Fashion Sadness, politically uncorrect

Benvenuti nell’era del “Bianconesimo”

Ci sono un mucchio di motivi per cui Francesco Bianconi merita la mia adorazione:

francesco-bianconi

  • E’ in grado di portare i capelli  stirati e unticci senza sembrare necessariamente un tossico
  • Mi fa venire voglia di tirare fuori dall’armadio i miei peggio vestiti vintage per atteggiarmi ad indie
  • Malgrado tutto, sotto massiccia dose di alcolici a base di rum, è in grado di non stonare.

Ignoro se la massa abbia le mie stesse motivazioni per trovarlo un grande cantautore ed un sentito e sensibile interprete, ma immagino che non debba essere facile gestire tutto il successo che improvvisamente ti travolge sei sei di provincia, toscano e asociale.

Insomma, come diceva intimidito Jhonny Depp “è difficile gestire un successo che in realtà non volevi”. Certo.

Ultimamente il processo di Bianconizzazione sta raggiungendo davvero l’apice, scavalcando di gran lunga addirittura il Gagarismo, anche se potrò sentirmi davvero soddisfatta quando le ragazzine la smetteranno di emulare quella seccia di Belen con i suoi orrendi capelli arancioni simil “scusa se mi sono finite le doppie punte nella tua pinta”.

La domanda è: è a questo che l’evoluzione sociale ci sta portando? alla finzione dell’intellettualismo? alla credenza di poter sbeffeggiare una presunta stratosferica cultura usando sempre la stessa camicia scolorita e lo stesso paio di pantaloni lerci? Una delle pecche di chi crede di avere dello stile innato è sicuramente la ripetitività nauseante.

Potrei anche tollerare una camicia al giorno per sette giorni purchè una settimana contenga otto dì, invece siamo ancora in questo universo dove Barbara D’urso decide di “volare all’estero” invertendo la rotta dei cervelli in fuga, quindi credo proprio che dovrò adattarmi e alla peggio pazientare.

A meno che non si sia aperto un nuovo discopub ispirato agli anni ’70 che distribuisce MDMA gratis evidentemente qualcosa

Il baffo è anni settanta.

Il baffo è anni settanta.

sta cambiando. E il verbo “cambiare” di solito non indica necessariamente un miglioramento. Una cosa che il sound maturo dei Baustelle ha portato è l’incredibile ondata di ex hipster (che sono a suon di ironia anche peggio degli hipster fatti e finiti) che si proclama fan di Bianconi & Co.

Avete notato anche voi che Bianconi & Co. potrebbe essere il nome di una multinazionale? Brutti complottisti che non siete altro.

Ondata infoiata dedita all’imitazione completa e totale. Ancora, comunque, non ho capito a cosa serva fotografare posa ceneri e scarpe in bianco e nero collegandoli al gruppo in questione ma sono fiduciosa e conto di arrivarci almeno per metà settembre.

Comunque sia ho prenotato il parrucchiere per un bel taglio carrè con frangia venerdi’ e sabato mi aspetta l’armadio di mia nonna con dei pezzi intramontabili da provare.

Au revoire.

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cinepresa, gratuite paturnie

La mia vita è un horror giappocinese

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Avete presente quei periodi in cui tutto inizia a cambiare e prima di potervene accorgere vi ritrovate in situazioni nuove con il cavalcante pericolo di rimanere con il culo per terra? Ecco. Benvenuti nel club. Tanto per cominciare, felicità a parte, dopo mesi di neve e freddo è arrivata la primavera. Si. Quella stagione che tanto piace agli antistaminici e alle ragazzine aventi come modello di vita Heidi. Sia chiaro: non voglio passare per l’anziana che si lamenta prima del gelo aspettando il sole per poi bestemmiare senza ritegno i “trenta gradi all’ombra” (nonostante la pensione e  reumatismi che ti costringono a letto rappresentino per me una alternativa alquanto allettante) ma un Aprile cosi mi fa pensare ad un prossimo suicidio estivo. A proposito di suicidi e morte in generale, chiunque abbia visto un qualunque horror giappocinese non potrà non ammettere quanto siano terribili, con trame assurde, contraddizioni e ulteriori personaggi che subentrano come Bruno Vespa dopo un efferato delitto. Senza parlare della fotografia e della sete di vendetta incontrollabile che il fantasma di turno mostra di avere verso il genere umano in toto (che megalomani questi asiatici). Mi sono resa conto di:

1) provare una rabbia furiosa verso chi mi fracassa i coglioni e resta impunito.  Credetemi, adesso il mestruo non centra nulla. Alle volte ho davvero il desiderio di strisciare  come una serpe (in seno) sotto il letto del/lla malcapitato/a appostandomi a dovere per poi sbucare fuori a tempo debito ricoperta di salsa Conad e con una forchetta in mano. Immagine

2) istigare le forze maligne affinchè ciò che solitamente va bene mi vada di merda. E’, effettivamente, un talento che ho sempre avuto: non faccio altro che tirarmela da sola. Piu’ mi sforzo di essere accettabilmente una non disadattata sociale piu’ la scarpa del destino che mi coglierà in fronte sarà pesante, puzzolente e causa di disagio. Immenso disagio.

3) guardare foto vecchie e improponibili di amici restando allibita. va bene, questa è una dipendenza. Una malsana, fuori controllo e inconcepibile dipendenza. Appena posso, durante un periodo malinconico e ozioso (cioè quasi sempre) mi fiondo sul profilo della vittima e vado a ritroso negli album fotografici fino ad arrivare a immagini e/o video sconcertanti che mi shockano togliendomi il respiro in cerca, nel mio subconscio, di chissà quale malcelata verità. Magari semplicemente per dirmi “ah! vedi? da quando ci sono io nella sua vita ha un profilo piu’ interessante”. Non ho ancora capito bene perchè io perda il mio tempo in questa cosa da psicolabile, ma infondo cazzeggio cosi tanto che una cagata vale l’altra e poi la sensazione che mi da spilucchiare in cerca di foto orrende è uguale a quella di una bella grattata in risposta ad un violento prurito. Aggressiva e dolorosa grattata. Immagine

4) essere incoerente ai limiti dell’umano. I colpi di scena mi sono sempre piaciuti, ma cinema e sceneggiature ora non centrano un cazzo. Un buon regista non può fare assolutamente nulla contro una paranoica visionaria. Ho passato mesi a crogiolarmi nelle mie indecisioni dovendo fare scelte importanti o meno, il dissidio tra la parte ottimista e tollerante e quella stronza e opportunista è una costante della mia vita. Nonostante mi sforzi di essere una persona migliore ogni giorno, magari vegana e con una ammirazione sviscerata per Terzani, il mio lato oscuro vince sempre. Cosi finisco per trangugiare spinacine, abbondare di maionese e bere superalcolici affogando nel’incoerenza. Immagine

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