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Essere un “fucking loser” con stile

Basta mentire.

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Per anni ho fatto finta di essere una studentessa fuorisede mediamente figa, ispirandomi allo stile di American Apparel e scegliendo una facoltà difficile cosi che i miei potessero sentirsi come San Giuseppe e la Madonna quando gente comune chiede cosa io faccia nella vita.

E anche per una mia vena labilmente megalomane, ma questo è un altro discorso.

La verità è che la vita fa schifo, l’università fa schifo e tutto sta andando in rovina. Ormai i giornali non perdono occasione di dire quanto tutti siano nella merda e quanto la crisi stia rendendoci piu’ nevrotici ed esauriti con il terribile risultato di avere la dialettica della Maionchi e l’aspetto di Patty Pravo la mattina, dopo una nottata di vodka lemon.

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C’è cosi tanta competizione in giro che anche vendere subdole creme all’estratto di mela e guaranà (ho imparato stamattina a scriverlo ma ancora non capisco cosa sia veramente e a cosa serva) diventa il sogno inarrivabile dei ventenni (se paragonato a quello di cantare avendo come coach Miguel Bosè sicuramente piu’ dignitoso).

Il problema è che, tra guerre annunciate e flop finanziari, se lo studio della storia mi ha insegnato qualcosa, è che la gente continuerà a fare cazzate finché non ci distruggeremo del tutto.

Tanto vale farlo con stile e prendere per il lato positivo la “tremenda battaglia che ci attende” come disse Albus Silente prima di morire fulminato.

1) rebel rebel

i ribelli piacciono a tutti. Ovunque vadano trovano sempre il posto libero per loro e qualcuno che, nella migliore delle ipotesi, paga il loro rivoluzionario drink  (una volta ho ordinato un Alexander a fine agosto sentendomi rispondere “ma è un drink invernale!”.Hanno parlato di me per mesi). Andare in giro con robe usurate da un po’ e l’aspetto trasandato è il passpartout per una serata alternativa e una sbronza in comunità (non è un errore: per “comunità” intendo davvero quella con i tossici). Muoviti come se sapessi precisamente dove stai andando e cosa stai facendo anche quando non ne hai assolutamente la piu’ pallida idea. Il monologo di un famoso film (che ora sinceramente non ricordo, ah ah) diceva “le persone piu’ intelligenti che conosco a quarant’anni non sapevano cosa fare“. Ottimo. Segui questa linea quando parli con qualcuno, poi infilaci la pace nel mondo e i diritti del Tibet.

Buon divertimento.

2) hot dog and beer

Ammettiamolo: è ora che l’Italia la smetta di darsi delle arie da “novelle cuisine” e si converta al cibo spazzatura.

Ok, anche no. Sinceramente mi suiciderei se dovessi mangiare tutti i giorni al Mc Donald e forse il mio fegato inizierebbe a deambulare da solo prima che mi decida a farla finita, ma in tempi di crisi temo che lo studentato non possa permettersi la trattoria “da Mario” per un bel po’. Dulcis in fundo: il cibo arrivabile esiste e può anche non essere necessariamente cancerogeno.

Munisciti di birra e panini passabili. Il tuo solito gruppo di amici (se italiani sfigati come e quanto te) saranno ben felici di accompagnarti. A meno che non siano nipoti e/o cugini di un politico. In tal caso piantagli l’apribottiglie in un occhio. Grazie.

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3) I don’t care!

Una canzone dei Nirvana lo ripete per una ventina di volte. Dobbiamo davvero discutere su quanto fossero degni di venerazione i Nirvana? Per cortesia.

Allontanati immediatamente da amici/parenti che stanno per conseguire la laurea e/o hanno trovato un lavoro: sarà solo un eccesso di bile.

4) this must be the place

Avete presente la stanza che occupate sborsando 500 euro? Scordatevela.

In compenso però, prima di deprimervi al primo bancone del bar, pensante a quanti stimoli potreste avere rimanendo per la strada e vivendo sotto i ponti: preparatevi a scrivere un e-book che sbancherà tutto raccontando le vostre estreme esperienze.La penna e un misero taccuino saranno la vostra coccinella portafortuna (se vi state chiedendo perchè dovreste usare cose obsolete come penne e fogli ricordatevi che avrete venduto il vostro pc per comprare una stecca di sigarette contrabbandate. Lo stile costa sacrifici).

Vivrete di rendita e i vostri disgraziati genitori potranno dire “menomale che alla fine la laurea non l’hai presa”.

5) Ouch!

Non abbiate paura di farvi notare, farvi conoscere e mettervi sempre alla prova.

Lasciate che i vostri curriculum giungano sui tavoli di qualunque esercizio commerciale rendendoli veri e propri pisciatoi per cani randagi e che le vostre mani possano toccare qualunque cosa vi possa tornare utile.

