cinepresa

Perchè Sanremo tira fuori il peggio di noi.

Non importa che voi siate impiegati con velleità da scrittore o imprenditori fissati con il marketing estremo, vi sintonizzerete comunque su Rai 1 per guardare quello che da sempre è la cartina di tornasole della fauna artistica nazionale: il festival di Sanremo non risparmia nessuno.

Basta scorrere la home di un qualunque social per rendersi conto di quanto la settimana del Festival ingombri il profilo di tutti. Ognuno ha da dire la propria, ognuno ha il suo personalissimo modo di recepire i pezzi in gara, giudicare la presentazione delle serate e la conduzione del programma.

Senza remore e senza rimorsi.

blogdilifestyle_44bcbddd73806658c32edf3724b2bb6a

 

gabriel-garko-sanremo-2016

L’impatto dei social nella vita quotidiana crea una combo invincibile tra “questo lo avrei cantato meglio pure io” e “quanti soldi hanno speso per fare sta cagata?” degli italiani, un’antologia di commenti ridondanti e riflessioni istintive sparate come proiettili su una folla di ribelli. Il problema, in realtà, non è mai la qualità intriseca del lavoro di direttori artistici e degli artisti presi di mira ma l’importanza che la gara sembra avere per tutti, tanto da scomodare articolisti di testate giornalistiche piuttosto serie, opinionisti con anni di gavetta alle spalle e politici benpensanti, basti pensare che anche un tema caldo e delicato come quello del ddl Cirinnà sembra discusso e combattuto dal palco dell’Ariston a colpi di frange colorate e commenti al vetriolo.

102046764-3b58f19c-45ff-4299-ba47-4348d3b5ffd0

La cosa che più mi affascina di questo fenomeno mediatico è quanto il giudizio non sia minimamente (e seriamente) puntato sui cantanti in gara e sulle loro melense canzoni ma si concentri sulle tette della Ghenea, sui presunti zigomi rifatti di Garko, sull’incredibile sfumatura marrone di Conti. Il divertimento con cui si sparano minchiate a profusione sentendosi un vero critico d’arte difronte una tela malfatta è la vera moda del momento, un clichè ormai iscritto negli annali.

Il bignami di questo Festival? Garko non sà leggere nè il gobbo nè parlare nè presentare: dovevano metterci il nipote della vicina di casa al suo posto, la Ghenea sopra quelle tette impertinenti ha del cervello, lo ha dimostrato sporcandosi di cioccolato nel dopo Festival, Virginia Raffaele? Brava ma vorremmo vederla che “imita se stessa” (questa ancora me la devono spiegare) e Conti è stato riconfermato perchè, nonostante il suo discutibile e imperfetto modo di condurre, ha dimostrato di saper fare scelte intelligenti come invitare la Kidman sottoponendole domane veramente idiote.

sanremo-virginia-raffaele

Naturalmente oltre la pioggia di critiche proveniente da gente preparata artisticamente come il suocero dell’amico di mio cugino c’è anche molto “sentimento”: un esempio è l’indignazione alle battute fatte sul maestro Bosso, guai a parlare male di un uomo costretto sulla sedia a rotelle, passi trattare come bambocci virtuali i co-presentatori ma c’è un limite a tutto, ovviamente ” siamo tutti uguali ma alcuni sono più uguali degli altri”.

SANREMO-2016-SATIRA

Quello che maggiormente attrae del Festival di Sanremo è l’estrema socialità e apertura del format, una competizione che si mostra da sempre aperta e d’impatto, questa disponibilità mediatica fa in modo che si crei una specie di incantesimo sul pubblico che non diventa più semplice spettatore e giudice di canzonette ma vero e proprio Deus ex machina in grado di capire come risollevare le sorti artistiche di questo paese, un’illusione amara che rende Sanremo una triste fiera dove ognuno si sente sempre migliore di qualcuno altro.

una-risposta-di-spinoza

 

 

L’unico dato di fatto che si trae dalle reazioni a questo programma è che non sappiamo ancora quale sia la differenza tra “buoni” e “buonisti” e “sentimenti” e “sentimentalisti”.

 

 

 

Annunci
Standard
Ormonauta

Incontrare un tuo mito adolescenziale è psicologicamente devastante.

La vita in un ameno paesino di montagna emiliano può essere descritta usando tre semplici concetti: “verde”, “rettili di cui non conoscevi l’esistenza” e “iperglicemia”.

Il problema è che quando ti ritrovi a vivere in posto simile venendo da una grande città di provincia inizi a gioire delle piccole cose che il posto ti offre, non aspettandoti assolutamente nulla di più eclatante di un succulento pettegolezzo dalla gente del paese o della schiusa anticipata delle uova di un insetto fastidioso che il tuo ragazzo si ostina ad usare come esca nei fiumi, per questi motivi quando mi è stata servita su un piatto d’argento l’opportunità di stringere la mano ad un mito fondante delle mie psicosi liceali ho colto immediatamente l’occasione senza pensare alle paranoie che mi avrebbero successivamente assalito.

11049466_10206148612052838_624466584840910719_n

Io e un imbarazzato Giovanni Lindo Ferretti

Il primo campanello d’allarme è stato il suo essere enormemente imbarazzato (certo, magari il mio continuo inchinarmi dicendo “scusa so che magari ti sto disturbando ma tu sei stato un vero mito per me, non è che potremmo farci una foto? Si, lo so che non hai avuto il tempo di farti la barba stamattina ma credimi non importa, le mie amiche ti troveranno figo lo stesso…”) non è stato d’aiuto ma, voglio dire, quanti cantautori famosi frontmen di gruppi storici come i CCCP sarebbero cosi imbarazzati nell’incontrare un loro fan? Questo dettaglio avrebbe dovuto farmi presagire il tracollo emotivo che avrei avuto di li a poche ore.

