Fashion Sadness

Tra il bianco e il nero c’è il “neromenonero”.

Chi lo avrebbe mai dettoArisa c’ha le palle.

Si è alzata convinta, con la sua frangettina vintage lievemente scomposta, ha urlato la sua indignazione, ha sbattuto la mano sul bancone infiammato dal “sacro fuoco” dei giudici increduli e interdetti.

Un’indignazione bella e buona, contro Simona Ventura, contro il qualunquismo della musica commercial italiana, contro il giudizio affrettato del pubblico troppo poco Indie, insomma contro e basta.

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E diciamolo, ci è piaciuto.

Ci piace l’indignazione alla “cazzonesò”, quella sobria ma non troppo, imbevuta di presunzione condita con un po’ di arroganza che spinge il talent show ad un livello più alto di share perchè è giusto quello che l’italiano con Sky televisorone e cazziemazzi cerca e vuole il week end.

Penso “cazzo! me lo sono perso! che rottura di coglioni” perchè l’indignazione spicciola fa sempre bene, ti fa subito l’effetto opinionist state of mind, telespettatore vivo ed ecco che la voglia di osservare smanioso la lite del momento ti spinge a sistemarti faccia a faccia col plasma esagerato e pop corn in mano. Studi scientifici fatti all’università di Calapricella dimostrano come si, godiamo delle liti, delle incazzature, di queste piccole malvagità che si sprecano pure tra condomini le prime settimane del mese (ma anche le ultime) e che goduriosi ci beviamo in tv.

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Godiamo di questo “neromenonero” che ci circonda, l’irosità in pillole, lo spettacolo del confronto un po’ violento e un po’ burino che, alla fine, non porta da nessuna parte ma fa notizia. Dopo il nuovo trend cromatico del greige, uno dei colori preferiti dai moderni designer e arredatori per le ampie e spaziose case urbane, poiché permette, tra le altre cose, di avere una base neutrale e allo stesso tempo calda, per fa risaltare gli altri colori che completano l’arredamento e bla bla bla, creato nientepopòdimenoche da Armani, mi accorsi che anche il “neromenonero” merita.

Merita per la leggera patina luminosa messa su borse che altrimenti sarebbero troppo stucchevoli con quel nero tono su tono, merita sulle scarpe che senza patina vellutata “menonera” della suola sarebbero troppo poco chic, merita nei comizi in piazza davanti questa massa di gente attenta e propensa al cambiamento che si bea di questo neromenonero nelle accuse litigiose del politicante di turno, il “meno peggio del peggio assoluto”. Moderni talk show dove candidati affondano in questa tonalità senza sfumature sparandosi a vicenda accuse a casaccio.

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La prima volta che dissi a voce alta “ma questo non è nero, è neromenonero, è diverso” Malpela, mia amica dai tempi delle Reebok versione “fluo” mi prese per il culo quaranta giorni e quaranta notti. Non riusciva a capire il perchè del coniare un colore che non ha senso e non esiste e tra l’altro sembra detto da una affezionata frequentatrice degli Alcolisti anonimi.  

Io, intanto, mi sono decisa: con tutto questo neromenonero molto radical poser da grande voglio diventare Matteo Renzi.

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Anche io voglio essere giovane dentro. Anche io voglio essere la promessa della politica, “l’astro del mattino e della sera”. Anche io voglio essere trendy e impegnata, politicamente corretta, elegante ma con semplicità e semplice con eleganza. Anche io voglio essere scelta come “meno peggio” del pessimo totale. Anche io voglio essere come la scarpa di velluto con banda neromenonera che scegli per essere classico ma non troppo con una costante e sottile indecisione di sottofondo.

Eppoi, lo dicono anche gli Afterhours:

“la mia generazione ha un trucco buono
critica tutti per non criticar nessuno
e fa rivoluzioni che non fanno male
così che poi non cambi mai
essere innocui insomma che sennò è volgare”

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