Anche tentare di fare gli eroici in una rissa potrebbe avere dei risvolti inaspettatamente grandiosi. Infine, se tornate indietro senza qualche arto avrete l’assegno d’invalidità, e in fondo è perfetto, perché chiunque sa che la roba gratis è chic.

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Se doveste mai sentirvi troppo sicuri del vostro successo e del fatto che la vostra vita non attraverserà mai l’ombra di una crisi economico/intellettuale e se pensate che questo pezzo possa essere esagerato e fuori luogo, ricordatevi che in questa edizione di Amici di Maria con i vari serali e le prove strappamutande Emma Marrone non ha ancora detto, nemmeno una volta e nemmeno per sbaglio, frasi come “ce sta passu” o “com’aggiu fare“.

Nonostante Belen abbia sgravato.

Brutti stronzi insensibili.

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Ma quanto è cool avere la depressione

C’è solo una cosa più democratica del presidente della camera e della cellulite: la depressione.

 

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Diciannove anni fa moriva, suicidandosi, un grande mito della musica rock. Il fautore di una corrente che influenzerà generazioni di adolescenti in cerca di una identità che fosse alternativa allo status quo predominante.

Se state pensando agli effetti del grunge e ai suoi frutti è chiaro che non è stato colto il parallelismo tra estrema figaggine e profondo senso del self distruttivo che solo la depressione è in grado di fare.

Stile musicale e tendenze a parte, problemi psicologici e disagi vari sono stati e saranno i veri trampolini per autentiche star affette dal terribile quanto versatile “male di vivere”.

Se avessi avuto un euro per tutte le volte in cui ho sentito dire ad un adolescente “sono depresso” non avrei problemi a concludere il mio corso di studi e stringerei tra le mani un bel pezzo di carta comprato con tanto di referenze promettenti.

Se invece avessi avuto un euro per tutte le volte che ho sentito dire ad un adulto la stessa frase avrei comprato il campus universitario intero, senza sconti. 

Il problema è che per anni una patologia insolita e poco conosciuta è stata poi strumentalizzata e usata attraverso la fine arte del “paraculismo“. Frotte numerose di gente incapace di decidere della propria vita preferiscono sdraiarsi su allori inesistenti implorando comprensione ed empatia per la loro cavalcante depressione.

O per problemi psicologici.

O traumi infantili.

Difficili da biasimare dopo l’esempio della cara Brooke vittima della depressione post-partum. Venire criticata aspramente da un megalomane seguace di Scientology paga sempre.

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Hollywood la depressione è un vero e proprio rito di passaggio. Essere belli, ricchi e famosi non basta a vivere felici e contenti come i testimonial dei cerotti nasali.

Jim Carrey, Kirsten Dunst, Leonardo DiCaprio sono solo alcuni dei personaggi famosi che sono passati attraverso periodi di crisi. E tanti di loro hanno addirittura sfiorato i peggiori eccessi – vestiti di seconda mano, appuntamenti per la manicure annullati senza preavviso e sopracciglia non in tinta con le extension fatte il mese scorso–  perché uscire dal tunnel della depressione è sempre difficile, anche quando si ha lo spazzolino di Gucci autografato.

L’esempio piu’ distruttivo e a cui sentirsi umanamente piu’ vicini è senza ombra di dubbio quello di Lindsay Lohan: la ragazza della porta accanto. Lindsay ha fatto parlare di sé più per le sue serata dissolute che per il suo talento come attrice. A 23 anni, la star ha già fatto 3 cure disintossicanti e non ha nemmeno disdegnato di “passare dalla casella” prigione. Nel 2007, il suo caro paparino, ex carcerato e tossicodipendente, riappare nella sua vita, confessando ai media dei dettagli del passato della giovane crocerossina. La star, depressa e disperata, tanto per cambiare cade nel tunnel della droga e dell’alcool. 

Dopo essermi sentita male per aver ingerito una dose eccessiva di farmaci, mi resi conto che dovevo fare qualcosa per uscirne. Mi sono bastati due mesi in una clinica e una buona cura disintossicante, per rinascere. 

 Il riassunto della vita di una qualunque celebrità impegnata sul fronte dell’empatia universale, perfettamente in linea con il programma per la protezione civile e l’ammortizzazione della povertà. 

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Convinti di avere una spiccata vena artistica nonchè sensibilità sovrumana, numerosi adolescenti facilmente impressionabili inneggiano alla depressione come se fosse la panacea di tutti i mali: basta accusarne un po’ per ricevere le attenzioni di chi, non capendo davvero come poter aiutare, è disposto a dare visibilità e importanza a chi egoisticamente ne pretende a gogò.

Cosa dire a queste povere vittime?

Augurare, quanto meno, di concludere il tutto come Kurt seppe fare al limite della sua, fulminante,depressione.

 

 

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