Infatti, tornata a casa con la sua foto rigorosamente da modificare previa pubblicazione e un tovagliolo che pubblicizzava un suo evento con la sua firma dedicata sopra, ho avuto tutto il tempo di ripensare a questo strano e trascendentale incontro, e mi sono chiesta:

  • Sono davvero ancora lontanamente la stessa persona che al liceo inneggiava, durante feste e manifestazioni, stralci di canzoni post datate filo comuniste?
  • Cosa penserebbe Lindo Ferretti della persona che sono adesso, delle mie scelte, del fatto che abbino le converse e che ho votato Renzi (cosa che ancora mi lascia perplessa)?
  • Il cambiamento politico che ha avuto ha influenzato alcuni suoi modi di vivere? di pensare? Se gli dicessi che tra qualche mese lascerò questo paesino per tornare in una grande città mi prenderebbe a schiaffi urlando che ancora della vita non ho capito un cazzo?
  • Se gli spiegassi in cosa mi sto laureando e che la mia è una scelta dipendente comunque dalla mia passione più che dal profitto, mi riterrebbe una sporca assassina capitalista che gioca a fare Dio?

Ma soprattutto:

  • Sono davvero diventata ciò che volevo essere? Se tornassi indietro nel tempo e potessi guardarmi dal passato, sarei soddisfatta della persona che sono e che voglio continuare ad essere? La ragazzina che si ostinava a litigare con il professore di religione e che credeva fortemente nell’associazionismo politico e sociale tanto da pretendere di finire in punizione dal preside in comitiva crederebbe in me, farebbe le mie stesse scelte?
Standard
Ormonauta

Tenete lontano la dieta dalla mia vita.

C’è un effetto sublime, piacevole, all’inizio lievemente traumatizzante ma da dipendenza immediata quando, scartabellando tra le varie cianfrusaglie appartenenti alla vita precedente del tuo compagno si trovano oggetti di uso non proprio comune che stimolano la tua curiosità.

Spesso ho letto commenti rancorosi di donne che si chiedono, affrante, a cosa sia servito al proprio uomo passare la vita (o almeno una buona parte ndr) con altre donne altamente discutibili.

Permettetemi di dire, con tutta la mia razionalità post mestruale, che sono in totale disaccordo.

Avere un bagaglio emotivo, culturale, sentimentale precedente aiuta la crescita e la maturità del vostro pokemon uomo ma, piu’ che il bagaglio psicologico che sinceramente non ho voglia di trattare perchè mi annoio fuori fa freddo dovrei studiare ed ho voglia di cazzeggiare, vorrei trattare il bagaglio di contenuti veramente UTILI e PERSONALI in cui potreste imbattervi e di cui potreste usufruire.

Prima di rischiare di entrare in un tunnel buio fatto di sensi di colpa e ricette vegan.

Personalmente, in questo miasma di magliette stinte e vecchie foto orride ho guadagnato:

<n.d.r. la cascata di punti esclamativi serve a sottolineare il tono entusiastico di questa fase che chiamerò “avanscoperta”>

  • portafoto decenti (wow! possiamo metterci le foto di quest’estate, quando ancora avevo della dignità!)
  • tutore imbottito con cui curare eventuali tendiniti da polso (wow! posso usarlo durante le notti di gioco al mio GdR cosi da ignorare la mano che lievita!)
  • uno shaker della Herbalife con un contenitore della Tisanoreica (wow! posso farmi i frullati da bere durante il giorno!)

Aspetta. Cosa?

Immagine

Prima che potessi rendermene conto i frullati, le polveri solubili, le tisane depurative sono entrare nella mia vita, ovvero: la mia vita è stata proiettata nella vita dei comuni mortali.

Allora, non ho mai e dico mai pensato che polveri su polveri da mischiare ad altre polveri siano davvero fonte di dimagrimento immediato (naturalmente esulo da questa considerazione la cocaina, voglio dire: avete mai visto Alice Glass in sovrappeso? ecco, appunto. Certo, ha la consapevolezza e l’intelletto di Lory Del Santo ma questo è un altro paio di maniche).

Tuttavia, l’istinto in quanto donna dotata di ormoni atti a farti vedere come una vacca da macello appena sveglia mi spinge, continuamente, a cercare di usare in tutti i modi lo shaker trovato: frullati allo yogurt, fragole, succhi di frutta, latte di riso, orzo solubile al ginseng (sapevate dell’esistenza dell’orzo solubile all’1,6% di estratto secco di ginseng? Io no. Tantomeno che diavolo sia un “estratto secco”.) Voglio dire: chi sano di mente ha realmente bisogno di queste cose?

 

Immagine

La convincente, aggressiva e per niente illusoria strategia di marketing della Herbalife.

 

Io. Io con il mio nuovo, fantastico, tondeggiante e bianco shaker della Herbalife.

Credo che faccia parte dell’essere donna anche trovare il modo di usare qualunque cosa ci capiti sotto le mani, insomma io non riesco a lasciare cose inusate a prendere polvere in cassetti dimenticati. No. Mi rifiuto. Il suo uso piu’ consono? Darmi l’idea di bere qualcosa di buono, salutare e vitaminico. Credo di non essere la sola a voler trovare degli usi a qualunque cosa.

