Ormonauta

Il mio week end è stato piu’ insofferente del vostro.

 Uno dei ricordi piu’ nitidi che conservo ancora dei miei 16 anni è l’attivismo politicamente scorretto che mia nonna aveva nei confronti della promozione del parto naturale.

Attivismo in cui cercava di coinvolgermi dicendo che non c’è nulla di piu’ bello e naturale di un parto e che, alla fine, come ogni cosa della vita, basta spingere. Prospettiva rosea e ottimistica che svanì con la sua frase “ah aspetta, ma tu soffri durante il ciclo, si? E no, allora soffrirai durante il parto come un cane. Mi spiace.

Credo sia stato in quel momento che abbia realizzato quanto il dolore e la sofferenza trovino sempre il modo di entrare in modo del tutto inaspettato nel nostro quotidiano.

Anche quando ne avevamo un lieve sentore.

Anche quando, forse, eravamo pronti a riceverle.

L’esempio di questa tragicomica verità è stato il mio ultimo (e corrente) fine settimana. E non mi riferisco solo al fatto di essere lasciata sola durante il ciclo con mia sorella, non mi riferisco al dover pagare due rate insieme di condominio tanto meno al film struggente misto tra horror e tragedia che ho visto, no.

Mi riferisco a queste cose tutte insieme.

Il tempismo di chi sta con te nel lasciarti “solo per due giorni” nei momenti meno opportuni è quasi come l’ultimo film di Polansky: sconvolgente. Comunque sia, ho passato gli ultimi due giorni in compagnia di mia sorella che, giocando con la cagna e facendo finta di studiare non mi ha propriamente risollevato la voglia di vivere. Quella di vedere horror invece, essendo lei una cinefila, si. 

Allora ci siamo buttate anima e corpo e birra in uno degli ultimi film prodotto da Guillermo del Toro, La madre.

La madre (Mama) è un film horror del 2013 diretto da Andres Muschietti e prodotto da Guillermo del Toro, che ha per protagonista Jessica Chastain.

La pellicola è il lungometraggio di Mamàcortometraggio in lingua spagnola del 2008 scritto e diretto da Andres Muschietti, presentato ufficialmente dallo stesso del Toro in un apposito video a poche settimane dall’uscita italiana del film.

Il film da principio promette bene: una storia intrisa di mistero e giallo dove due bambine vengono salvate da un’anima in pena che le cresce per 5 lunghi e tenebrosi anni, immersi in una foresta innevata e deserta. 

Il problema si presenta quando le pargole vengono ritrovate dalla polizia: non solo hanno la civiltà e la capacità d’espressione di Calderoli ma è evidente che l’entità materna non sarà felicissima di condividerle con la famigliola underground che vorrebbe rieducarle e reinserirle nella società. 

Le scene clou da urlo non mancano, interessante la grafica (sembra a tratti di vedere un film di Burton) leggera, toni non troppo pesanti e presenze da volti piu’ umani non tolgono nulla alla suspance e non banalizzano il senso stesso del film. 

Quello che piu’ mi è piaciuto, non so, chiamatela sensibilità da ormonauta, è stata la morale: alla fine, nel destino che crediamo essere già stato segnato con tutte le obbligazioni e le conseguenze di scelte precedenti, c’è sempre la possibilità di scegliere e di essere consapevole dell’esistenza di un sacrosanto libero arbitrio. 

E in questi due giorni di alti e bassi, di assenze, di domande e di risposte avevo bisogno di vedere come sia possibile uscire da situazioni solo in apparenza irreparabili, come sia facile e spontaneo reagire e schierarsi nonostante fantasmi e sensi di colpa ancora nitidi.

Io per esempio, conoscendo mia sorella, non avrei avuto dubbi sul fatto che avesse scelto di stare con l’ectoplasma.

 

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“L’amore di una madre è per sempre” cit.

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Come sopravvivere un week end in metropoli

…senza uccidere nè uccidersi.

Le grandi metropoli hanno una illimitata serie di pregi:

  • metropolitane in grado di portare le tue chiappe ovunque tu voglia in meno di tre minuti
  • la possibilità di deambulare totalmente ubriaco senza essere particolarmente notato e indicato
  • i “keta-party” e le anfetamine
  • gli artisti di strada che spopolano e spuntano come scarafaggi
  • gli scarafaggi
  • l’ispirazione di film cult che saturano l’odio tra paesani e cittadini quali “il maialino Babe va in città”.       

