i ruoli delle femminucce e dei maschietti?

Dico, non potevano metterci il super scettro della Fata Morgana nell’uovo? Da montare con gli attacca-stacca sbrilluccicanti? Mi sembra giusto e politicamente corretto ricordare, anche nei giochi, il ruolo della donna manager.

Eppoi, io mi sarei annoiata, vent’anni fa, mi fosse capitata tra le mani una sorpresa del genere. Non dico che tutte devono essere la reincarnazione di Pippi Calzelunghe con scimmia e cavallo ma nemmeno quella di Raperonzolo con il diadema.

Intanto la spilla non è finita nella pattumiera (plauso alla sottoscritta per la riflessiva calma) e la pistola è stata montata dal fortunato infante (dimostrando in pratica quello che mi è stato detto: “lasciala montare a lui, che è maschio e ste cose le sa fare!” difronte la mia innata incapacità di far combaciare un cavicchio di plastica nel buchino giusto).Immagine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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