E quando dico qualunque, intendo proprio “qualunque”.

Ho toccato il fondo quando, cercando ricette per “frullati gustosi e salutari”, mi sono ritrovata in un blog vegano.

Vegano.

 

Immagine

Il marketing della Tisanoreica punta sul convincente faccione del proprio creatore.

 

Ho iniziato a scavare quando, avendo trovato il contenitore della Tisanoreica, ho cercato il suo metodo e i suoi millemila miracolosi usi su internet. Cosa che mi ha riportato, con un sonoro ceffone, alla realtà: che vuol dire che non si può intraprendere “se si è magri“?
Cioè, se io per mia nonna sono sempre e comunque deperita come la Paltrow in piena bulimia non posso iniziarla anche se mi vedo con il culo di Beyoncè? C’è qualcosa di altamente inscientifico in tutto questo.

Comunque, dovessi stancarmi della frutta e degli yogurt userò lo shaker con rinnovato spirito d’intrapendenza e passione: per miscelare vodka e tequila con una spruzzata di lime. Nel frattempo potete trovarmi in aula studio a bere allegramente dal beccuccio i miei bibitoni lattigginosi ricchi di vitamine e antidepressivi magnesio pidolato.

 

 

 

 

Standard
Ormonauta

Il mio capodanno è stato piu’ alternativo del vostro

Malpela non c’è.

E’ andata via.

Se n’è andata a Londra, con la famiglia riunita, a festeggiare il Natale & Co. lasciandomi nella provincia. E siccome io non sono una persona che segue la routine (e ho trovato bellissime le foto di lei instagrammate con sfondi molto molto british) ho deciso di saltare il fosso anche io, di smettere di balbettare ogni volta che mi si chiede “matucchefaiacapodanno?” e ho preso la saggia decisione: lo passo in famiglia senza fare una emerita ceppa. Senza avere sensi di colpa postumi perchè non ho passato abbastanza tempo in casa prima di tornare al Nord.

Ci sono una serie di vantaggi nel passare il cenone/capodanno tumulata tra il parentado stretto, vantaggi cosi pregnanti che mi sento di elencare (sempre per questioni di chiarezza editoriale, comunque):

  • Non hai bisogno di conciarti come se stessi partecipando al carnevale di Rio: una felpa e il pantalone del pigiama vanno piu’ che bene per il primitivo casereccio,
  • non devi invertarti frasi di circostanza e giri di parole con amici di amici che, come squali, ti faranno le solite domande infime: una volta superate quelle del parentado puoi rilassarti (sul divano di casa)
  • il sopracitato divano di casa
  • non c’è pericolo di foto vergognose pubblicate, nel dopo sbronza, in giro sul web: tua sorella con la tinta in testa si fiuterà di mettere in carica la digitale.

C’è da dire che avrei voluto (quantomeno preferito o mi sarebbe piaciuto) un minimo di entusiasmo e di partecipazione in piu’ da parte dei miei, tipo che ne so: del pesce panato a forma di stella, delle candele rosse stile “esorcismo di Emily Rose” oppure dei cappellini di carta colorata da indossare durante l’ultima cena dell’anno.

Invece non sono nemmeno riuscita a convincere mio fratello a staccarsi dalla console di gioco tarocca.

Image

Di sicuro passarlo in famiglia evita tutte le ansie relative al “dove/quando/con chi“, il must per eccellenza del “tidevidivertire” perchè altrimenti se allo scoccare della mezzanotte non stai avendo un orgasmo o non hai le pupille dilatate l’anno che verrà sarà una merda. La pantofolaia non è necessariamente uno stile di vita ma può essere una valida alternativa alla piazza in “festa e musica” citata anche dal tg5 e dall’Espresso.

Ho passato gli anni precedenti ad abbuffarmi nei cenoni familiari per poi uscire e andare a ballare con le amiche, incontri che finivano sempre in gesti di ubriachezza molesta con Malpela che mi reggeva la fronte dietro al parcheggio del locale.

Quest’anno no. Quest’anno ho scelto la sobrietà del vino rosso in un bicchiere di Nutella slavato, non ci saranno fuochi d’artificio e tacchi rotti mentre si balla “i just can’t get enough” ma solo opere di bene e tanto, tanto affetto fraterno e comprensivo.

Sono cosi calata nella parte della figlia presente e amorevole che ho anche convinto il mio ragazzo ad andare al cenone della sagra del paese con i suoi genitori, pur di fargli vivere la magia dell’unione familiare, ignorando totalmente le sue minacce di suicidio se mai si dovesse trovare a ballare l’hully gully.

In questo giorno cosi importante per l’umanità intera, comunque, dopo i cani con il crepacuore perchè la portiera ha deciso di farsi esplodere una mano, c’è una categoria in particolare a cui mi sento molto vicina: le donne gravide. Non potranno bere fino a svenire sul pavimento di casa degli amici di famiglia mentre aspettano il loro giro di dadi a Monopoli e questo, concedetemelo, è un male che non augurerei a nessuno.

Come il “mercante in fiera” prima del panettone.

Standard
Ormonauta, politically uncorrect

Perchè gli psicolabili sono dei miti in TV

Aver trovato un sacco maleodorante pieno di “vita vissuta precedentemente” nell’ armadio che uso come succursale del primocondiviso amorevolmente” appartenente ad una persona estranea (ndr. leggere estranea con un tono di disprezzo) mi ha spinto a reagire in un modo che, sul serio, non mi sarei aspettata.