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Nonostante i vantaggi e le allettanti proposte che una grande città può offrire è chiaro che il disagio di essere immerso in uno spazio vitale di meno di 3 mt. per passo striscerà lentamente fino a insinuarsi nel profondo IO del turista (laddove non siano presenti precedenti sedute psichiatriche) soprattutto in rari casi umani che non concepiscono l’esistenza dei palazzi, condomini e figuriamoci grattacieli.

Ecco una rapida guida per sopravvivere da provinciale al lieto evento:

  1. la valigia di ridotte dimensioni.  Mi rendo perfettamente conto che proporre una cosa del genere a una qualunque ormonauta che si appresta a partire per un finesettimana romantico equivale alla fatidica frase “sono pronta in 5 minuti”, ovvero una utopia. Considerate comunque un obiettivo di vita importante e non di così difficile attuazione quello di saper scegliere cosa portare e cosa realmente indosserete. Pur rischiando di andare in giro con il trolley di Barbie Raperonzolo edizione limitata Immagine
  2. le scarpe passabili. Lungi da me promuovere una improbabile linea d’abbigliamento Bear Grylls, è comunque inutile ribadire il concetto di comodità: meglio unire l’utile al dilettevole a meno che voi non siate le cugine di Anna Dello Russo ed abbiate ereditato il suo innato talento nell’unire la scomodità alla trashata del momento (cfr. bijoux per un noto trand).  Immagine
  3. sei ciò che mangi.  A meno che non vogliate minimamente sembrare un Gremlin in piena attività per l’amore del cielo state lontani dai falafel.Immagine Succulento impasto di verdurine e ceci hanno la straordinaria capacità di tornare su per l’esofago e far risentire tutta la potenza dell’aglio triturato anche dopo una cotica con grappa.  Per tutto il resto c’è mastercard (o in alternativa un bancomat vicinissimo al prossimo “rossopomodoro”).Immagine
  4. sbronzilla va in città. Al bando tutti gli analgesici e dopanti del mondo, c’è solo una cosa in grado di farvi mangiare un kilometro dietro l’altro con la grazia di lady Gaga: l‘alcol. Sia benedetto chi ha inventato i coktail, gli apertitivi, la “bevuta con gli amici” e la “sbronza solitaria”. Trovate un locale con musica da sconvolgimento post-liceale e dateci dentro. Tanto siete a piedi e avete la scusa di dover camminare molto per “visitare il centro della città“. All’una di notte.
  5. dite “cheese” Posto che manderei al rogo (e non solo li) l’intera generazione reflexiana, avere seco una digitale che sappia scattare foto decenti non è una cattiva idea. Eviterete di deprimervi su immagini di voi stessi distorte che vi faranno somigliare a Bud spencer.Immagine Spezziamo una lancia a favore dei cellulari: se ne trovano di decenti in grado di fare foto altrettanto decenti e poi, ammettiamolo, esiste qualcosa di piu’ divertente che scattare foto a quadri e statue appena il custode del museo si volta? Si. litigarci face-to-face per l’orario di chiusura (cosa che rimanda direttamente al punto n.4 sottotitolato “mille cose che puoi fare con l’alcol”).
  6. chi non ozia in compagnia… Malgrado tutta la voglia che abbiate di vedere la città dove avete scelto di passare il week end e svaligiare immoralmente bar, trovate sempre del tempo da dedicare al vostro corpo (ben inteso sedere): la pigrizia è una virtù e un riposino in albergo o dovunque voi siate vi permetterà di osservare i monumenti prescelti con maggiore lucidità e di abbordare passanti per informazioni o quant’altro ben oltre il limite della decenza. Il chè è già un tutto dire.Immagine

Se saprete trovare l’equilibrio senza somigliare a Renato Pozzetto e senza infilarvi in situazioni troppo strane, ambigue o chissàchè vi troverete a vivere tutto sommato un godibilissimo w.e. low cost, accomodante e con sbronze epocali che non dovrebbero lasciare segni evidenti (risse fortuite escluse).

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