Avevo voglia di piangere fino a svenire sul fantastico nuovo letto a due piazze con doghe in legno pensando, dolorosamente, a come possano cambiare le cose all’improvviso e alimentando la mia paura di morire da sola mangiata dai miei gatti. Invece, contro ogni previsione, ho passato le due ore seguenti cercando di capire come esprimere in inglese la parola “schifo” per trovare su tumblr la gif che meglio poteva rappresentare il mio stato d’animo.

Perchè il mondo sapesse come mi sentivo in quel preciso momento (ovvero in quelle due precise e terribili ore).

Dopo aver soddisfatto la mia voglia di malsana celebrità e condivisione sogghignando come una psicolabile difronte gli sguardi accusatori dei miei coinquilini (rispettivamente il mio cane e il mio ragazzo ed uno dei due credo stesse giudicando il mio modo di non occuparmi seriamente di lui) che rimproveravano il mio modo altrettanto psicolabile di reagire mi sono chiesta due cose:

  1. Perchè non sono la protagonista di un telefilm
  2. Perchè gli psicolabili sono sempre protagonisti di telefilm.

Ammettiamolo: gli spostati sono di gran lunga sopravvalutati in TV.

Vengono mitizzati, situazioni psicologicamente devastanti vengono presentate come “il meglio che possa capitarti nella vita” sorvolando sulla tremenda voglia di suicidarsi che serpeggerebbe nella mente di un individuo perennemente a disagio.

Ignoro chi sia stato il primo sceneggiatore a creare una sit-com dove lo psicolabile di turno godesse di simpatia e ampia stima da parte del grande pubblico nè conosco il talentuoso regista che, entusiasta, ha appoggiato totalmente questa grande e sperimentale idea di filmare psicolabili a contatto con il mondo reale (salutate Stanlio e Ollio). Di sicuro ho trovato un po’ di esempi a riguardo, esempi che, lo ammetto con brividi, io stessa seguivo appassionatamente prima che gli zombi entrassero prepotentemente nella mia vita con i loro urletti soffocati e quella dolce espressione di crudezza.

  • Una mamma per amica                                                                                                                                     

ggs

Se io avessi davvero avuto una mamma come Lorelay Gilmore sarei in fila per il prozac al piu’ vicino sportello farmaceutico h24  (non fate quella faccia: presto esisteranno sotto qualunque semaforo di qualunque città).

Una volta, alla maturissima età di 25 anni, chiesi a mia madre se fosse il caso di iniziare o no una storia e/o frequentazione con il ragazzo che mi piaceva tanto e con cui dividevo la casa. Presa dal rimorso se qualcosa fosse mai andato storto (non è mai una geniale idea mischiare birra e sesso sotto lo stesso tetto) chiesi un parare alla mia saggia generatrice, ed il suo sommo verdetto fu: “dovresti farci del sesso. Se ti piace non fartelo scappare, se non ti piace amici come prima“.

Non ho dormito per una settimana.

Certo, ho seguito il consiglio ed è il mio attuale ragazzo ma nessun orgasmo potrà mai cancellare le due settimane di sertralina che ho ingurgitato sperando di cadere in un sonno senza sogni (credo).

  • Dexter

images

Va bene, alzi la mano chi non ha mai sognato di uccidere a sangue freddo chicchessia sfogandosi per tutto il cinismo accumulato in un mese ed allo stesso tempo godendo come un maiale. Immagino che le mani alzate siano tante e che, detto ciò, molti di voi sarebbero corsi dal primo psichiatra in lacrime per aver strozzato il gatto della vicina.

Essere dei serial killer non è mai cosi figo, figuriamoci divertente.

  • Scrubs

scrubs-sesame-8

Ammettendo che JD merita a tutti gli effetti una medaglia al valore per la quantità ammirevole di figure di merda fatte anche solo in una settimana lavorativa (la sua) e in una settimana di cazzeggio guardandolo (il mio), non credo che saltare ripetutamente dall’avere una relazione con la tua migliore amica ad una crisi di nervi perchè il tuo capo continua a chiamarti “Susan” sia il massimo della vita.

La frustrazione ed il mobbing professionale sono tra le principali cause di stress fisico ed emotivo causando l’esplosione del cuore.

  • Diario di una nerd superstar

diario-di-una-nerd-superstar-terza-stagione-awkward

Fino ad ora l’unica serie in cui la protagonista abbia davvero tentato il suicidio. La vita può essere molto difficile se le cheerleaders ti disprezzano ed il tuo ragazzo ti monta in silenzio nello sgabuzzino del bidello facendo finta di non conoscerti alla luce del sole. Peccato che sia difficile in tutti gli altri casi quando si ha 16 anni e il seno concavo.

Un consiglio spassionato? Non rifugiatevi nei blog, nella scrittura creativa, nell’immaginazione: come posso dimostrare (e come chi ha visto questa serie può osservare) non serve assolutamente a niente.

Standard
gratuite paturnie, politically uncorrect

Dimmi che facoltà scegli e ti dirò cosa non sarai.

“L’estate sta finendo” cantava qualcuno che sinceramente non ricordo e non ho voglia di andare a colmare la mia lacuna musicale del momento e, volendo essere banali, effettivamente si: le università italiane riprenderanno le attività e le lezioni pur con le pezze al culo. Con esse, miriadi di giovani e presuntuosi talentuosi studenti si immatricoleranno pieni di speranze e illusioni.

Ed io, dopo un mese condito di spiagge, mare, spiagge, birra, spiagge, posti abitati da discutibili abitanti e spiagge non potevo non perdere l’occasione di dispensare la mia perla del mese in questo momento cosi delicato e importante per l’istruzione personale: la scelta di cosa si vuole fare “da grande”.

Detto ciò, ecco una semplice guida universitaria sulla fauna che incontrerete.

bridjet-jones

 

 

 

  • Farmacia e CTF

Ci sono due validi motivi per cui scegliere di immatricolarsi:

  1. Il vostro paparino è la gallina dalle pillole d’oro e siete seduti sui cuscini di una grande e grossa farmacia provinciale,
  2. Vi piacciono le droghe.

Nel primo caso: spero possiate bruciare all’inferno, stronzi. Auguri!

Nel secondo caso: qualunque cosa voi facciate e pensiate mentre siete intenti a coltivare la vostra personalità cinematografica e a guardare tutti con aria di “tantotunonpuoicapire” state lontano dalle preparazioni in polvere nei laboratori e non inzuppate l’indice in qualunque preparazione farmacologica stiate analizzando: la lingua del mio migliore amico sembrava un cappello di Lady Gaga. Per chi se lo stesse chiedendo si, lui fa parte della seconda categoria.

Non sarete Dr. Jeckill: non inventerete la “medicina dell’anno” e non vi servirà sballarvi in giro per sentirvi socialmente utili.

 

  • Medicina e Chirurgia

Ok, avete superato il fatidico test d’ammissione: macchebravi! Ora che avete fatto piangere di commozione mamma e papà avete analizzato almeno per una buona oretta quello che (davvero) vi attende?

Prima di sentirvi Lana del Rey intervistata da Fazio forse dovreste vedere i vosti futuri colleghi intenti a maledire il presente, temere il futuro e rimpiangere il passato: il tirocinio in ospedale può essere una gran brutta cosa senza una buona scorta di metadone.

Non sarete il Dr.House: smettetela di inventarvi nuove diagnosi per nuove (sfavillanti) malattie: solitamente le patologie sono sempre le stesse, i pazienti sono anziani che confonderanno presto “anale” con “orale” e ragazzine che berrano lavande vaginali come se fossero tisane alla menta.

In bocca al lupo!

 

  • Chimica

Oddio, ricordo la mia prima visita al dipartimento di Chimica: si respira frustrazione e ansia da prestazione. Chi sceglie questa via masochista e sadomaso ha tutta la mia comprensione (credo) e stima. E’ già abbastanza complicato studiare gli acidi invece di farseli e ideare battute sempre diverse pensando all’ossido nitrico, figuriamoci sentire ogni giorno la frase “ma dovrai andare all’estero, eh!”.

Da nevrosi.

Magari non sarete in corsa per il Nobel e la prima domanda che vi faranno dopo la laurea sarà su com’è il “menu’ baby completo+bibita a scelta” ma di sicuro avete buone probabilità di diventare cabarettisti professionisti.

 

  • Scienze Naturali

In assoluto i miei studenti preferiti. Vestono sempre come se all’improvviso dovessero partire per un’escursione nei boschi, i loro colori preferiti sono tutti quelli che possono aiutarli a mimetizzarsi in qualunque habitat scelgano di vivere e ti riempiono casa di piante che poi lasciano seccare ogni volta che vanno via in qualche posto isolato “a contatto con madre natura”.

Sono totalmente immersi nel loro ideale accademico: amano gli animali, l’ambiente, leggono “national Geographic” e ti guardano come se stessi ballando con uno scolapasta in testa al tuo “No, non amo stare sotto il solleone delle tre a passeggiare in montagna osservando la fauna locale in via d’estizione, grazie.”

Non sarete Bear Grylls, per l’amor del cielo smettetela di infilarvi in posti assurdi lontano dalla civiltà e dal buon senso e di mangiare piatti etnici e cibi inconsueti: non credo che la madre del vostro/a ragazzo/a apprezzerà gli scarabei caramellati al pranzo di nozze.

 

  • Ingegneria

Uno dei miei incubi ricorrenti subito dopo l’esame di maturità era quello di essere iscritta ad ingegneria: matematica, matematica e ancora matematica.

Esiste qualcosa di piu’ brutto? Forse. Sembra essere ancora una facoltà d’estrazione prettamente maschile, quindi aggiungeteci orde di maschietti convinti di salvare il mondo costruendo Mazinga e Transformers vestiti in giacca e cravatta dal primo giorno di lezione o, in alternativa, nerd fissatissimi con i fumetti della Marvel (yuppi!)

Non sarete mai e poi mai Tony Stark: non progetterete il robot del millennio, non salverete il pianeta terra e non avrete una segretaria sexy che si bagna al vostro sontuoso passaggio. Vi chiederanno di lavorare gratis e, stanchi della magra situazione italiana, emigrerete all’estero (molto probabilmente in Germania).

Prima lo accetterete e meglio sarà.

 

  • Architettura

Ecco a voi gli artisti della scienza, i disneyani del sapere, gli stilisti degli edifici demodè. Con loro l’arte diventa costruzione e concettualità, praticità e anticonformismo. Ok, ho finito di impersonare Carla Gozzi, comunque: arricciano il naso come se sentissero puzza di uova marce quando si parla di ingegneri perchè, a quanto voci maligne dicono, gli architetti non dovrebbero esistere essendoci già ing. civili ed edili ma, dico io, perchè tarpare le ali all’arte?

Via libera a ponti di dubbio gusto e pilastri fantasiosi, dunque!

Non sarete Renzo Piano: c’è nè solo uno e mi pare abbia già fatto abbastanza. Grazie.

  • Design

Se la biologia e le cose strane e molto piccole non mi fossero piaciute avrei scelto questa facoltà. Non so come vivano gli studenti in maniera dettagliata ma so che si strafalciano i maroni tra lezioni di progettazione e programmi di disegno. Devono essere molto creativi (una sedia fatta di contenitori di uova biologiche non si costruirà da sola, miei cari) e cercano sempre di unire la praticità e l’inventiva all’impatto zero sull’ambiente. Costruttivo, no? Avete mai provato ad usare una loro lampada in fase di ultimazione? Personalmente avrei sempre paura di una esplosione improvvisa. Sono sicura che le forze militari reclutino designer per camuffare nuove armi di distruzione individuale. Lavoro, disegno, lavoro e tanto karma, infondo “Roma non è stata costruita in un giorno” e nemmeno l’Ikea.
Sarà difficile entrare a far parte delle menti creative (e un po’ inquietanti) del colosso mobiliare sopra citato: dopo tutta la sbobba fatta rovistando tra le discariche non vorrette mettervi anche a imparare lo svedese, no?

 

  • Biotecnologie

Misantropi diffidenti e aciduli, passano il tempo a fantasticare su creature geneticamente modificate e applicazioni biotecnologiche innovative, tipo vestiti che trasmettono la vitamina C solo indossandoli e che si ricarichino al sole. Usano i cromosomi per fare battute da NERD che in pochi capiscono e cercano sempre di manipolare e/o modificare tutto ciò che li circonda, cane incluso. Si riempiono d’orgoglio quando devono spiegare alla nonna e agli zii cosa studiano (salvo poi maledire i loro professori altrettanto sadici e minacciare il consiglio accademico di passare a Biologia).

Ho incontrato, qualche mese fa, una futura matricola universitaria completamente affascinata dal DNA e dalle modificazioni genetiche. Gli occhi le brillavano parlando di pipette e reazioni a catena della polimerasi e sognava di entrare nei RIS di Parma.

Poverina.

Non sarete Peter Parker, non vi morderà un ragno OGM e non vi trasmetterà dei fantastici super poteri. Al massimo romperete il gel per l’elettroforesi, esperienza che nella vita vi servirà immensamente (all’estero).

 

  • Giurisprudenza

La facoltà che conta, in assoluto, il numero piu’ alto di iscritti: ambizioni sociali e umanitarie o ambizioni economiche?

Ovviamente sta a voi come viverla e il perchè della vostra scelta. Sappiate, comunque, che la strada è lunga, la specializzazione è lunga e l’unica cosa che potrà salvarvi dall’annegare tra scartoffie burocratiche sarà l’adesione totale ad una incrollabile fede politica: ho conosciuto dei veri imbecilli che si sono fatti strada solo perchè hanno capito la parte giusta da seguire in toto.

Non farete parte dei grandi team protagonisti della tv: che sia la vecchia scuola di Ally Mc Beal o altro che fortunatamente ho la forza di NON seguire. Sarete in un mare di studenti con un mare di nozioni da imparare a memoria e non ci sarà nessun tailleur alla moda a salvarvi da questo brodo primordiale.

“cosi è, se vi pare”. 

  • Beni culturali e Lettere

Relax. Spegnete i cellulari, palmari, tablet e/o pc. Qui tutto è tranquillo, rilassante, bello da vedere e sentire.

E’ tutto molto accomodante: dalle ambietazioni ai prof. ed è raro trovare studenti con frequenti crolli nervosi (a meno che non siano invischiati in borse di studio e quant’altro: in tal caso i suicidi non sono cosi rari).

Chiunque abbia a che fare con l’arte è sereno, dedito alla contemplazione, in pace con se stesso. Ed io li invidio da morire soprattutto per il self-control nel non strozzare tutti quelli che li guardano come se fossero un branco di ritardati.

Non sarete Julia Roberts in “Monnalisa smile”: insegnare è un lusso che non si potranno permettere nemmeno i vostri nipoti. Scordatevi allievi sorridenti e cattedre pulite: addio relax, benvenuto zoloft.

 

  • Fisica

Non ho mai capito perchè gli studenti di Fisica finiscano sempre per somigliare a dei cantanti metal: capelli lunghi, barba incolta, vestiti trasandati. Inutile dire che sia le ragazze che i ragazzi vivono in mondi totalmente astratti dalla realtà: avere a che fare con personalità cosi psicolabili interessanti può essere un’esperienza grandiosa e al tempo stesso terribile.

Poi un bel giorno decidono di evolversi: tagliano i capelli e diventano persone serie mettendo su famiglia (in Inghilterra).

Non sarete Majorana: non scomparirete nel nulla lasciando nel mondo la vostra indelebile fama, anzi. Dovrete spiegare a vostro figlio perchè avete scelto di studiare fisica quando potevate fare la rock star. Auguri!

527771_10200803545480127_2141136037_n

 

 

 

 

  • Economia e commercio

Il prossimo sguattero incazzato con il mondo che proferirà la temibile frase “ah! il mondo è degli economisti” avrà in premio un armadio foppapedretti completamente montato con ante fissate e chiodi di ricambio. Sulla testa. E’ già insopportabile vedere questo ammasso di gente tiratissima tra i banchi che si atteggia a grande manager del prossimo futuro, dobbiamo anche sopportare i vaneggiamenti del complottista medio? Scusate la citazione di Scalfaro ma no, “io non ci sto”.
Non sarete Briatore: non sposerete una calabrese in cerca di popolarità (nel frattempo saranno tutte già emigrate a Londra) e non chiamerete vostro figlio con il nome di un animale protetto dalla forestale. Avrete il tempo solo di chiamare improbabili clienti dalla vostra postazione nel call center a Milano. Rassegnatevi e smettetela di sventolarci sotto il naso quelle orribili vuitton: vi serviranno come caparra quando dovrete lasciare il superattico per vivere in un gabbiotto in tangenziale.

  • Psicologia

Una volta avevo un amico (ho detto “una volta”) che mi fece notare quanto, nella stragrande maggioranza dei casi, chi scelga di studiare psicologia abbia dei problemi personali da risolvere. Io non la penso cosi. Semplicemente adorano sentirsi utili alla collettività dispensando consigli a pagamento e disprezzando gli psichiatri. E’ difficile trovare una specializzazione che abbia un senso in questa facoltà: sono tantissime le casistiche in cui uno psicologo professionale e ben formato può essere d’aiuto ma, diciamolo, alcune anche no.
I peggiori sono sicuramente quelli che attuano il “salto della quaglia” da una facoltà di base ad un’altra per inseguire il sogno di una figura professionale che in Italia non esiste, tipo il “criminologo”. L’unica volta che ho letto questa parola era in televisione, scritta sotto il faccione truccato e infardato di una milfona con le ciglia finte. Non era un porno.
Smettetela di vedere “the mentalist” o robe del genere: in Italia scarseggiano i magistrati, figuriamoci se abbiamo il tempo di inventarci nuove figure professionali. In alternativa il telefono azzurro cerca dipendenti. In bocca al lupo.

  • Scienze politiche

Chi disse, tempo fa, che si dovrebbe togliere il valore legale alla laurea sicuramente stava pensando a questa facoltà. Avete presente Bossi e figlio? il duo biologico che da solo basta a mettere in discussione le leggi di Darwin sulla presunta evoluzione umana con alla base le scimmie? Ebbene, davvero pensate che serva una laurea “specialistica” per entrare in politica? Se nel corso gli esami principali sono “antologia della presa per il culo” e “tautologie del nuovo millenio” allora si. Banale dire che si dividono in due categorie: quelli di destra e quelli di sinistra, ovvero: quelli che si specializzeranno nel raccattare elettorato ricco in qualche lounge bar di prestigio e quelli che faranno comizi nei centri sociali. In ogni caso: tra convincere e vincere c’è di mezzo un “con”. Attenti a scegliere le vostre alleanze.
Non sarete mai un importante politico italiano: mi spiace dirlo ma sono ancora i medici e gli avvocati i vincenti ed i rappresentanti in questo paese. Sarebbe bello se uno studente con la passione politica e degli obiettivi reali e concreti si facesse strada in questo lerciume, ma la realtà è questa e la cannabis è illegale.

  • lingue

ah, le lingue! Quanta speranza e ambizione spruzzate ad occhio su questo percorso di studi sfaccettato e intrigante! C’è chi lo dipinge come “la panacea di tutti i mali” e chi lo indica come il porto sicuro di chi davvero non sa che cazzo fare della sua vita. Personalmente credo che sia un po’ inutile studiare tremila lingue quando non si conosce bene nemmeno la prima lingua che il mondo usa per comunicare. No, non mi riferisco ai messaggi sul sesso esplicito ma all’inglese. Qual’è il senso di studiare il russo quando in un qualunque congresso estero si parla in inglese e le decisioni vengono prese in inglese? Per abbordare l’ucraina tettona alla stazione del bus, direte voi. E io non posso che darvi ragione.
Non sarete traduttori di fama mondiale in giro per il mondo. O meglio: è improbabile che lo diventiate. Ci vogliono impegno, soldi per le scuole di interpretariato che costano come donare un rene ogni due settimane, impegno, soldi, soldi, soldi e sostanzialmente soldi. Se ce li avete buon per voi! (scrivetemi in privato, ore pasti. Grazie)

  • Medicina veterinaria

Quando ero una fanciullina curiosa del mondo circostante e con un ancora bassissimo livello di rancore dentro il mio giovane cuoricino anche io, ahimè, sognai per un breve periodo di tempo di diventare una veterinaria. Si. Una di quelle con il camice e le siringhette colorate che esamina le orecchie pelucheose di conigli e gattini. Evidentemente a mia mamma non piaceva l’idea, cosi decise di smorzare il mio entusiasmo dicendomi che un veterinario non si limita certo a curare gattini e pucciosi animali d’affezione, bensì dona sollievo a tutto il regno animale ed in particolare alle mucche e tori che possono soffrire di una improvvisa e dolorosa stitichezza e che, perciò, necessitano di una approfondita ispezione rettale fatta con energica passione infilando le braccia fino al gomito ed oltre ed espellendo, cosi, la tonnellata di cacca che un animale di quella mole può essere in grado di accumulare nelle settimane. Ricordo di aver abbandonato immediatamente il sogno di curare gli animali per prediligere quello di curare le persone. Poi mi resi conto che sempre di letame si tratta e forse, col senno di poi, meglio quello autentico che camuffato quotidianamente.
Non sarete mai “Barbie veterinaria” e “ken assistente veterinario”: puzzerete tutto il giorno, infilerete le dita in posti che mi rifiuto di scrivere su questo blog e credetemi, sarà ardua mantenere la messa in piega e il rossetto mat della Maybelline fresco e idratante fino a sera. In compenso vedrete placente di cavalla e vomito di cane intossicato dal bastardo di turno. Yeeeeah!

Standard
Ormonauta

Forever Tits

Ho sempre pensato che le donne non fossero uguali agli uomini, e chi crede di passare per profeta illuminato asserendo a questa legge ultraterrena della buona politica per tutti probabilmente non ha capito che alla fine dei giochi si parla di due sottospecie diverse: quelli che hanno il pene e quelli che non ce l’hanno.

La prima volta che mio padre mi regalò un regalo vero (cioè qualcosa che non servisse a soddisfare il suo ego personale ma che doveva soltanto rendermi felice) era una mountain bike. Una bellissima, verdissima, fosforescentissima mountain bike.

Sinceramente non ricordo se fosse da maschietti o da femminucce, ricordo però nitidamente il broncio di mia mamma quando si rese conto che probabilmente avrei passato l’estate in pantaloni lunghi  per coprire i punti sulle ginocchia.

Quindi ho buone ragioni per credere che comunque fosse un modello per maschietti.

Il punto è: se ti piace andare in bici e le bici in questione sono le mountain bike e i percorsi in questione sono semplicemente pieni di buche difficilmente ti interesserà andarci con Barbie magia delle Feste stampata sul telaio in rosa shocking.

E continuo a chiedermi perchè ci sono cose che, per essere spendibili anche in campo femminile, devono necessariamente spruzzare cattivo gusto annacquando tutto di un bel rosa acceso con annesse stelline facendo perdere credibilità a chi vorrebbe solo pedalare in santa pace senza essere indicata in un campo di mucche a Km di distanza. 

Spesso ho sentito fior fiori di femministe lamentarsi della loro non-vita apparente in quanto “esseri femminili” perchè non possono (seriamente) partecipare a questo o a quello, perchè difficilmente vengono prese sul serio, perchè portare i capelli lunghi fino al culo non piace a tutte e che, comunque, sono bellissime anche rapate a zero.

Mi sento coinvolta in questa lotta alla parità sessuale tra peni e non-peni, e siccome ho il maledetto vizio di rendermi utile stilerò un breve elenco di cose che non aiutano la credibilità delle donne. 

Immagine

E dunque:

  • i peluches come regalo ben accetto (non vi crede nessuno e il periodo della “fatina dei denti” è passato)
  • i fiori come regalo ben accetto (soltanto io ogni volta che mi è capitato di ricevere un mazzo di fiori pensavo, deprimendomi, al momento del loro inevitabile appassimento?)
  • le T-shirt con le stampe di animali  (non credo esista gente a cui non piacciano gli animali e andare in giro con una maglia del genere è come urlare al mondo “mi piace la maionese”).
  • i braccialetti di caramelle Smarties (ok, non so cosa siano veramente e cosa dovrebbero rappresentare ma sembrano creati da un dentista sadico per ricordarti che certe cose è meglio indossarle che metterle in bocca. Se state leggendo questa frase ridacchiando siete Sasha Grey.)
  • i fotoromanzi (non voglio arrabbiarmi con nessuno e rispetto i credi e le opinioni altrui, dico solo che chi li ha inventati dovrebbe essere deportato in campi di concentramento)
  • Minnie, Hello Kitty e Paris Hilton (hanno piu’ cose in comune questi tre personaggi che Stalin, Hitler e Mussolini).
  • Il neomelodico (piagnucolare in giro il vostro dolore non vi renderà piu’ addolorate)
  • le “shopping night” (lo shopping va bene sempre, non bastavano gli “aperi-cena” e le famose “uscite con le amiche“?)
  • l’abbigliamento fluo (santo cielo)
  • lo smalto fluo (cristo santo)
  • negare l’assioma “donna al volante pericolo costante” (smettetela. Avevo un’amica che alla guida di una qualunque macchina non faceva che rimirarsi le tette. Davvero. Ogni occasione è buona per dare un’occhiata al mascara o alla simmetria delle unghie. Lo so io e lo sapete voi).
  • Dare nomi da you.porn ad intimo di “nuova generazione” (davvero credete di essere professionali e convincenti chiamando un reggiseno “Forever Tits“?)
  • Lamentarsi del sesso orale (ahahah).
  • Lamentarsi delle modelle senza cellulite (va bene, Calzedonia la fa semplice vestendo con costumi di merda strafighe fotoniche ma si chiama marketing).
  • Lamentarsi della cellulite (comunque è democratica: viene a tutte)
  • Lamentarsi di chi si lamenta della cellulite (qui si deve essere veramente affette da complessi borderline. Non deludetemi).
  • Le false ubriacature (se non svenite/vomitate/intasate il prossimo cesso pubblico e ricordate il nome del tipo che vi piace e che disperatamente state cercando di abbordare non siete sbronze. Non lo siete. Siete la vergogna dell’umanità però, questo si.)
  • Le extenshion (ci sono le parrucche, sono piu’ complete e colorate e fanno molto anni ’80).

Qualunque discorso su un ipotetico movimento femminista dopo l’avvento degli anni duemila e di Pamela Anderson e Snooki può considerarsi definitivamente concluso.         

 

 

Standard